Una macchina bellica del sec. XV:
la torre poligonale di Conversano
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Recensito per "Scaffale" da Francesco Saverio Iatta
  
Una macchina bellica del sec. XV: la torre poligonale di Conversano

     Finalmente abbiamo a disposizione un contributo scientificamente fondato che è poi anche il frutto di numerosi rilevamenti, svoltisi nel corso di vari mesi, effettuati da una intera ‘équipe’ di giovani studiosi guidati dall’architetto Paolo Perfido 1, insomma un articolato saggio  che è, precipuamente, dedicato a delineare e quindi a mettere in specifica evidenza le caratteristiche più peculiari di quella singolare macchina bellica del XV secolo che è la ‘torre poligonale’ del ‘castello di Conversano 2. Torre che d’ora in poi non si potrà più indicare, erroneamente, ‘decagonale’ (come è, per l’appunto, dimostrato in questo meritorio contributo) ma esclusivamente ‘torre poligonale’.
       Ci riferiamo al prezioso volumetto felicemente intitolato “Una macchina bellica del sec. XV: la torre poligonale di Conversano 3” il cui testo, più prettamente specialistico, è dovuto all’architetto Paolo Perfido mentre l’introduzione, invece specificamente storica, è stata dettata da Angelo Fanelli 4 ed ha, per ciò, come suo precipuo oggetto la complessa, sfaccettata figura di Andrea Matteo III 5 Acquaviva d’Aragona 6, VII duca di Atri 7 e conte di Conversano 8, in sostanza il committente della ‘macchina bellica’ di cui si tratta nel ventiduesimo quaderno degli oramai prestigiosi ‘crescamus 9’ diretti, con encomiabile lungimiranza, dall’attuale Direttore dell’Archivio Diocesano di Conversano 10.
      Paolo Perfido espone i risultati che è stato possibile ottenere solo dopo aver studiato le complesse, articolate strutture di ciò che molto superficialmente siamo soliti indicare con la impropria indicazione ‘il castello di Conversano’ (mentre più propriamente si dovrebbe indicarla come ‘ struttura castellare che domina la collina su cui poggia l’antica Conversano 11). E, per ciò, si è potuta avere a disposizione una prima, quindi preliminare (ma indispensabile quindi quanto oramai ineludibile) individuazione delle sequenze cronologiche delle complesse fasi costruttive di ciò che è divenuto il simbolo che rappresenta, per antonomasia, passato e presente di Conversano. Ed anche lo stesso futuro di Conversano. Se individuato. E, quindi, pianificato con intelligenza, per tempo.
       Ovviamente, come si sarà intuito, ci riferiamo alla struttura castellare che torreggia da secoli sul punto più alto della collina sulla quale poi si è adagiata, nel corso del tempo, prima l’antica Norba 12, quindi il casale copersano» 13ed infine anche la moderna Conversano.
     Abbiamo quindi a disposizione un volumetto he si può considerare come il primo, ma indispensabile, tassello che si propone come lo studio propedeutico, per eccellenza, per approntare scientificamente quella monografia che deve riguardare lo studio approfondito di tutta intera la struttura castellare che, per comodità e/o pigrizia comunicativa, siamo soliti indicare, sbrigativamente ‘il Castello di Conversano’.
      Compito che ci auguriamo verrà, il più presto possibile, affidato ad una ‘équipe’ di studiosi perché questi possano, finalmente, offrirci i risultati di una serie di indagini (architettonico-strutturali) che quindi siano in grado di offrirci un’attendibile ricostruzione di tutte le vicende (architettonico-strutturali) che hanno interessato, nel corso di secoli, l’intera struttura castellare che domina Conversano. 
