Cronache d'amore e magia a Conversano
nel primo Settecento
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Recensione di Francesco Saverio Iatta
  
Collana Crescamus 14

     ‘Fare storia’ (come si sa) implica anche saperla narrare e quindi raccontare pur anche con consumata abilità. Dallo storico infatti, oggi più che non forse nel passato (se lo storico intende difendere la ricostruzione storica dai suoi critici più radicali 1 ) si pretende che sappia rievocare con abile perizia la storia che (va man mano e a volte sin anche faticosamente) ricostruisce anche perché è solo così che riesce a farla divenire davvero interessante anche agli occhi dei non addetti ai lavori.
     Se lo storico, per l’appunto, riesce anche a narrare con intrigante predisposizione la storia supera inoltre anche il compito, non affatto semplice, di far interessare i suoi lettori non solo agli accidentati garbugli che ha saputo richiamare in vita quand’anche a far cogliere proprio il nocciolo, più significativo, delle vicende che gli è riuscito di ricostruire proprio grazie ai più raffinati ferri del mestiere che ha oggi, per sua fortuna, a portata di mano.
      Purtroppo, non sempre, gli storici di professione (e in specie gli accademici nostrani) riescono a vincere, in maniera persuasiva quanto attraente e per ciò allettante, l’impresa di ‘far storia’ sapendola poi anche raccontare come riesce un avvincente romanzo. Scommessa tutt’altro che semplice da vincere nella quale, invece, son dei veri e propri maestri gli storici di scuola anglosassone. A meno che non ci si rifaccia alle rievocazioni (storicamente sempre più che attendibili perché frutto di accurate quanto puntuali ricerche) ai contributi che hanno saputo offrire alla nostra storiografia:  Chiara Frugoni 2 , Benedetta Craveri 3 o Alessandro Barbero 4 (per far tornare alla mente il nome di qualche nostro storico che va per la maggiore grazie alla sue impagabili abilità spese per rendere accattivante anche il più intricato e quindi meno intrigante dei garbugli storici) che si son saputi imporre, oltre che nel mercato interno pure in quello estero, proprio in grazia della notevole efficacia con cui sanno presentare le loro ricostruzioni divenendo, quindi, impagabili concorrenti dei più noti storici anglofoni che, pur tuttavia, continuano a imporsi, e quindi ad imperare, nel mercato globale in specie nelle ricostruzioni biografiche.  
      Ebbene, la non affatto semplice operazione cui poco prima accennavamo (e cioè il saper ‘far storia’ sapendola altresì contemporaneamente anche narrare in maniera incisiva quanto accattivante) riesce, ancora una volta e questa in maniera particolarmente più felice del solito, ad Angelo Fanelli.
       Infatti, nell’ultimo contributo 5 , in ordine di tempo che il direttore dell’Archivio Diocesano di Conversano ha donato alla comunità conversanese, la scommessa, tutt’altro che semplice, cui prima si segnalava dovesse essere uno degli imperativi categorici cui si deve attenere uno storico, riesce (a dir poco) in maniera sapiente se non addirittura sin anche quasi inappuntabile 6 .      
