• Conversano
Riflessioni e memorie di un ateo dialogante
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Presentazione e conclusioni
  
Ottant’anni di convinto ateismo e una domanda cui mai nessuno ha saputo, voluto o potuto dare risposta:
ma Dio, dov’è? 

Intervento dell'autore

Signori convenuti,
premetto che ho sempre avuto l’ambizione che il mio nome rimanesse negli annali della storia conversanese ma non ho patacche di cui menar vanto né antenati cocu ma nobili per il tramite del famoso conte, dato che provenivano da Putignano i Gigante, da Turi i Palmieri, da Polignano i Laporta.
Pertanto avevo progettato di profittare della data odierna per fare un pesce d’aprile dei più memorabili. Tuttavia, ho desistito avendo avuto conferma che a un uomo come monsingnor Gallo i miei cari compaesani non hanno dedicato nemmeno una lapide di finto marmo. figuriamoci per me.
Vengo subito a trattare l’argomento chiarendo innanzitutto che il libro è il terminale di pagine che, a mano a mano che raggiungevano un numero cospicuo, ho sottoposto al parere di molte persone fra le quali teologi e presuli. E avevo dato un titolo alquanto forte ‘Religione e mistificazione’
Perché mistificazione? Perché da oltre Tevere, ove si presume di essere depositari di verità inconfutabili, è in atto una ostinata offensiva contro i non credenti, gli scienziati e i politici non allineati accusati di ogni male.
Bene. Ma allora perché non si manda al rogo Padre Livio che da Radio Maria lancia i suoi appelli alla Chiesa "perché si riconverta per poter convertire"? Quel "si riconverta" non è una gravissima accusa di regressione in altre forme religiose, se non proprio nel paganesimo? Ma egli avverte anche che alcuni teologi sono sul punto di organizzare una nuova Chiesa però si astiene dal dare una qualsiasi indicazione. Neppure un nome.
Intanto, mentre si intensificano gli attacchi contro gli squattrinati scienziati degli embrioni, si rivolgono maggiori onori ai detentori di potere i quali per portare la pace fanno la guerra, che provoca milioni di morti e feriti. E così i fabbricanti di armi possono legittimamente rimpinguare i loro forzieri. E così viene a formarsi una graduaatoria in cui, in termini di sofferenza, quella presunta dell’embrione acquista una prevalenza sull’uomo cosciente e ciò per non recare offesa alla divinità, secondo quanto riferisce il suo vicariù.
Proseguiamo.
Con il libro ho pure cercato di evidenziare che i sagrati sono sempre più deserti non perché i credenti all’improvviso siano diventati presuntuosi e insolenti ma perché alla lunga si sono resi conto della realtà in cui gli areligiosi, piuttosto che andare in  giro a fare del proselitismo, si adoperano, come e più degli altri, per dare soluzione concreta ai problemi della gente. E sono i più propensi al dialogo ...
Altrimenti prevarranno coloro che, come il suddetto direttore, tuonano contro il progresso e la scienza. E nessuno osa chiedergli perchè nei viaggi verso il suo protettorato croato non vada a dorso d’asino, e perché continua a trasmettere le sue verità assolute con i sofisticati apparati radiofonici e non usa i barattoli di latta collegati con funicelle di spago come si faceva nell‘età infantile per darsi l‘illusione di possedere un telefono. Qualche volta si deve pur dare un esempio di coerenza.
Ho chiesto spiegazioni a numerosi prelati, di cui ben quaranta di rango episcopale. Ho ricevuto lettere di riscontro da due vescovi e quattro arcivescovi, tutte cortesi ma prive di risposta alle problematiche insite nei miei quesiti. Li ringrazio ugualmente perché con il loro silenzio mi hanno dato modo di recepire che anche essi hanno le mie perplessità, specialmente per ciò che attiene al binomio Radio Maria-Medjugorje.
Ad esempio, perchè Maria da trent‘anni, seduta su una nuvola (così si mostra ai veggenti), cerca inutilmente di convertire i cinquemila abitanti di Medjugorie sempre più recalcitranti e non va a posarsi su San Pietro per risolvere, in modo diretto e riservato, il problema della riconversione della Chiesa che dovrebbe interessare milioni di fedeli. Ma quanti fedeli hanno dichiarato di aver provato una qualche perplessità ascoltando il messaggio mariano del 25.2.1983 in cui si afferma che "la pace è un dono di Dio".
Sono parole che dovrebbero creare sconcerto perché stanno a significare che la normale condizione di vita degli uomini è la guerra in base alla volontà divina e che quindi non solo Satana ma anche gli uomini non hanno alcuna responsabilità. Ne consegue che i vari Hitler della storia non erano altro che dei mercenari.
Ma vi è un messaggio che suscita sbalordimento per il suo contenuto che sta fra le favole della prima infanzia e gli ìenigmi indecifrabili.
14.4.1982 "Cari figli, dovete sapere che Satana esiste. Egli un  giorno si è presentato davanti al trono di Dio e gli ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l’intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a Satana di mettere la Chiesa alla prova per un secolo. Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di Satana"
Sono frasi di tale forza esplosiva da sconvolgere tutto l’impianto religioso e politico su cui si svolge la vita degli uomini.
A questo punto mi sembra opportuno porre in evidenza che, nella sua magistrale introduzione, la professoressa Patrizia Cecconi di Roma ha affermato che il mio atteggiamento verso i fatti religiosi è stizzito e ironico dando atto però che la mia avversione non è rivolta verso la fede, che dovrebbe essere esclusiva pertinenza del singolo individuo, ma contro quella imposta come un vaccino o un antibiotico.