      Le foto, i disegni e gran parte delle tavole riprodotte nella ‘plaquette’ (su cui, gioco forza, ci dobbiamo, purtroppo,  brevemente soffermare) si devono alla competenza scientifica dell’architetto Paolo Perfido (che in più di una occasione ha guidato, con esemplare perizia, una équipe di studiosi appositamente costituita) permettono di apprezzare appieno (in particolare per la loro straordinaria efficacia comunicativa e rappresentativa) un monumento militare singolare qual è, di fatto, ‘la torre poligonale’ del Castello.
      E cioè una vera e propria macchina bellica di cui ci vengono svelati non unicamente tutti i maggiori segreti costruttivi quanto anche la stessa pignola, magistrale cura che i mastri costruttori hanno posto nell’edificare la ‘torre poligonale’ che oggi sembra, dal di fuori, far parte integrante della struttura castellare che ha provveduto a difendere il feudo di Conversano ed i suoi signori.  Mentre di fatto è una costruzione a te stante che, per altro, risponde ad una serie di ben precisi, quanto articolai canoni costruttivi, prettamente militari, che ci permettono di rilevare la sua singolarità sol che se ne studi, in maniera particolareggiata il suo organizzato e quindi particolarmente flessibile interno tutto volto a farne una macchia di guerra volta ad offendere il potenziale nemico quanto a difendersi, opportunamente, a difendersi da eventuali assalti.  
      Le foto, i disegni e le ‘tavole’ quindi le stesse elaborazioni grafiche, i rilievi, le vedute assonometriche, le ‘piante’ e poi ancora i ‘prospetti’ riprodotti nella ‘plaquette’ hanno così peculiari modalità comunicative che ci permettono di individuare e quindi, per ciò, di scoprire le singolari caratteristiche di quella che una vera, caratteristica quanto forse anche  insolita ‘macchina da guerra’ di cui siamo abituati ad ammirare (ma dal di fuori) il suo fascino quasi unicamente estetico, ma che, invece, al suo interno cela una capacità offensiva e nello stesso tempo anche prettamente difensiva che quando fu costruita era, indubbiamente, un manufatto architettonico-militare anche davvero all’avanguardia.
       Non poteva non mancare in questa piccola perla che si aggiunge alla collana dei prestigiosi quaderni dei ‘crescamus’ (ora fortemente voluti anche da monsignor Giuseppe Favale 14, attuale presule della diocesi Conversano-Monopoli 15) una attenta quanto documentata introduzione.
        La si deve, come si è in parte anticipato, ad Angelo Fanelli che è incentrata specificamente nel far rilevare la personalità ed il prestigio di cui, anche ai suoi tempi, godette in maniera indiscutibile Andrea Matteo III Acquaviva d’Aragona che ha provveduto a commissionare, ad un non ancor meglio identificato architetto militare del tempo (comunque di provata, notevolissima competenza) ‘la torre poligonale’ del Castello di Conversano.
       Angelo Fanelli, dopo aver delineato la nota, forte personalità di Andrea Matteo III rievoca anche le  maggiori gesta militari, quindi poi pure le stesse sconfitte che dovette subire colui che seppe unire alle sue alte qualità di stratega militare anche quelle di doti di umanista e quindi poi pure di avveduto mecenate che lo portarono anche a proteggere, con un intuito che ne prevedeva la stessa evoluzione futura, lo stampatore Antonio Frezza 16 che ha quindi personalmente collaborato a far venire alla luce il De Fortuna, il De Immanitate e il De Astrologia) di Giovanni Pontano e quindi De partu virginis di Jacopo Sannazzaro.      
     Dopo aver segnalato quanto non si poteva non sottolineare con il dovuto, sin anche ovvio compiacimento, i pregi non affatto modesti di questo ‘ventiduesimo quaderno dei «crescamus»’, non possiamo non fare a meno di segnare alcune mende che, purtroppo, caratterizzano, malauguratamente sin dalla loro nascita, tutti ma proprio tutti i ‘quaderni crescamus’.
       Ci riferiamo, in particolar modo, agli apparati para testuali 17  dei ‘quaderni crescamus’.