     Angelo Fanelli, nel suo ‘Cronache d’amore e magia’, ‘fa storia’, infatti, utilizzando, con straordinaria perizia, una filza di documenti particolarmente interessanti anche perché ricchi di particolari di vita quotidiana conversanese frammista ad accidenti, non del tutto sempre quotidiani per la loro precipua singolarità, ma che la sua sapiente ricostruzione rende particolarmente appetibili in quanto offrono un affresco, del tutto inedito, della Conversano dei primi del 700. Affresco nel quale Angelo Fanelli incastona momenti (insoliti quanto quotidiani) e quindi scorci di vita conversanese di ben tre secoli fa. E, per ciò, ci fa toccare quasi con mano comportamenti che hanno modo di manifestarsi (più o meno inattesi e quindi a volte anhe pur intensi) tra il Casalnuovo e il Casalvecchio, tra la ‘Porta di Turi’ 7 e quindi la  ‘Vescoval Corte della Città di Conversano 8 ’ (in sostanza il tribunale ecclesiastico della Chiesa conversanese,  perché il vescovo, nel XVII secolo, aveva il suo tribunale e quindi i anche i suoi sbirri! 9 ).In quanto, nel Settecento, i sacerdoti dovevano essere processati, per ogni loro eventuale colpe anche criminalmente rilevante, dal loro rispettivo vescovo.
      Non per nulla ogni presule dell’«ancien régime» 10 sovraintende a che, tra il molto altro, i suoi preti si tengano “lontani dall’eccessiva familiarità con i laici; questi ultimi, infatti, devono evitare di passeggiare per la piazza chiacchierando con chicchessia; non frequentare l’osteria” 11 ; vestirsi «con l’abito differente dagli altri 12 » (fatto che in precedenza non avveniva o, almeno, non proprio sempre) e più precisamente vestirsi in «abito longo, con veste, berretta e tonsura in testa» 13 .
     Insomma, il vescovo aveva il compito, tra Sei e Settecento, anche di controllare il clero della sua Chiesa (più strettamente rispetto a quanto era accaduto sino alla metà del 500) 14 e quindi anche per gli accidenti men lievi, in cui incappava un suo sacerdote, aveva a disposizione il suo ‘tribunale episcopale’. La normativa, in merito al comportamento anche (e lo sottolineiamo a ragione) dei sacerdoti si era fatta molto più rigida dopo il Concilio di Trento. Infatti, la serie di realizzazioni che si era proposto di attuare, era tra l’altro, era il riordino e quindi la disciplina dell’intera società. Ma non è detto che quest’intento riuscisse ad essere pienamente attuato e quindi proprio i processi cui sono sottoposti i sacerdoti ‘dai tribunali ecclesiastici’ del tempo sono la riprova di una sorta di permanente condizione di indisciplina. Anche se la pressione dei vescovi era ugualmente assai avvertibile oltre che intensa. Ma di fatto, però, non sortiva effetti davvero efficaci 15 .
     Nel suo ‘Cronache d’amore e di magia 16 ’ Angelo Fanelli ridà quindi vita a un intrico di vicende che sino a poco prima era relegata nei verbali, burocraticamente antinarrativi per antonomasia, che ‘il fiscale’ (cioè una sorta di ‘pubblico ministero’ del tempo) del tribunale ecclesiastico conversanese aveva dovuto vergare, inizialmente, a causa dei bollori senili dai quali era stato prima contagiato quindi poi avvinto, in maniera davvero irresistibile, don Bartolomeo Coletta.
     Il pregiudicato che vien giudicato “nella Vescoval Corte della Città di Conversano” non è un semi anonimo sacerdote. Don Bartolomeo infatti (questa circostanza va subito precisata) non appartiene (molto probabilmente) alla classe dei maggiorenti della Città. È, pur tuttavia, un sacerdote che “ha servito la chiesa suddetta [cioè la Cattedrale] nelle sue ebdomade, come anco nelli giorni festivi, con aver frequentato li sacramenti essendo di buoni costumi, per quanto sappiamo 17 ”, come attesta l’arciprete, della cattedrale della Città, Giovanni Donato Colombo.