E se ti capita di risvegliarti e di constatare che sei disperatamente solo in un universo vuoto, non sei libero di adattarti autonomamente alla nuova realtà.
Entrano subito in azione gli innumerevoli eserciti della salvezza che decidono cosa è il male e cosa è il bene in nome dei fantasmi con cui hanno riempito il cielo, a seconda del luogo di nascita o di varie circostanze personali.
Chi leggerà il libro avrà modo di accertare che ho appena accennato al problema dei sacerdoti pedofili per evitare il rischio di giudicare i protagonisti in quanto sacerdoti e non in base a delle sentenze.
La parola ateo invece è sempre considerata sinonimo di negatività anche se fai una vita da trappista. Taluni, per sfuggire alle offese si definiscono agnostici, che è un ingenuo sotterfugio meramente mimetico.
Ma vi sono pure occasioni in cul l’ateo diventa credente.
Fin dall’adolescenza ogni volta che sono costretto a dire di essere ateo sono assalito da una valanga di contestazioni "Ma che ateo, tu sei un credente. Sì, perché se tu non credessi non useresti la parola Dio che è inserita in ateo".
Come si vede, è un problema di carattere nominalistico.
Quindi, mi si chiami come si vuole, magari panteista che è molto chic. Ciò che conta davvero è non avere intenzionalmente fatto del male agli altri e a se stessi. Nel libro ho citato due uomini ineguagliabili, due sacerdoti per i quali il fanatismo, religioso o laico, era il peggior nemico della umanltà.
Spero di averli imitati almeno in piccola parte.
Quanto è stato letto finora è in gran parte desunto dal mio intervento in occasione della presentazione del libro a Taranto. Non avrei aggiunto altro se non mi fossero giunti dei rilievi sul mio insistente riferimento a Radio Maria e sui toni aspri del libro.
Radio Maria. Se ho ben capito mi si rimprovera, anche da parte del noto teologo Messori, non di parlarne male ma di tenerla troppo in considerazione e, anche, perché la Chiesa non si sarebbe ancora pronunciata su quanto avviene in Medjugorie e intorno a Medjugorie ad opera del suo direttore. Eppure, a pagina 106 del libro è scritto chiaramente che il 2 ottobre 2003 padre Livio fu ricevuto dal Papa insieme ai rappresentanti delle 40 Radio Maria sparse nel mondo. Inoltre, vi è specificato che tramite la emittente di Erba ho potuto conoscere il citato prof. Messori, padre Gaspare, di cui parlerò dopo, e mons. Ravasi, il quale, diventato cardinale e quindi principe della Chiesa, continua a servirsi di quei microfoni per le sue raffinate e dotte esegesi sulle vicende dell’Antico Testamento, ma non dice una parola su Radio Maria e Medjugorie. E chissà perché, lo mandano in onda alle cinque del mattino quando lo possono ascoltare solo gli insonni come me. Se questo è vero in quanto facilmente verificabile, non si comprende perché permane questo alone di diffidenza intorno a Padre Livio, che si ripercuote sulla credibilità dei messaggi mariani resi noti tramite i suoi libri. Ma il teologo Messori nella sua lettera preferisce far propaganda ai suoi venti libri, dove ogni problema troverebbe soluzione..
Veniamo ora al tono del libro che è giudicato estremamente pungente. Sono reazioni naturali e legittime. Mi preoccuperei invece se fossi accusato di falsità. Il che non è avvenuto finora. Anzi, nelle lettere avute anche da teologi e monsignori viene chiaramente espressa la convinzione che io sia un cristiano in cerca della verità.
Questa espressione nasconde dei significati anche inconsci che hanno bisogno di chiarimento, a iniziare dalla parola cristiano. Cristiano è chi ha una fede assoluta, e pertanto inglobante la verità, in virtù della rivelazione divina. E a difesa dagli assalti esterni le è stato assegnato un angelo custode, che stranamente non appare mai.
Quindi il dubbio, qualsiasi dubbio, se riesce a penetrarvi lo fa perchè possiede una tale capacità di sfondamento da annientare la resi stenza opposta dal binomio fede-verità che costituisce l’essenza del cristiano. Il quale, deprivatone, diventa un uomo in cerca di un’altra verità, più resistente.
Ma questo è un prototipo idealizzato, Il cristianesimo fin dalle origini è stato una galassia eterogenea di fedi in lotta fra di loro. Alcuni gruppi erano per la esistenza di più dei. Altri dicevano che a creare il mondo sarebbe stato un dio minore, e quindi ebioniti contro marcioniti fino ai nostri tempi in cui missionari cattolici fanno una vita di estrema povertà per amore degli altri; telepredicatori evangelici che insegnano come arricchirsi; predicatori fondamentalisti che accusano le alte sfere ecclesiastiche di essere al servizio del demonio.
Ovviamente, molti di questi gruppi cristiani rifiutano di considerare cristiani gli altri.
Perché, dunque, si insiste nel volermi chiamare cristiano e senza alcuna distinzione-?
Probabilmente perché, scritto da un ateo dichiarato, si temeva che il libro avesse un linguaggio anticlericale al massimo grado.
Oppure perché il contenuto rispecchia i dubbi che vagolano nella mente di chi non è in condizioni di esprimerli apertamente. essendogli imposto il rifiuto dell’autocritica e la condanna della critica altrui, che invece servono a riconoscere i propri difetti per liberarsene e a scoprire le idee dell’avversario per sconfiggerlo.