       Gli apparati in questione, ancora una volta, lasciano a desiderare, e in maniera imperdonabile.
      E lo ripetiamo per l’ennesima volta, senza, per altro, riuscire ad invertire una perniciosa tendenza che oggi è proprio del tutto inconcepibile in un contributo scientifico.
     Anche in questo ‘Una macchina bellica del xv secolo’ manca, e non se ne afferra affatto la ragione, un indice dei nomi.
     Manca, poi anche, un indice delle riproduzioni che impreziosiscono lo stesso volumetto.
     E, dulcis in fundo, manca sin anche un indice delle stesse imprescindibili ‘tavole’ che sono inserite in questoUna macchina bellica del xv secolo’ che, per altro, sono state opportunamente allegate per dimostrare, anche visivamente, quanto è contenuto, di scientificamente apprezzabile, nel contributo stilato dall’architetto Paolo Perfido.
       Quando il direttore della ‘collana dei crescamus’ si convincerà che un contributo scientifico non può affatto fare a meno di avere un apparato paratestuale tanto curato quanto lo sono gli stessi testi di cui deve divenire il naturale, indispensabile completamento?
      Altra menda che non possiamo non segnalare è il formato improprio che ha questo ‘quaderno crescamus’ che, proprio per questo ultimo motivo, mortifica le foto, i disegni, le ‘tavole’ quindi poi le stesse elaborazioni grafiche, quindi poi anche i rilievi e poi ancora le stesse preziose vedute assonometriche, poi le ‘piante’ ed infine ancora i ‘prospetti’ che sono proposti, ma in un formato non affatto consono alla bisogna.                      
       Ogni foto, ogni disegno, tutte le ‘tavole’ quindi le stesse elaborazioni grafiche, poi pure i rilievi e quindi le stesse vedute assonometriche e poi anche le ‘piante’ e poi ancora i ‘prospetti’ che sono riportati in questo sfortunato ventiduesimo volume dei ‘crescamus’ non dovevano che essere riprodotti che a piena pagina. E poi ancora in una pagina di grande formato.
      Insomma in quel formato che, per l’appunto, è - abitualmente – riservato, proprio per la loro peculiare caratteristica: ai volumi che sono dedicati a trattare specificamente di arte e di architettura.
       Questa volta la collana dei ‘crescamus’ non ospitava unicamente un contributo storico, ma precipuamente anche la ricostruzione storico-architettonica di un eccezionale manufatto architettonico- militare (per giunta di gran pregio) di cui non si potevano non illustrare le singolari peculiarità (sia prettamente architettoniche quanto  propriamente militari) se non con foto, disegni, ‘tavole’, elaborazioni grafiche, rilievi, vedute assonometriche, ‘piante’ e poi ancora  ‘prospetti’ che, indubbiamente, meritavano una miglior sorte.
      E cioè essere (lo ripetiamo sino alla nausea) riprodotti a pagina piena e poi anche di gran formato.
      Infatti presentati nel formato ‘mignon’ che vien loro imprevidentemente riservato perdono gran parte non solo del loro intrinseco fascino quanto anche gran parte della stessa peculiare funzione per la quale erano stati creati. E cioè non per fungere quali esornative illustrazioni di un testo qualsiasi, ma come ineludibili illustrazioni tecnico-scientifiche che dovevano quindi rendere reale giustizia ad un complesso architettonico-militare che è anche di straordinaria fattura. 
       Come per altro è stato dimostrato sia nel testo posto a corredo delle ineludibili illustrazioni tecnico-scientifiche del ‘macchina bellica del xv secolo’ quanto anche nel corso della presentazione della brochure che si è tenuta nel salone della Biblioteca dell’Archivio Diocesano per festeggiare, come per altro si doveva, la presentazione del volumetto che conteneva Una macchina bellica del sec. XV: la torre poligonale di Conversano.
 

