• Noicattaro
Noja 1815 - 16: Tempo di Peste
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Presentazione
  
 

Le vicende della citta dì Noicàttaro e dei suoi abitanti hanno portato da sempre importanti contributi alla storia di quell’ampio territorio che costituisce 1 antica Terra di Bari.
Dalla più remota antichità e fino ai primi decenni del ventesimo secolo, le storie di Noia si sono intersecate con quelle della più grande e vicina città di Bari.
La più antica pergamena conservata nell’Archivio diocesano di Bari contiene un documento che attesta una compravendita di terreni tra alcuni personaggi tra cui Cinnamo. cittadino di Noa. La pergamena risale al x secolo all'anno 952.
Col passare dei secoli la località di Noa e poi Noia ha espresso una quantità di vicende e di personaggi tra i quali se ne ricordano solamente pochi. Giovanni Carata, il Duca di Noia che fu promotore e finanziatore della carta topografica della città di Napoli un gioiello della cartografia antica e allo stesso tempo un capolavoro della calcografia di tutti i tempi. Il poeta secentesco Pietro Carocci, autore del “Serto Fiorito’, che è stato oggetto dei contributi del nostro Michele Sforza e del giovane italianista Sebastiano Valerio.
La città di Noja, dall’epoca postunitaria poi ribattezzata Noicàttaro, è stata vittima di un ‘esproprio’ territoriale nel 1933. quando l’allora ministro dei lavori pubblici Di Crollalanza fece allargare l’estensione territoriale della città di Bari a discapito di alcuni comuni limitrofi come Bitonto e appunto Noicàttaro dai quali furono rispettivamente sottratte le marine di Santo Spirito e quella di Torre Pelosa, l’attuale Torre a Mare.
Fatti, notizie, informazioni che sono sui libri di storia e non solo quella locale: fatti, notizie e informazioni tratte da tonti bibliografiche e documentarie, tratte da biblioteche e archivi.
Una schiera di studiosi, di appassionati di memorie patrie, hanno esplorato biblioteche ed archivi ed hanno saputo costruire una memoria storica della città, densa e approfondita.
Molti di tali specialisti hanno poi percorso i sentieri della ricerca per ricostruire l’avvenimento forse più drammatico della intera e millenaria storia di Noicàttaro: la funesta epidemia che esattamente duecento anni fa oppresse la cittadina provocando lutti e sconcerto.

Già a ridosso dei drammatici avvenimenti alcuni autori si cimentarono nella narrazione dei fatti noiani: Vitangelo Morea che scrisse la sua “Storta della preste di Noja” pubblicata nel 1817 lo stesse anno usci un “Dettaglio istorico della peste di Noja in provincia di Bari sviluppatasi a novembre del 1815” ad opera di Arcangelo D’Onofrio. I due cronisti erano medici incaricati dalle autorità del Regno di partecipare ad attività terapeuti di profilassi e di contrasto dei livelli di diffusione del contagio, testimoni della drammatica contingenza e della difficolta di vita e di sopravvivenza della intera comunità cittadina.
È evidente che tali precoci scritture non potevano usufruire di un significativo apparato di notizie documentarie che solo dopo una sedimentazione più o meno duratura nei luoghi deputati alla conservazione, quindi negli archivi comunali provinciali e poi eventualmente statali potevano essere utilizzati nella loro configurazione di fonti storiche e documentarie. Ciononostante si tratta di compilazioni corpose che narrano, quella del Morea in particolare, quasi giorno per giorno, in tempo reale si direbbe oggi, i fatti del sorgere e dello sviluppo dell’epidemia; le opere sono corredate anche da tavole sinottiche e da appendici e “riflessioni teorico-pratiche sulla corrente malattia petecchiale”. Dopo oltre cento anni il medico-scrittore noiano Sebastiano Tagarelli ritornò a scrivere del contagio in “La peste di Noj”, tenendo conto di testimonianze inedite dei fatti accaduti durante l’epidemia.
Un notevole e recente lavoro commemorativo è “Le carte bruciate”: lettere, editti e stampe della peste di Noja del 1815-1816, una raccolta iconografica dotata anche della opportuna trascrizione, curata da Vito Didonna e Filippo Affatati
Michele Sforza appartiene a tale schiera di studiosi un appassionato ed un amico degli archivi che sa usare le armi sempre più sofisticate della ricerca scientifica, abbinate a quelle della tecnologia per produrre un risultato di eccezionale interesse vigore e rigore storico e documentario. Il suo lavoro è dotato di solidi strumenti per la ricerca e l’apparato citazionale contorta tale considerazione. I principali siti di conservazione sono stati sottoposti al suo esame e ne sono state tratte carte di evidente importanza storica.
Questo lavoro si caratterizza quindi per la peculiare insistenza su fonti documentarie primarie. E risulta opportuna, ma al contempo vivace, la presentazione di quelle fonti, fonti privilegiate estratte dai luoghi eletti alla conservazione, ma anche alla fruizione critica.
L’Archivio di Stato di Bari e la biblioteca Nazionale di Bari si sono confermati come i luoghi deputati e indispensabili per ogni ricerca storica e storiografica, per la costruzione e la ricostruzione delle vicende e degli avvenimenti della società, economia traffici commerci, devozione e religiosità popolare, cultura letteraria e cultura materiale, non solo di una singola comunità, come può essere la citta di Noja, ma dell’intero territorio della antica Terra di Bari
Questo libro è un evento editoriale che annuncia il prossimo bicentenario che sarà l’occasione per una rivisitazione che potrebbe consolidarsi in un sito museale destinato a perpetuare la memoria storica di quell’importante e tragico avvenimento.


 

Dott. ssa Eugenia Vantaggiato
direttore della Biblioteca Nazionale di Bari e dell’Archivio di Stato di Bari

 

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Scheda bibliografica
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Autore Michele Sforza
Titolo Noja 1815 - 16: Tempo di Peste
Editore Grafica 2P s.n.c. Noicàttaro
Prezzo s.p.i
data pub. maggio 2014
In vendita presso:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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