Oppure, perché la concezione colonialistica della religione fa dell’individuo un suddito per sempre in quanto, non ancora ripresosi dal drammatico evento della nascita, viene incluso nei registri battesimali con inchiostro indelebile.
Intanto nei primi giorni di gennaio il Papa ha mosso un severo rimprovero nei riguardi delle leggi perchè non si adeguano alla fede e alla ragione, ma senza offrire alcuna spiegazione sui motivi dell’insolito connubio. E’ un problema che interessa tutti, ma quanti credenti si sono posti il problema dei nessi logici e delle conseguenze? Diciamo la verità, molti di loro, anche se bravi e puntigliosi nel confutare le complesse teorie scientifiche, perdono ogni slancio dialettico quando sono da discutere argomenti di carattere religioso. 
Credo che non gli costerebbe molto se convenissero che se fede significa fiducia assoluta nei misteri imperscrutabili e nei dogmi, e che per ragione s’intende facoltà di esprimere valutazioni in base a molteplici, obiettive esperienze, è oltremodo difficoltoso immaginare un qualsiasi processo di osmosi fra due categorie per secoli definite incompatibili. Ma è anche opportuno chiedersi quale parlamento sarebbe abilitato a deliberare su una materia siffatta, e con quali criteri potrebbe assicurare una parità di trattamento. E questa parità fra fede e ragione viene rispettata nell’ambito ecclesiale? 
Il suddetto padre Gaspare di Roma nella sua lettera, invece di dare risposta ai miei quesiti, scrive "Ho pregato spesso per lei 'irreligioso' ma che di certo cerca qualcosa di trascendente. La prego, si arrenda a Dio e starà meglio anche fisicamente". Io gli ho risposto che, stando alle sue parole, gli ospedali dovrebbero essere occupati solamente dagli atei e che se malattia è sinonimo di ateismo al primo raffreddore i credenti diventerebbero tutti atei.
Sono forse astioso se soggiungo che, individuato il vero responsabile, io non debba essere obbligato ad assolvere coloro che mi hanno reso invalido a seguito di operazioni non necessarie e malfatte?
Ma tralasciamo la facile ironia e vediamo se è stato dato spazio alla ragione, o almeno alla ragionevolezza, dato che lo scrivente è un eminente teologo e non un apprendista sagrestano.
Dunque l’avverbio 'di certo è attribuibile alla fede;’ trascendente idem; 'si arrenda aDio' idem; 'starà meglio anche fisicamente' esprime certezza e poteri taumaturgici e quindi doppio idem.
Risultato, fede batte ragione cinque a zero.
Facciamo un’altra prova. Il prof. Messori nella sua lettera scrive: "Lei mi chiede anzitutto se non ritengo una discriminazione considerare la fede come un dono. Effettivamente io non so come sia stato scelto dal momento che neanche cercavo Dio in pochissimi istanti una forza misteriosa ha operato in me ho scoperto che Dio è amore e che dunque ama tutti i suoi figli allo stesso modo."
Io farei notare che la risposta non soddisfa affatto la domanda. La scelta non è un fattore discriminante tanto più se non motivata? Come giudicheremmo un uomo dalle immense ricchezze che donasse qualcosa ai figli con il metodo delle lotterie?
Ad ogni modo, sono sicuro che i miei compaesani sapranno dare una brillante soluzione al problema dato che, se la città ha potuto fregiarsi dell’appellativo diAtene delle Puglie scavalcando nientemeno che Taranto, capitale della Magna Grecia, lo si deve certamente al fatto che tutti gli abitanti sono diventati filosofi, matematici e oratori, agevolati dalla incomparabile melodiosità del dialetto.
Questo nuovo record era diventato indispensabile per sostituire quello ormai logoro di discendenti da Norba oltre a quello di figli del Conte basato sullo jus primae noctis, superato di gran lunga da un noto personaggio espertissimo in notti e nottate. Ma i conversanesi sono già pronti -cint(e) nnanz(e) p(e) nnaz(e)- a vanificare le velleità del novello Priapo: riescono perfino a trasformare la bocca in proboscide.
A pagina 235 di un libro stampato nel settembre 2008 con copertina verde, è infatti scritto che un tale "afferrato entusiasta" un bottiglione di due litri di vino, senza aspettare che la nonna dell’autore lo versasse nel bicchiere,"lo posò delicatamente sulle labbra, non lo staccò mai e poi mai e in un unico e solo sorso svuotò la bottiglia".
Comunque, pur non potendo raggiungere vette così alte, a me precluse non essendo residente, il mio contributo alla grandeur conversanese l’ho dato ugualmente in una quarantina di pagine del libro dove predominano, come figure esemplari, due sacerdoti, Don Alfonso Giannuzzi e mons. Luigi Gallo, e coloro che mi hanno dato proficui elementi di riflessione, e cioè i coniugi Sciannamblo - Stella, Cecchino Montrone, segretario comunale, il prof. Vito Abbruzzi, il  prof. Mario Giannuzzi, i miei parenti Dr. Giulio Gigante, dr. Giacomo Palmieri, prof.Tommaso Turi, prof. Vito Nicola Laporta, la cui missiva non risulta nel libro per un disguido.
Ma vi è un aspetto del libro che è opportuno sottolineare.
Se nel titolo compare la parola 'dialogante' lo si deve alla lettera inviatami dal citato prof. Abbruzzi, che ha dato il via a un rapporto, che definirei di non belligeranza costruttiva, finalizzato a individuare i fattori di discordanza in via diretta e autonoma, su basi di lealtà.
Un primo risultato è stato ottenuto dato che, forse per la prima volta, il libro di un ateo viene concluso e presentato da un teologo.
A questo punto devo confidarvi che avrei potuto condensare tutto quesio malloppo in poche parole:

  • Gli atei sono uomini che per il post mortem prevedono solo il vuoto, e si disperano.
  • I credenti sono uomini che riempiono il vuoto con la fantasia, e si disperano.

Come si vede, le componenti certe sono la morte e la disperazione. La fantasia, incorporata nei culti religiosi, che, alla fine del percorso esistenziale dell’individuo, doveva presentarsi con le chiavi dell’al di là, svanisce nel nulla lasciando una lunga scia di disperazione. Ma nei superstiti l’anelito alla sopravvivenza è così vivo che, in mancanza d’altro, si affidano alla speranza sicuri che,in virtù dei loro meriti particolari, le porte si apriranno.
Ai tavoli della roulette i posti lasciati dai perdenti sono subito occupati dai nuovi giocatori in fremente attesa, anch’essi convinti di essere più bravi o fortunati, con le conseguenze ben note che non fanno scemare il numero delle vittime Invece, aumenta il numero dei croupiers.
Ma come classificare il fenomeno dei kamikaze? Allo scopo di prolungare la vita si danno la morte, anche con notevole anticipo.
Cosa che può essere giustificata con l’ansia di conquistare un posto in paradiso e avere in premio la compagnia delle leggiadre donzelle chiamate Uri. Non si riesce invece a percepire il tornaconto che hanno facendosi esplodere insieme a persone innocenti, e per di più della stessa religione.
E tutto avviene sotto gli occhi non soltanto dei rabbini, dei preti, dei pope, e simili, ma degli stessi imam, sciiti e sunniti, che chiamano i kamikaze eroi e martiri astenendosi però dall’imitarli forse perché sicuri di avere un posto riservato in quell’harem.
Credo di poter concludere che nella avventura spirituale della umanità vi è un solodominus, il mistero, costituito da un groviglio di ipotesi i cui nodi vengono rifatti nel momento stesso in cui si sciolgono.
In una delle più antiche preghiere dell’umanità, dedicata ad una delle loro 3.600 divinità, così si esprimevano i Sumeri.