2 Cfr. R. De Vita, (a c. di), Conversano in “Castelli, torri ed opere fortificate di Puglia”, a cura di R. De Vita, Bari 2001, pp.104-111; Manco G. (a cura di), Il Castello e il nucleo antico di Conversano, ciclostilato, collana ‘quaderni conversanesi n.7’ - Centro ricerche di storia e arte Conversano, Conversano, 1979 quindi leggere, ma con le pinze, quanto riportato dalla voce Castello di Conversano in “Wikipedia, l'enciclopedia libera”. wikipedia.it ed infine cfr. Norbanus Appulus (D. Ramunni), Il castello di Conversano. Note storiche – artistiche, Conversano 1936.

3 Cfr. P. Perfido, Una macchina bellica del sec. XV: la torre poligonale di Conversano”, Introduzione di A. Fanelli, Archivio Diocesano Conversano – Archivio Capitolo e Biblioteca Diocesana ‘D. Morea’ Conversano, collana ‘quaderni crescamus n.22’, aga editrice, Alberobello 2016,

4 Cfr Diocesi di Conversano Monopoli

5 Il Dizionario Biografico degli Italiani (cfr., www.treccani.it) riporta, a proposito di Andrea Matteo III fra l’altro: “Al suo amore per la cultura e per gli amici accademici si deve l'impianto di una tipografia a Napoli, verso il 1525, diretta da Antonio Frezza da Corinaldo: vi furono stampate opere del Pontano (il De Fortuna, De Immanitate e De Astrologia) ed il De partu Virginis di Iacopo Sannazzaro”. E quindi poi aggiunte “Va inoltre ricordato che l'A., nel suo palazzo avito di Atri, raccolse una splendida biblioteca che fu esaltata dal Cantalicio (cfr. B. Croce, Umanisti meridionali: IV. Il Cantalicio, in Uomini e cose della vecchia Italia”, Bari 1927, pp. 65 e sg.”.  E quindi poi inoltre soggiunge: “Una parte dei manoscritti, riunita nel convento dei gerolomini di Napoli, è ora passata alla Biblioteca Nazionale della stessa città. L'espressione più caratteristica dell'educazione umanistica dell'A., e quella che ne mostra l'ottima qualità, rimane la versione da Plutarco, alla quale l'A. accompagnò un ricco commento, che attesta una precisa conoscenza della lingua greca”.