      Il nostro don Bartolomeo, proprio perché sacerdote, pur se accusato, almeno inizialmente, di una semplice ‘violazione di domicilio ’ dal notaio Panizzi, dev’essere giudicato da un ‘tribunale ecclesiastico’. Privilegio ch’era, per l’appunto, indicato con il termine “privilegium fori” (e cioè diritto che sottraeva gli ecclesiastici alla competenza sia penale che civile dei giudici civili per attribuirla soltanto al tribunale ecclesiastico del proprio vescovo). Privilegio ch’era uno tra i non pochi vantaggi di cui godevano tutti coloro che, spesso per mero calcolo, si nascondevano dietro un ‘nero abito talare’, perché non sempre disposti a una vita di rinunce e sacrifici. E, quindi, in ultima sostanza, per valersi delle sinecure che l’«abito» (se ‘utilizzato’ con diplomatica calcolata prudenza) poteva far loro conseguire. Una opportunità che quindi cattura anche il nostro don Bartolomeo. E gli lo fa, per ciò, abbracciare l’abito talare sulle soglie del 1700. Di modo che “la scelta dell’ingresso in una ‘corporazione’ si configura come il rifugio più comodo anche per le ambizioni del più modesto ed oscuro dei don Abbondio di paese” 18 .

1 Cfr., F. Fukujama, The End of History and the last man, free press, Simon & Schuster Inc.,New York 1989ma ora cfr. La fine della storia e l’ultimo uomo. La democrazia liberale è il culmine dell’esperienza politica?, traduzione di D. Ceni, collana saggi ‘Bur Biblioteca Univ. Rizzoli’, Milano 2003, prima edizione, Rizzoli, Milano 1992; Ead, Esportare la democrazia. State-building e ordine mondiale nel XXI secolo, collana ‘I Draghi’, traduttori S. Castoldi- M. Passarello, Lindau, Milano 2005 e Ead, America al bivio. La democrazia, il potere e l'eredità dei neoconservatori, collana ‘I Draghi’, traduttori S. Castoldi- M. Passarello, Lindau, Milano 2006.              

2 Cfr., Francesco e l’invenzione delle stimmate, Einaudi 1983 (premio Viareggio 1984 per la saggistica): Vita di un uomo: Francesco d’Assisi, Einaudi, Torino 1995, con introduzione di Jacques Le Goff; Due papi per un giubileo. Celestino V, Bonifacio VIII e il primo Anno Santo, Rizzoli, Milano 2000; Medioevo sul naso. Occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali, Laterza, Roma-Bari 2001; Da stelle a stelle, memorie di un paese contadino, Laterza, Roma-Bari 2003 (dedicato ad un paese della bergamasca, Solto Collina); La cappella Scrovegni di Giotto a Padova con annesso DVD della Cappella, Einaudi, Torino 2005; Una solitudine abitata: Chiara d’Assisi, Laterza, Roma-Bari 2006; Il Battistero di Parma, guida ad una lettura iconografica in La cattedrale e il battistero di Parma con DVD, Einaudi, Torino 2007; L’affare migliore di Enrico. Giotto e la cappella Scrovegni, Einaudi, Torino 2008; La voce delle immagini. Pillole iconografiche dal Medioevo, Einaudi, Torino 2010; Le storie di San Francesco. Guida agli affreschi della Basilica superiore di Assisi, collana ET Saggi, Einaudi, 2010 e Storia di Chiara e Francesco, Einaudi, 2011.

3 Cfr., Madame du Deffand e il suo mondo, Milano, Adelphi, 1982 e 2001; La civiltà della conversazione, Milano, Adelphi, 2001; Amanti e regine.Il potere delle donne, Milano, Adelphi, 2005 e Maria Antonietta e lo scandalo della collana, Milano, Adelphi,2006.

4 Medioevo. Storia di voci, racconto di immagini, con Chiara Frugoni, Roma-Bari, Laterza, 1999; Carlo Magno. Un padre dell'Europa, Roma-Bari, Laterza, 2000; La battaglia. Storia di Waterloo, Roma-Bari, Laterza, 2003; 9 agosto 378. Il giorno dei barbari, Roma-Bari, Laterza, 2005; Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell'impero romano, Roma-Bari, Laterza, 2006; Terre d'acqua. I vercellesi all'epoca delle crociate, Roma-Bari, Laterza, 2007; Benedette guerre. Crociate e jihad, Roma-Bari, Laterza, 2009; Lepanto. La battaglia dei tre imperi, Roma-Bari, Laterza, 2010; Dietro le quinte della storia. La vita quotidiana attraverso il tempo, con Piero Angela, Milano, Rizzoli, 2012 e I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle, Roma-Bari, Laterza, 2012.

5 Cfr. A. Fanelli, Cronache d’amore e magia a Conversano nel primo Settecento, collana ‘crescamus n. 14’, Noci 2010, pp. 80.