O dio Enlil,
le tue infinite perfezioni fanno restare attoniti,
la loro natura segreta è come matassa arruffata
che nessuno sa dipanare,
è arruffio di fili di cui non si vede il bandolo
Ora permettete che io renda omaggio alla memoria di un caro amico dando lettura della pagina del libro che lo riguarda.
<<Tanti anni fa, succedeva spesso che, davanti alla sagrestia della splendida cattedrale romanica di Conversano, mi imbattessi nella tonaca di don Alfonso Giannuzzi.
Un sacerdote mite, affabile, sempre rispettoso delle mie idee, e che certamente soffriva molto nel constatare che oramai non c’era più speranza di un mio recupero. Se in qualche rara occasione ne parlavamo, facevamo a gara per dare alle parole un senso di lievità, e così tutto finiva con un sorriso, anzi con un sorriso di lui, perché io ero alquanto permaloso.-
Non ricordo più come una sera scivolammo sul tema del male. Dopo qualche giorno quasi mi aggredì, lui che non era mai salito su un pulpito."Ho risolto il problema. L’uomo è imperfetto e non conosce la verità, altrimenti sarebbe Dio e ciò gli permette di pensare che determinate cose sono deplorevoli e rappresentano il male. Dio, che è perfetto e non può contenere il male non può considerare il male alla nostra stregua. E’ come se lo fagocitasse".
Io, che usavo con lui  un linguaggio ironico ma sempre scherzevole, gli feci "Ma che stai dicendo! Mi sembri Giovanna d’Arco. Non vuoi fare altro che mandare tutti all’inferno. Tanto è il tuo mestiere".
La sua replica io la lessi nel rossore che infiorava le sue gote di uomo innocente che temeva di avermi fatto del male>>.

Aprire le porte
La fase più difficile del dialogo

Ritengo opportuno fare un consuntivo dopo la presentazione del libro a Conversano, anche perché spronato da alcuni rilievi espressi sull’andamento della serata che avrebbe causato qualche disappunto per la mancata replica ai quesiti rilevabili nel libro e nel mio intervento, e per la scomparsa della parola dialogo in quelli che si sono susseguiti.
A mio parere, invece, il risultato è andato oltre il previsto per la numerosa partecipazione del pubblico e per l’atmosfera di cordialità che vi regnava, indubbio segno di civiltà al passo con i tempi.
E’ peraltro da considerare che era un primo approccio fra persone di idee diverse su un argomento inconsueto e insidioso come un campo minato. 
Un primo momento per la reciproca conoscenza è sempre opportuno per poi pervenire gradualmente alla rimozione di un linguaggio spesso usato con toni apodittici e offensivi, che oltretutto sono controproducenti perché incrementano le defezioni.
Defezioni che è sempre più difficile attribuire ai ‘miscredenti’ per la crescente diffusione dei mezzi di comunicazione che non consente di offrire una visione della realtà più predicata che accertata.
Al fine di dare un contributo, pongo all’attenzione dei lettori alcune delle accuse più frequenti che, grazie allo spirito di tolleranza dei destinatari, non hanno dato luogo a reazioni violente.
“L’ateo è privo di spiritualità e quindi è portatore di ogni male. E’ seguace di Satana .Ambisce a somigliare a Dio.
Ed ecco le mie deduzioni.
Ateo portatore di ogni male.

Poiché qualsiasi accusa deve essere comprovata, si può aprioristicamente asserire che una tale affermazione è assolutamente indimostrabile a causa della oggettiva impossibilità di fornire una esauriente attestazione sulla base di miliardi di certificati penali e di ateismi Seguace di Satana.
Anche in questo caso basterebbe chiedere una certificazione sulle circostanze in cui non solo l’ateo ma una qualsiasi persona sia stata vista in compagnia di Satana
Tuttavia, ammesso che ciò avvenga per qualche sortilegio,gli accusati potrebbero invocarne la legittimità avvalendosi dei sacri testi (Gv 12:31, 2Cr 4:4) dove Satana è dichiarato Principe del Mondo. 
Ambisce a somigliare a Dio. 
Solitamente questa ambizione è attribuita agli scienziati dell’area areligiosa, facendo presupporre che nessun cristiano è scienziato.
Ad ogni modo ,per adeguarvisi si dovrebbero distruggere tutte le fabbriche, a cominciare da quelle farmaceutiche per fruire subito delle terapie miracolose degli sciamani e dei barbieri - cerusici.
Ma consultiamo ancora le sacre scritture dove si legge “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza”. E’ evidente che l’impiego di due sostantivi uguali è in funzione  di un potenziamento qualitativo
Ne consegue che l’uomo è simile a Dio fin dalla nascita tenuto conto che non risulta emanato alcun decreto di annullamento di tale status che viene tuttora usato anche nelle catechesi in termini di continuità.
Ma, se si vuole, si può affermare anche il contrario, dato che il creatore e gli angeli hanno sembianze e comportamenti spiccatamente umani (maschili), in special modo il primo per le note vicende vetero e neotestamentarie.
E a proposito di dialogo ,una notizia di grande importanza è stata quasi del tutto ignorata forse a causa degli eventi bellici che giustamente meritavano un maggior risalto nei giorni prepasquali il Papa ha accettato di rispondere a domande rivoltegli in senso critico da sette persone di diverse nazionalità.
Domenico Laruccia
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Go
Inervento 1° 2°
  