6 Per una encomiastica ricostruzione delle vicende che hanno coinvolto alcuni dei più noti membri del casato Acquaviva d’Aragona cfr. Memorial a la Catolica y Real Magestad del rey nuestro señor D. Felipe IV el Grande ofrecido por el doctor Don Pablo Antonio de Tarsia Abad de San Antonio de la Ciutad de Conversano del Reyno de Napoles en que refiere el Origen, Calidad, Casamientos, Titules, Estados, Puestos, Privilegios, Grandesa, Hazañas, y Servicios del Esclarecido Linage de los Aguavivas, y la singular fineza, y valor con que ha servido à la Real Corona de su Magestad el Conde de Conversano, y la Condesa Doña Isabel Filomarino su muger, con algunas noticias de su pietad, y de la antiguedad, calidad, dignitades, y servicios de la Nobilissima Casa Filomarino  in Giangirolamo Acquaviva: un barone meridionale tra Conversano, Napoli e Madrid in “Giangirolamo II Acquaviva. Un barone meridionale nella crisi del Seicento. (Dai memoriali di Paolo Antonio Di Tarsia)”, Presentazione di F. Tateo, a c. di A. Spagnoletti e G. Patisso, Centro ricerche di storia ed arte Conversano, collana ‘Biblioteca di cultura pugliese nuova serie n.127’, Congedo, Galatina 1999, pp.127-256; Istoria della famiglia Acquaviva reale d'Aragona con un Discorso prodromo della nobiltà, nomi, ed insegne degli antichi, e de' moderni, ed un ristretto in fine di quanto ampiamente si è dimostrato per pruova della distinta nobiltà della chiarissima casa Acquaviva scritta da Baldasarre Storace, In Roma presso il Bernabò, 1738; P. Litta, sub voce, Famiglia Acquaviava, in Famiglie celebri italiane, Torino, 1839 – 1846. Per i sogni di utopia e disegno di città nei feudi degli Acquaviva, cfr. M. Scionti, Sogni di utopia e disegno della città nei feudi degli Acquaviva, in “Territorio e feudalità nel Mezzogiorno rinascimentale. Il ruolo degli Acquaviva tra XV e XVI secolo, collana ‘Biblioteca di cultura seconda serie n. 101, Centro ricerche di storia ed arte Conversano, Atti del primo Convegno internazionale di studi su La casa Acquaviva d’Atri e di Conversano (Conversano-Atri 13-16 settembre 1991), tomo II, a c. di C. Lavarra, Galatina 1996, pp.235-244. Per i monumenti funerari cinquecenteschi legati alla committenza Acquaviva d’Aragona, cfr. C. Gelao, Monumenti funerari cinquecenteschi legati alla committenza Acquaviva d’Aragona, in “Territorio e feudalità”, op. cit., pp.303-348. Per la cultura alla corte degli Acquaviva, cfr. F. Tateo, La cultura alla corte degli Acquaviva in “Paolo Finoglio e il suo tempo. Un pittore napoletano alla corte degli Acquaviva”, Electa Napoli, Napoli 2000, pp.59-62. Per la famiglia Acquaviva nel sistema imperiale spagnolo, cfr. A. Spagnoletti, La famiglia Acquaviva nel sistema imperiale spagnolo, in “La linea Acquaviva. Dal nepotismo rinascimentale al meriggio della riforma cattolica”, Atti del Convegno di studi (Conversano, 24-26 novembre 1995), a cura di C. Lavarra, Galatina 