6 Ciò che dona un precipuo segno di continuità all’intensa e preziosa attività storiografica di Angelo Fanelli è una sorta di idoleggiamento per l’inedito, la contemplazione quasi idoleggiata se non proprio compiaciuta dell’inedito che è tanto trascinante quanto totalizzante. A volte quest’operazione di recupero antiquario lo porta, addirittura, a mitizzare l’inedito in quanto - proprio e solo - perché inedito. Tanto è vero che il filo rosso che unisce tra loro, in maniera tutt’altro che sotterranea, le ricostruzioni storiche che Angelo Fanelli offre, con sempre più felici risultati, alla nostra comunità (per poi approdare sulle scrivanie dei maggiori studiosi che si apprestano a interpretare gli accidenti che hanno interessato Conversano, i suoi maggiori monumenti e/o i suoi più illustri maggiorenti) è una sorta di venerazione, quanto mai ragionata, per l’inedito. Ricerca e/o proposizione dell’inedito per l’inedito che, nelle proposte meno felici, si risolve e/o rasenta una sorta di attrazione quasi feticistica (vedi: Il Maestro del villaggio) per ciò che è, per l’appunto, mai prima pubblicato. Recupero [dell’inedito] che poi vien anche orgogliosamente contrabbandato, sia pure in maniera inconscia, come un’operazione eminentemente culturale perché ineludibile è proprio la proposizione degl’inediti: pur a prescindere dal loro effettivo valore. Insomma Fanelli, sia pure in alcuni rari casi, di fatto pare teorizzare, sia pure con operazioni meramente pratiche, che anche le briciole, purché inedite, del passato, proprio perché ci giungono dal passato, acquisiscono – pur risultando un mero recupero antiquario - diritto di cittadinanza. E, per ciò stesso, vanno – senza ombra di dubbio - pubblicate.

7 Per ragguagli sulla toponomastica conversanese cfr, A.Fanizzi,Toponomastica di Conversano in Storia e cultura in Terra di Bari. Studi e ricerche III, Pubblicazioni del Museo Civico, a cura di V. L’Abbate, Congedo, Galatina 1991, pp.7-58

8 Cfr. ADC, Conversano, Acta criminalia, busta 4/1, fascic. 18, ff.1.r-51r ‘carte’ trascritte da Angelo Fanelli in Cronache d’amore e di magia, op. cit., p.19.

9 Cfr. O. Niccoli, Storie di ogni giorno in una città del Seicento, collana ‘i Robisnson/letture’, Bari 2004, p.23.

10 Per i compiti e quindi poi pure i doveri di ogni presule dopo il Tridentino si cfr., inizialmente, G. Greco, La Chiesa in Occidente. Istituzioni e uomini dal Medio Evo all’Età moderna, collana ‘ Università/609 studi storici’, Roma 2006, pp.153-171 e O. Niccoli, Le istituzioni ecclesiastiche dopo Trento in La vita religiosa nell’Italia Moderna. Secoli XV-XVIII, collana Università/438’, nuova edizione, Roma 2008, pp.141-151.

11 Cfr. O. Niccoli, Storie di ogni giorno, op. cit., p.23.

12 Cfr. O. Niccoli, Storie di ogni giorno, op. cit., p.23.

13 Cfr. O Niccoli, La vita religiosa nell’Italia Moderna. Secoli XV-XVIII, Roma 1998, p. 133

14 quel che accomuna Paolo Bisanti a tanti vescovi e  vicari del tempo è la volontà di riformare i costumi del corpo ecclesiastico e conferire un assetto regolare e uniformemente corretto a luoghi, riti, vita del clero: la questione fondamentale è quella della disciplina, tanto che da più parti oramai si parla di un processo di «disciplinamento».”, cfr. A. Prosperi, Eresie e devozioni. La religione italiana in Età Moderna. Vol. I. Eresie, collana ‘Storia e letteratura Raccolta di studi e testi n.249, Roma 2010, p. XII.

15 Si tenga presente in proposito quanto ricostruiscono Michele Mancino e Giovanni Romeo nel loro Clero criminale. L’onore della Chiesa e i delitti degli ecclesiastici nell’Italia della Controriforma, collana ‘Quadrante Laterza n.192’, Laterza, Bari 2013.