Ottant’anni di convinto ateismo e una domanda cui mai nessuno ha saputo, voluto o potuto dare risposta:
ma Dio, dov’è? 

Inervento del Prof. Vito Abbruzzi 
Conversano, Sala Consiliare “M. Fantasia”, 1 aprile 2011

Entro subito in argomento dicendo che siamo di fronte a un libro che, per il suo linguaggio esplicito di critica verso la religione (in particolare di quella cristiano-cattolica), irrita e, perciò, indispone persone come i coniugi Stella-Sciannamblo, i quali, nella missiva inviata all’Autore, loro vecchio amico, dicono: «Siamo dispiaciuti di quanto hai scritto e di non aver tenuto conto, conoscendoci, che con l’aiuto di Dio noi cerchiamo di essere fedeli cattolici. […] Ricordati che con Dio non si può scherzare» (p. 134).
Dal mio punto di vista, che è quello di un docente di Religione Cattolica impegnato nelle scuole superiori sul fronte della motivazione giovanile alla fede, posso dire che è tempo ormai di riflettere serenamente ma anche seriamente sul crescente fenomeno della miscredenza e della sua eziologia. E per farlo è innanzitutto importante sapere di cosa parliamo, chiarendo i termini della questione. 
Il quid è: “ateismo” o “agnosticismo”? Io, contrariamente all’Autore, escludo il primo a favore del secondo, spiegandone le ragioni a livello semantico.
Ateo vuol dire “senza Dio”; agnostico, “senza una certa conoscenza di Dio”. Ciò significa che il vero ateo è uno che non ha ricevuto alcuna educazione religiosa: insenso stretto e in senso lato
Non così l’agnostico che, invece, è stato dapprima educato in una data religione e poi, per vicissitudini personali – quasi sempre di natura familiare –, è approdato alla miscredenza, vale a dire alla incapacità di credere in un Dio che è “Padre misericordioso”. Ne abbiamo testimonianza in personaggi famosi come Beethoven, Leopardi, Salvemini. 
Di quest’ultimo il Servo di Dio Don Tonino Bello, intervenendo nel 1988 alle “Giornate salveminiane”, organizzate a Molfetta dal compianto Prof. Giovanni De Gennaro, ebbe a dire, col solito entusiastico e forbito eloquio che lo contraddistingueva: «Non è un tentativo di accaparramento. Oltre che maldestro, risulterebbe sacrilego. […] Nessuna voglia di annessione culturale, quindi. Salvemini è stato e rimane un anticlericale tutto d’un pezzo e senza cedimenti. Mai, però, volgare, o sguaiato. Anzi, così fine e, soprattutto, così nutrito di sofferte ragioni etiche, che oggi perfino il vescovo della città che gli ha dato i natali, un paio di anticlericali del genere, se li vorrebbe sempre a ridosso. Se non altro, perché lo aiuterebbero a preservare il messaggio di Cristo da contaminazioni mondane e da inquinamenti di potere». 
È chiaro che il discorso di Mons. Bello non vuol essere un elogio all’anticlericalismo, né tanto meno all’agnosticismo, alle cui cause – leggiamo in Gaudium et spes 19 – “possono contribuire non poco i credenti, nella misura in cui, per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione ingannevole della dottrina, od anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione”.
Come, allora, non nascondere, anzi rendere manifesto il genuino volto di Dio e della religione? Rileggendo nei giusti termini la parabola del Figliol prodigo, in cui il vero protagonista non è questi, bensì il padre che si riconcilia con tutt’e due i figli: tanto quello dissoluto, tanto quello ligio al dovere rappresentano i due aspetti dell’agnosticismo verso l’immagine di un Dio o troppo permissivo o troppo severo. 
In questo senso dobbiamo intendere la pericope paolina “Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo” (2Cor 5, 19), rilanciando il tema della “compassione divina”, così ben rappresentata negli artistici Ecce homo. Uno di questi è quello di Antonello da Messina, conservato a Palazzo Spìnola a Genova; di esso ha scritto Vittorio Sgarbi: «È l’immagine di un Dio offeso in un uomo umiliato». Sono d’accordo con questo giudizio pronunciato dal noto critico d’arte, che però ignora il bellissimo Ecce homoche si trova nella qui adiacente chiesa di San Francesco. In esso leggiamo tutte le espressioni contenute nel responsorio dell’Ufficio delle tenebre del Venerdì Santo: «Caligaverunt oculi mei a fletu meo, quia elongatus est a me qui consolabatur me. O vos omnes qui transìtis per viam, àttendite et vidéte si est dolor sicut dolor meus (i miei occhi si son velati per il mio piangere, poiché si è allontanato da me chi poteva darmi consolazione. O voi tutti che mi passate accanto, fermatevi alquanto a riflettere se possa esservi un dolore simile al mio)».
E proprio con la chiesa di San Francesco voglio concludere. Sul portale d’ingresso principale di questo edificio sacro, appartenuto ai frati Conventuali, c’è una iscrizione del 1781, perfettamente leggibile, che così recita: «Christiane, qui huc beneficia petiturus ingrederis, Deum adora in spiritu et veritate (o cristiano, che vieni qui a cercar grazie, ricordati che devi adorare Dio in spirito e verità)». È quanto ogni buon credente deve sforzarsi di fare. Compreso anche il qui presente Domenico Laruccia, assolto dal successore degli Apostoli, Mons. Ruppi (per gli amici “Don Cosimo”), con la formula contenuta nella sua lettera all’Autore (interamente dattiloscritta su carta intestata, con firma e controfirma): «Ella non è affatto “irreligioso”, perché ha profonde radici e forti tensioni religiose: il Signore, che legge nei cuori, lo sa meglio di tutti noi». 
Grazie.
Prof. Vito Abbruzzi