2005, pp.1-14.Per gli Acquaviva nel contesto della feudalità meridionale, cfr. M. Sirago, Gli Acquaviva nel contesto della feudalità meridionale, in “La linea Acquaviva, op. cit. pp.15-34.Per la letteratura alla corte degli Acquaviva, cfr. F. Tateo, La letteratura alla corte degli Acquaviva, in “La linea Acquaviva”, op. cit., pp.143-152. Per la pittura a Napoli e il collezionismo Acquaviviano, cfr. P. Leone De Castris, La pittura a Napoli e il collezionismo Acquaviviano, in “La linea Acquaviva, op. cit. pp.201-218. Per Gli Acquaviva e la Spagna nel Mezzogiorno d’Italia, cfr. G. Galasso, A proposito di Acquaviva e di Spagna nel Mezzogiorno d’Italia, in “Stato e baronaggio. Cultura e società nel Mezzogiorno. La casa Acquaviva nella crisi del Seicento”, Atti del III convegno di studi su la Casa Acquaviva d’Atri e di Conversano, Napoli-Conversano-Alberobelli 26-28 ottobre 2000, a c. C. Lavarra, Introduzione di F. Tateo, Centro ricerche di storia e arte Conversano – Università degli Studi di Bari Dipartimenti di Scienze storiche e sociali e di italianistica, collana ‘Biblioetca di cultura Pugliese n. 175’, Martina Franca, Congedo 2008, pp.17-24.Per i contrasti e le coesioni tra gli Acquaviva e i  Caracciolo in seno alla nobiltà napoletana, cfr. E. Papagna, Acquaviva e Caracciolo: contrasti e coesioni in seno alla nobiltà napoletana in “Stato e baronaggio”, op. cit., pp.61-84. Per le istituzioni cortigiane e la letteratura nei feudi degli Acquaviva, cfr. F. Tateo, Istituzione cortigiana e letteratura nel feudo degli Acquaviva, in “Stato e baronaggio”, op. cit., pp. 85-102. Per la poesia a corte nella stagione barocca degli Acquaviva, cfr. R. Girardi, Le «iperboli dipinte». Poesia e corte nella stagione barocca degli Acquaviva, in “Stato e baronaggio”, op. cit., pp.103-123. Per ragionate ed equilibrate indicazioni sui più noti esponenti della famiglia Acquaviva cfr. C. Lavarra, Gli Acquaviva d’Aragona tra medio evo e prima età moderna. Valori, strategie familiari, ‘tenuta’ del potere feudale in“Stato e baronaggio, op. cit., pp.1-16 e Ibidem, Gli Acquaviva d’Aragona un casato feudale dalle radicate tradizioni militari, religiose e cultuali, tra Medioevo e Rinascimento in “Manoscritti miniati nella biblioteca del duca Andrea Matto III Acquaviva d’Aragona”, a c. e con Introduzione di C. Lavarra, traduzione dal tedesco di G. A. Disanto con saggi di C. Lavarra, C. Corfiati e F. Tateo, Centro ricerche di storia ed arte Conversano Ministero per i Beni e le attività culturali Dipartimento FLESS Università egli studi di Bari ‘A. Moro’, collana ‘Gli Acquaviva tra Puglia e Abruzzi n.1’ direttori della collana C. Lavarra A. Spagnoletti e F. Tateo, Congedo, Galatina 2013, pp.11-52. Per l’albero genealogico degli Acquaviva d’Aragona, cfr. G. Bolognini, Storia di Conversano dai tempi remoti al 1865, corredata di documenti e tavole genealogiche, Bari 1935, tavole IV-VII.