16 Cfr. A. Fanelli, Cronache d’amore e di magia, op. cit.

17 Cfr. ADC,  Conversano. Sacre ordinazioni, busta 26/5, fascio 13, fascic. 214 f.3r.

18 Cfr., A. Prosperi, Eresie e devozioni, op. cit., p. XIII.

Il sacerdote don Bartolomeo Coletta di questa città


    
Don Bartolomeo Coletta (giudicato della ‘Vescoval Corte della Città di Conversano”) è un sacerdote della Chiesa conversanese. È stato arrestato perché (a quanto ci riferiscono le ‘carte’ del processo che ci sono giunte) è stato catturato, in maniera irresistibile, da un’attrazione fatale cui non ha saputo frapporre alcuna resistenza. E per aver assecondato, in maniera quanto meno malaccorta, questa fatale attrazione (alla quale forse non doveva essere del tutto indifferente neppure l’oggetto stesso del suo smodato interesse erotico) il nostro don Bartolomeo si spinge, semi incosciente, ad attentare alla pur forse disponibile virtù di una fantesca, appena maggiorenne 1 .
     Per questa incontenibile attrazione, però, lo sventurato don Bartolomeo non pare però (per come si son poi svolte le vicende che lo hanno interessato) essere in grado di poter affatto sfoderare l’abilità di un Casanova di provincia. Anche se, molto probabilmente, si riteneva avvantaggiato dal fatto di essere in possesso di un buon gruzzoletto di magiche formule 2 che avrebbero dovuto facilitare notevolmente la sua impresa.
       Scoperto (mentre senza scarpe e calze s’è intrufolato, in maniera piuttosto malaccorta, in una delle camere che avrebbe dovuto dare immediato accesso alla stanza in cui è il giaciglio della sua Lucrezia) il nostro don Bartolomeo deve abbandonare ogni suo progetto (e precipuamente l’assalto alla sua preda) e darsela, in tutta furia, a gambe. Don Bartolomeo se la deva dar a gambe, in maniera tutt’altro che gradevole, anche se la preda che aveva quasi a portata di mano, molto probabilmente, lo attendeva sin anche ben disposta e, per ciò, il nostro don Bartolomeo la riteneva oramai quasi tutta sua.     
       Involontariamente, di certo proprio involontariamente, il nostro don Bartolomeo Coletta aveva inciampato in qualcosa che non aveva intravisto nel buoi in cui era immersa la casa in cui si era avventurato e ha quindi causato una serie ripetuta di tramestii, più che sospetti, ed ha quindi traumaticamente turbato la pace dell’abitazione che aveva violato quanto poi quella di un intero vicolo e, per ciò stesso, di tutti coloro che vi abitavano.
     Il caso criminale, dopo la querela penale presentata da coloro che si ritenevano offesi dall’indebita intromissione di don bartolomeo, deve esser quindi preso in carico dal ‘tribunale ecclesiastico’ della città. Perché è proprio a quest’ultimo che deve essere affidato, per legge. In quanto ‘il tribunale ecclesiastico di Conversano’ ha il privilegiato compito di giudicare ogni sacerdote, della sua diocesi, che ha commesso un ‘delitto’.
     L’accidente in cui è implicato don Bartolomeo Coletta diviene, purtroppo, ben presto addirittura eclatante in quanto il nostro don Bartolomeo è arrestato in fragranza di reato. In quanto don Bartolomeo e, quasi immediatamente, arrestato poco lontano dal luogo stesso in cui aveva compiuto il suo ‘delitto’. Don Bartolomeo infatti vien subito individuato accucciato nell’angolo più buio, e in apparenza più inaccessibile, di un ‘sottano’ nel quale si era rifugiato ancora senza scarpe e calzini. Evidentemente il nostro don Bartolomeo doveva aver sopravvalutato il nascondiglio che aveva, in maniera malaccorta, forse neppure deliberatamente scelto. La concitazione che lo aveva invaso per essere stato inopinatamente sorpreso mentre era in casa del notaio Angelo Paolo Punizzi gli doveva aver causato un così notevole senso di colpo che si era precipitato nel primo sottano che chi era capitato a tiro, aveva scelto un sottano, un sottano qualsiasi, pur di sottrarsi all’ira di coloro ai quali aveva sconvolto il sonno e quindi il sottano in cui aveva tentato di nascondersi gli era dovuto parere l’unico purgatorio dove forse trovare un momentaneo rifugio.  