Intervento di Don Nicola Bux 

Credo che il confronto tra persone che credono e persone che non credono sia antico quanto il mondo. Ricordo la frase di un filosofo presocratico, Eraclito, che amava dire che si tratta dell’«attesa dell’Inatteso»; o di un altro che dice che l’«essere umano è desiderio». L’uomo è tutto un desiderio. La parola “desiderio” viene dal latino “de-sidera”, che vuol dire “dalle stelle”. L’uomo desidera! Se a noi finisse il desiderio saremmo già morti. E, quindi, l’uomo è desiderio; l’uomo attende l’evento, l’Inatteso. Persino Nietsche, che – come è noto – era un filosofo del “Nulla” (così, almeno, si autodefiniva), era un uomo che avrebbe desiderato che i cristiani avessero aria di gente salvata, che gli cantassero canti migliori (dice lui). C’è, stranamente – succede –  che i non credenti aspettano sempre qualcosa dai credenti. Talvolta, poi, i credenti – secondo me – adulano i non credenti, perché non sanno fare di meglio; quando sarebbe più giusto intavolare un confronto – diciamo – pacato nel rispetto delle differenze. Perché il problema è che la realtà non è quella che vogliamo noi. La differenza tra colui che è ideologo e colui che è realista è proprio qui: che l’ideologo ha un’idea e vorrebbe che tutta la realtà corrispondesse alla sua idea. Questa è l’ideologia. E voi sapete che l’ideologia è un disastro. Veniamo da un secolo che ha visto il trionfo delle ideologie, che hanno avuto come esito milioni di morti. Perché l’ideologia vuole essa costruirsi la realtà e la vorrebbe – come dire – quasi imporre; invece che riconoscere la realtà. E la realtà è fatta – come si dice – di luci e di ombre. La realtà è fatta di gente che crede e di gente che non crede. Piaccia o non piaccia, questa è la realtà! Inutile accanirsi, cioè, volere a tutti i costi costringere una parte nell’altra. Chi fa questa operazione – secondo me – vive male. Perché finisce per – come dire – evadere dalla realtà, che è, appunto, fatta di uomini e di donne: credenti e non credenti, ignoranti e dotti, intelligenti e meno, semplici e complicati. Per esempio, io ho ascoltato questo brano [di Laruccia]: ma io lo trovo complicatissimo – non so gli uditori qui in Sala –; molto complicato. Io sono molto più semplice. Capisco che l’essere umano si contorce, si gira, si volta: e per questo è difficile arrivare a Dio, perché – vedete – Dio è semplice; Dio non è complicato. Per arrivare a Dio ci vuole la semplicità del fanciullo; non la complicatezza mentale, le contorsioni dell’adulto: sempre pieno di dubbi, di diffidenze, di problemi. Chi vive così non arriverà a Dio.
Don Nicola Bux
 
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Inervento 3° 4°
  
Ottant’anni di convinto ateismo e una domanda cui mai nessuno ha saputo, voluto o potuto dare risposta:
ma Dio, dov’è? 