7 Cfr. G. Cherubini, Andrea Matteo III, Acquaviva e la sua cappella nella chiesa cattedrale di Atri, Memorie storico-artistiche, Tipografia Lorenzo Citi, Pisa 1859.

8 Prof. Can.co Cav. dottore in lettere Giuseppe Bolognini, Andrea Matteo III Acquaviva d’Aragona  in “Storia di Conversano dai tempi più remoti al 1865 corredata di documenti e di tavole genealogiche”, Canfora, Bari 1935, XIII anno dell’era fascista, pp.124-125.

 

11 Per l’origine del toponimo ‘Conversano’ cfr. S. Jatta, L’origine del toponimo ‘Conversano, in “Nugae eruditae”, in corso di Pubblicazione e Id., «Cupersanensis» e/o «Conversanensis» ovvero ‘Conversano’ in “Nugae eruditae” in corso di pubblicazione.

12 Cfr. F. S. Jatta, L’origine del toponimo ‘Norba’, in “Nugae eruditae” in corso di pubblicazione.

13 Cfr. G. Alessio, Appunti sulla toponomastica pugliese, in “Iapigia”, n. 13, 1942, p.178 cito da C[arla] M[arcato], lemma Conversano in “Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani”, p.266.I colonna.

 

16 Frezza, Antonio (Aversa 1520; Napoli 1517 – 1526) Prope magnam curiam Vicariae (Napoli); a canto alla Vicaria nele case de meser Vicenzo setarol (Napoli); ubi magni iusticiarii regitur curia (Napoli); in aedibus illustriss. viri Andreae Matthaei Aquiuiui Hadrianorum Interamnatumque ducis (Napoli). Sul frontespizio dei volumi sino a noi giunti, Antonio Frezza ha indicato le seguenti sottoscrizioni: Antonio Freza; Antonius de Frizis Corinaldensis; Antonio Friza de Corinaldo; Antonius Frizius; Antonius Frizius Corinaldensis; Antonius Fretia Corinaldinus; Antonius de Fritiis Corinaldinus; Antonius de Friciis; Antonius de Frixis Corinaldensis. E quale suo indirizzo, invece: Prope magnam curiam Vicariae (Napoli); a canto alla Vicaria nele case de meser Vicenzo setarol (Napoli); ubi magni iusticiarii regitur curia (Napoli); in aedibus illustriss. viri Andreae Matthaei Aquiuiui Hadrianorum Interamnatumque ducis (Napoli), cfr. Pietro Manzi, La tipografia napoletana del ‘500 (1503-1535). Annali di S. Mayr - G.A. De Caneto - A. De Frizis - G.Pasquet De Sallo (1503-1535), Olschki, Firenze 1971). Nel 1526 Antonio Frezza trasferì la propria officina tipografica nel palazzo napoletano che degli Acquaviva d’Aragona possedevano a Napoli e che sorgeva a San Pietro a Maiella. Infatti in calce alle sue edizioni, a partire dal 1526, Frezza imprime la dicitura “in aedibus illustriss. viri Andreae Matthaei Aquiuiui Hadrianorum Interamnatumque ducis, Napoli (cfr. “Dizionario dei tipografi e degli editori italiani. Il cinquecento” diretto da Marco Menato, Ennio Sandal e Giuseppina Zappella, collana “Grandi opere n. 9”, Bibliografica Editrice, Milano 1997). La tipografia di Antonio Frezza, quindi come è da tempo ampiamente documentato (cfr. Pietro Manzi, La tipografia napoletana del ‘500 (1503-1535). Annali di S. Mayr - G.A. De Caneto - A. De Frizis - G.Pasquet De Sallo (1503-1535), Olschki, Firenze 1971), non era stata impiantata, come si è a torto spesso sostenuto (cfr.  G. Bolognini, U. Panarelli, etc. e la questione è stata affrontata e quindi risolta da Antonio Fanizzi per cui cfr. A. Fanizzi, La tipografia di Andrea Matteo Acquaviva, in “La Forbice”, n.17, a. 1980). Sulla questione se l’introduzione dell’arte tipografica nel Meridione (e a Napoli in particolare) si possa, o meno, e in che termini: ricondurre all’indirizzo umanistico e se poi è stata proprio la cultura umanistica ad appropriarsi di quel nuovo strumento di divulgazione culturale che è la stampa tipografica si cfr. quanto in proposito ha accennato anche Francesco Tateo (cfr. F. Tateo, Feudatari e umanisti nell’impresa tipografica in “Chierici e feudatari nel Mezzogiorno”, Laterza, Bari 19, pp. 69 - 114). Il 1519 inizia il rapporto che unisce le fortune del tipografo Antonio Frezza al conte Andrea Matteo III Acquaviva. Infatti porta la data dell’8 novembre del 1519 l’«Officium pro cunctis diebus dominicis» opera scritta da Andrea Matteo Acquaviva e composta con i tipi di Frezza. A partire dal 1519 inizia un rapporto che è destinato a durare sino alla fin dell’attività di tipografo di Frezza. Nel 1523 Frezza stampa la seconda edizione dell’«Officium pro cunctis diebus dominicis». Del 1526 è, invece, la stampa -sempre per i tipi del Frezza - della traduzione in latino e quindi del commento del “De virtute morali” di Plutarco che redatto Andrea Matteo Acquaviva. Ancora una volta il Frezza si dimostra tipografo di straordinari abilità e classe. Infatti per il “De virtute” usa per la prima volta sistematicamente i caratteri greci. In precedenza a Napoli i caratteri greci erano stati usati, ma solo in modo sporadico, in alcune edizioni del Mayr e da Caterina De Silvestro. In tutte le sue altre edizioni Frezza usò in modo prevalente caratteri romani, in grande varietà di corpi. Qualche volta fece ricorso ai caratteri gotici, ma non usò mai il corsivo.