     Il tribunale ecclesiastico della Chiesa conversanese vien quindi, incaricato di far luce su di un caso che, sulle prime, ha tutte, ma proprio quasi tutte, le apparenze di un affaire pruriginoso come tanti altri e nel quale poi anche gli stessi risvolti boccacceschi, sulle prime, non paiono risultare davvero piccanti. Anche se il malaccorto tentativo, compiuto dal nostro don Bartolomeo, di entrare furtivamente nell’abitazione del notaio Angelo Paolo Punizzi (che lo querela), a seguito delle indagini fatte esperire dalla ‘vescovil corte conversanese’, termina con un grave imprevisto per don Bartolomeo. È così grave che, questa volta, mette davvero serialmente nei guai don Bartolomeo Coletta ben più che non per una improvvida violazione di domicilio.
    Ma non intendiamo, proprio qui di seguito, ricapitolare i nodi più singolarmente caratteristici della vicenda in cui finirà con l’essere implicato (finendolo con lo imbrigliare in maniera quasi inestricabile) il nostro don Bartolomeo, perché non desideriamo affatto togliere al lettore di ‘Cronache d’amore e magia’ le sorprese che questo nuovo contributo di Angelo Fanelli riserva ai suoi più affezionati lettori.
     Non possiamo, però, affatto far a meno di segnalare che il nuovo, felice contributo di Angelo Fanelli permette di scandagliare, sulla scorta di una ricca quanto inedita documentazione, un versante particolarmente interessante della vita (anche se spesso minuta) che si svolge nel microcosmo conversanese durante i primi anni del Settecento. Un versante socio-culturaleche, sino ad oggi, non era mai neppure stato sfiorato forse perché si era ricavato un cantuccio, inesplorato, che per secoli gli aveva permesso di rimanere ben ben celato tra le filze delle ‘carte’ di un processo svoltosi nelle stanze del tribunale ecclesiastico della diocesi di Conversano.
      Infatti, sullo sfondo (e a volte sin anche sullo stesso proscenio, pur contro il volere di alcune comparse che sono costrette a recitare sia pure una particina modesta) di ‘Cronache d’amore e magia’ si rincorrono (oltre le gerarchie ecclesiastiche del tempo che paion impegnate in un caso che le affanna davvero se si soppesa il volume delle ‘carte’ processuali che ci hanno lasciato a proposito dei casi in cui malaccortamente incappa il nostro don Bartolomeo) una non affatto modesta parte del brulicante micro cosmo che costituisce la fauna cittadina della Conversano dei primi del XVIII secolo.
      Sicché sin anche sul proscenio di una delle più illustri cittadine di Terra di Bari si vedono costretti ad esibirsi ‘avvocati fiscali’; comari impaurite; notai esacerbati; cancellieri indaffarati. E quindi poi ancora: sacerdoti; serve; mogli; sorelle; “camerlenghi”; “compagni di guardia”; e sin anche lo stesso ‘carcere criminale della città’ e con quest’ultimo anche “il magnifico camerlengo”. E poi ancora di seguito: sottani e finestre e porte violate; poi ancora un sospetto “paio di calzette”; un cappello da prete fuori posto; “due chiavette femmine” inopinatamente smarrite e poi non certo per ultimo anche un indaffarato “promotore fiscale”.
      Insomma ci vien squadernato dinnanzi agli occhi un microcosmo (di cui cogliamo alcuni aspetti sia della vita quotidiana e poi ancora, a causa proprio dell’evento di cui trattiamo, anche di alcuni aspetti della vita notturna) cui sembra sia stata irrimediabilmente turbata la quieta, quasi sonnolenta, esistenza che è, per altro, solita trascorrere quasi sempre placidamente: tra il Casalnuovo e il Casalvecchio. È un microcosmo che, forse anche suo malgrado, è costretto ad esibirsi e per ciò non si può non vederlo ingarbugliato non poco in una faccenda che se non meraviglia i più, pur tuttavia, diviene anche oggetto di pettegolezzi forse sussurrati a bassa voce.
        Insomma, tra le righe del processo che Angelo Fanelli ci squaderna ci viene offerta (perché vi è ricostruito un episodio forse anche non eccezionale per la sua singolarità, ma che offre, pur tuttavia, la possibilità di poter cavare calzanti indicazioni socio-culturali) la possibilità di osservare (quasi si fosse presenti agli avvenimenti che man mano vengono   ricostruiti in qual genere di accidenti vien catturata  (forse anche per solo qualche giorno) almeno una parte, non affatto insignificante, della comunità conversanese d’inizio Settecento. E, questo, ci permette di constatare come la composizione sociale del micro cosmo conversanese sia diviso e/o congelato in ceti arroccati, in genere, nella difesa dei propri, privilegi . Ma, sopra tutto, ci rivela (perché ce li disvela in gran parte dei suoi risvolti più singolari) come e quanto la Chiesa dell’Antico Regime tendesse, occhiuta, a controllare, con i non pochi mezzi che aveva a disposizione (prima fra tutte il sacramento della confessione 3 ) non solo l’intera società, ma, non di meno, i proprio i suoi stessi sacerdoti.
      Come è oramai consolidata prassi dei contributi che  Angelo Fanelli offre alla sua comunità, dopo aver ricostruito nelle sue linee generali le vicende che tratta in ‘Cronache d’amore e magia’, ha posto, in appendice al suo saggio, e per ciò a disposizione del lettore più curioso, la trascrizione di tutti i verbali (che sono giunti sino a noi) che son stati stilati man mano che il tribunale ecclesiastico conversanese interrogava querelanti e querelato; testi a carico e involontari  testimoni implicati, in qualche modo, nel caso in cui è parte principale in causa il nostro don Bartolomeo.
     Scartabellando diligentemente questi verbali ne vengon fuori (sapendo quindi ben interrogare il materiale che ci è stato messo a disposizione) scorci di interni (mai prima disvelati) e poi modi di vivere (singolari almeno per noi); quindi poi ancora comportamenti e, perciò stesso, abitudini, mentalità forse non più nostre; tic e quindi poi ancora atteggiamenti particolarmente diffusi nei primi del Settecento a Conversano. Dati che spesso (ma solo per una nostra distorta prospettiva temporale) ci paiono singolarmente lontani dai nostri stessi più abituali e quindi consolidati costumi di vita.
      Grazie quindi alla lettura dei verbali trascritti da Angelo Fanelli si prende atto di consuetudini, pratiche di vita, usanze consolidatesi nel tempo e quindi poi episodi di vita quotidiana che paiono non proprio tutti essere davvero nostri. E a questo poi si devono poi anche aggiungere pure quelle piccole manie (non certo tipiche unicamente del primo Settecento conversanese) che ci offre l’affresco, a tutto tondo, che si ricava decrittando, con una lettura diretta delle ‘carte’, il microcosmo conversanese che si offre come un diorama di straordinario quanto godibile interesse, proprio per i risvolti inediti che offre a ogni lettore.  In quanto, di fatto, quanto meno ci fa intravedere chi erano; come pensavano; come concepivano il mondo: uomini e donne che vivevano in Conversano all’inizio del XVII secolo (anche se ce ne fa intravedere il loro appena abbozzato profilo sia pure solo in filigrana).
     Operazione che è resa possibile (come prima si sottolineava) a patto che ci si sappia districare, con un briciolo di sereno distacco, da ciò che le ‘carte’ che Angelo Fanelli ha trascritto e, quindi, messo liberalmente a nostra disposizione. Perché, com’è noto, queste ‘carte’ le si deve davvero saper interrogare per carpirne i ‘segreti’ che vi paion celarsi. Infatti li san ben cogliere, in tutte le loro non semplici sfumature e/o implicazioni socio-culturali, occhi e cervelli convenientemente ben allenati.