17Cfr. A. Cadioli, Dall’editoria moderna all’editoria multimediale. Il testo, l’edizione, la lettura dal Settecento a oggi, Milano, Unicopli, 1999; C. Demaria e R. Fedriga, Il paratesto, Milano, Sylvestre Bonnard, 2001; U. Eco, Lector in fabula. La cooperazione interpretativa nei testi narrativi, prima ed. 1979, Milano, Bompiani, 2002; G. Genette, Palimpsestes: la littérature au second degré, Paris, Seuil, 1981 [tr. it. di Raffaella Novità, Palinsesti: la letteratura al secondo grado, Torino, Einaudi, 1997]; G. Genette, Seuils, Paris, Seuil, 1987 [ed. it. a cura di Camilla Maria Cederna, Soglie. I dintorni del testo, Torino, Einaudi, 1989]; R. Grandi, I mass media fra testo e contesto. Informazione, pubblicità, intrattenimento, consumo sotto analisi, Milano, Lupetti & Co., 1992; M. Di Fazio, Dal titolo all’indice. Forme della presentazione del testo letterario, collana “Nuovi saggi n. 107”, Pratiche Editrice, Parma 1994; A. Huber, Paratexte in der englischen Erzählprosa des 18. Jahrhunderts [PDF 1.5 MB] (Magister Artium). Monaco di Baviera, Ludwig-Maximilians-Universität München, 1997; P. Lejeune, Le pacte autobiographique, Paris, Seuil, 1975; B. Osimo, Manuale del traduttore, Milano, Hoepli, 2003; L. Müllerová, Reklamní aspekty sekundárních knižních textů v devadesátých letech 20. století (Tesi di laurea), Masarykova universita Brno, 2009. M. P. Pozzato, Semiotica del testo. Metodi, autori, esempi, Roma, Carocci, 2001; A. Semprini, Analyser la communication. Comment analyser les images, les médias, la publicité, Paris, L'Harmattan, 1996 [trad. it. di Adriana Soldati, Analizzare la comunicazione. Come analizzare la pubblicità, le immagini, i media, Milano, Franco Angeli, 1997]; A. Semprini (a cura di), Lo sguardo semiotico. Pubblicità, stampa, radio, Milano, Franco Angeli, 1990; G. Stanitzek, Texts and Paratexts in Media, trans. Ellen Klein, in: Critical Inquiry 32,1 (Autumn 2005), 27-42; I dintorni del testo. Approcci alle periferie del libro. Atti del convegno internazionale, Roma, 15-17 novembre 2004 Bologna 18-19 novembre 2004, a c. di M. Santoro e M. G. Tavoni, voll. I e II, collana ‘Biblioteca di «Paratesto» n.1’, Edizioni dell’Ateneo, Roma 2005.

 

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Introduzione
  
Una macchina bellica del sec. XV: la torre poligonale di Conversano
Collana
Crescamus 22

Una massiccia torre poligonale viene edificata a difesa dell'angolo sud-est del castello di Conversano. Siamo negli ultimi anni del XV secolo quando la minaccia turca costringe gli aragonesi a operare interventi di adeguamento sui castelli ormai divenuti obsoleti con l'avvento della polvere da sparo. La torre è posta a difesa dell'accesso al castello divenuto uno dei punti deboli dell'intera struttura.
I rilievi effettuati nel 2010 grazie a una convenzione tra l'Amministrazione Comunale di Conversano e il Dipartimento DICAR del Politecnico di Bari, hanno permesso di effettuare uno studio approfondito sull'originario sistema di accesso al castello di cui si era persa memoria a causa delle trasformazioni avvenute in epoche successive. Nello stesso tempo si sono fatti passi in avanti nella conoscenza della complessa struttura della torre poligonale che si sviluppa su tre distinti livelli, ognuno con le proprie direttrici di fuoco.
La torre è pensata come una macchina da guerra autonoma con un accesso esterno e con all'interno tutte le funzioni per consentire a una guarnigione sotto assedio di sopravvivere anche per periodi relativamente lunghi. Nonostante la funzione specialistica dell'opera, gli ingegneri militari e le maestranze che vi hanno lavorato, realizzano un manufatto di grande pregio architettonico con soluzioni di pregevole livello estetico e innovative dal punto di vista tecnologico.

 

Arc. Paolo Perfido
Scheda bibliografica
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Autore Paolo Perfido
Titolo Una macchina bellica del sec. XV: la torre poligonale di Conversano
Editore A.G.A. Alberobello
Prezzo s.p.i.
data pub. luglio 2016
In vendita presso:
Emmaus - Conversano 
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