1 “Lucretia” è, di volta in volta,di anni diecinove incirca”» (cfr. ADC, Conversano Acta criminalia, busta 4/1, fascic.18, f.14v), oppure “è giovane di dieci otto anni in circa”» (cfr. ADC, Conversano, Acta criminalia, fascic.18, f.15v) o “sarà di circa vent’anni” (cfr. ADC, Conversano, Acta criminalia, fascic.18, f. 16r).Che un sacerdote, ai primi del 700, attenti alle grazie di una giovane fanciulla (per giunta una ‘serva’) non deve meravigliare più di tanto. Si commetteva ben altro anche agli inizi del ‘700. La circostanza, comunque, è, per altro verso, uno specchio che ci rimanda la prova di un altro dato di fatto. Se don Bartolomeo attenta alle virtù di una ‘serva’ questo ci prova, per l’appunto, che, nella scala cetuale del tempo, la ‘serva’ di casa Carione è quasi men che nulla. Infatti «Lucretia» “di anni diecinove incirca, la quale da figliola piccola ha servito fino adesso la casa di detto notar Panizzi” (cfr. ADC, Conversano, Acta criminalia, busta 4/1, fascic.18, f.14v) e, come attesta un altro testimone, “che fa da serva continuamente in detta casa” (cfr. ADC, Conversano, Acta criminalia, busta 4/1, fascic.18, f.16r) fa la “serva” sin da quand’era bambina e quindi non solo è, molto probabilmente semi analfabeta, quanto non ha imparato un vero e proprio mestiere. Di fatto quindi – come si sul dire - quasi né arte né parte, ma anzitutto (è questo è dato davvero dirimente) proprio nessuno che sia realmente in grado di poterla difendere (se non che il suo istinto di sopravvivenza) in una società che è notoriamente violenta e particolarmente sopraffattrice. Si tenga poi presente a proposito dei costumi sessuali del tempo che non pochi sacerdoti, ancora nel 700, vivono, more uxorio, con una compagna dalla quale hanno poi anche figlioli che non nascondono affatto pur se i loro vescovi, tentano con tutti i mezzi che hanno disposizione (ma spesso con risultati men che modesti) di contrastare questa ch’era una tendenza abbastanza radicata tra il clero, non solo Meridionale. Le coppie di fatto, per l’appunto, rappresentavano una realtà diffusa nell’Italia del Seicento. E fino a quando la Chiesa della Controriforma non decide di rimediare drasticamente al problema, maestri di concubinato erano, addirittura, proprio i sacerdoti. Si cfr. in proposito, G. Romeo, Amori proibiti, I concubini tra chiesa e Inquisizione, collana ‘ Storia e Società’, Bari 2008.Presso l’ADC abbiamo rinvenuto una sola fonte nella quale si accusa di concubinaggio un sacerdote, cfr.  ADC., Conversano, Acta criminalia, Atti civili contro don Ottaviano de Renna, don Bartolomeo de Capitortis e diacono Graziano Severius per un’accusa di concubinaggio; cc. 15. 1559. “Nel suo giuramento il sacerdote «disu che e vero che tene la dicta Chiariccia dal quale se ne fa servire in far far pane, in apparecchiare et lavare (…) et continuamente va in casa dicta donna a suo piacere per lavare panni, lavare et altri soi bisogni», ma aggiunge che non «nce mangia (…) beve» o dorme”.

2 “Dopo il concilio di Trento, vinta la terribile guerra contro i «lutherani d’Italia», le autorità centrali e periferiche della Chiesa si concentrarono nella lotta contro la magia, la bestemmia, la bigamia piuttosto che contro le coppie di fatto. Soltanto a partire dal Seicento la battaglia contro i concubini divenne prioritaria per le gerarchie vaticane sempre più ossessionate di dall’idea di dover sorvegliare la sessualità delle donne”, cfr. S. Luzzato, Unioni di fatto, la storia di sempre, in Corriere della Sera, di Giovedì 5 giugno 2008.

3 Cfr. A. Prosperi, Tribunali della coscienza : inquisitori, confessori, missionari, Nuova edizione, collana ‘Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie n. 472’,Torino, 2009.

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Scheda bibliografica
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Autore Angelo Fanelli
Titolo Cronache d'amore e magia a Conversano nel primo Settecento
Progetto grafico Vincenzo Perillo
Prezzo contributo
data pub. dicembre 2010
In vendita presso:
Coop. Armida Conversano Telefono: +39 080 4959510
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