Intervento di Cosmo Lofano
Conversano, Sala Consiliare “M. Fantasia”, 1 aprile 2011

 

Dopo il saluto ai presenti, rivolto all’autore, amico sin dal 1983: hai intitolato la tua silloge, “Riflessioni di un ateo dialogante “.
Riflessioni, che seriamente rispetto, di un essere pensante, colto, versatile, di forbita criticità, ricco del dono di una non comune intelligenza, forte e determinato a fronteggiare la sofferenza interiore provocata dai  molti interrogativi: (“ chi ci ha creati; chi è Dio; che significa creatore, Dio ha corpo come noi; Dio può fare anche il male; per quale fine Dio ci ha creato” . . . come riportato alle pagg. 58-60 di “ Religione e mistificazione“) che hanno costellato il cammino della tua vita, qui espresse ad alta voce, per stimolare e solleticare un confronto, un dialogo fecondo e proficuo che dia risposte e appaghi l’ansia e le aspettative. 
Al riguardo, provo ad esprimere mie riflessioni, soprattutto su verità, (“verità da non conclamare con artifici verbali. . . “,pag. 30 di “Religione e mistificazione“ . .), presupposti imprescindibili, considerando che “Tutti gli uomini desiderano sapere, e oggetto proprio di questo desiderio è la verità. La stessa vita quotidiana mostra quanto ciascuno sia interessato a  scoprire, oltre al semplice sentito dire, come stanno veramente le cose. L’uomo è l’unico essere in tutto il creato visibile che non solo è capace di sapere, ma sa anche di sapere, e per questo si interessa alla verità reale di ciò che gli appare. Nessuno può essere sinceramente indifferente alla verità del suo sapere. Se scopre che è falso, lo rigetta; se può, invece, accertarne la verità, si sente appagato “(cfr. Fides et ratio SS Giovanni Paolo II ) e mie riflessioni su primazìe, per doppiare un tuo termine, parimenti imprescindibili. 
Avverto preliminarmente una contraddizione nel titolo stesso della silloge, ma questo incontro non è per discettare sull’ateismo, (non sarei in grado di affrontare la tematica), inteso in senso stretto: negazione dell’esistenza di Dio, negazione di una qualsiasi causalità di Dio sul mondo, negazione che ha alla base l’indifferenza per il problema di Dio, o della forma più semplice di ateismo negativo che sfocia nello scetticismo, per es. quello del filosofo Carneade, l’empirismo illuministico di Hume o l’espressione di Feuerbach che vede in Dio l’immagine capovolta dell’uomo o di Sartre che intende l’ateismo come un dovere morale, e mi chiedo: sono riflessioni di una persona che si professa ateo (“io sento che non c’è un Dio, e non sento che c’è; questo mi basta, tutti i ragionamenti del mondo sono inutiliconcludo che Dio non esiste “ pag. 2 di “ Religione e mistificazione“) o di un agnostico?; se riflessioni dell’ateo che nega l’esistenza di un Dio, di un Creatore, allora  come è possibile  aprire un discorso, un dialogo su riflessioni che generano interrogativi e investono  e riverberano questioni etiche e morali, trascendentali e teleologiche?: esistenza di un Dio, il creato, l’esistenza dell’uomo e tutti gli interrogativi richiamati a pagg. 58-60. Se, di converso, sono riflessioni di un agnostico che non nega, ma che ha sete di conoscere, allora si può avviare un discorso quindi dialogare, - dialogo che non sia la somma di due monologhi, per parafrasare Amos Luzzatto - con chiunque, ma soprattutto con coloro che germinano riflessioni divergenti, convinzioni differenti, con coloro che sostengono che tutto fà  capo, tutto è attribuito  a un Dio – Creatore: quindi la creazione dell’uomo a Sua immagine, ponendolo al centro e al vertice del creato, e inculcandogli la nozione di eternità nel suo cuore, senza però capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine, e dal quale tutto ha avuto origine e seguito. 
Le realtà create esistono in funzione dell’uomo. Lo stupore davanti alla grandezza dell’uomo fa esclamare il salmista : “che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’ha fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi“  (Sal 8,5-7).
La riflessione profetica e sapienziale approda alla manifestazione prima e alla sorgente stessa del progetto di Dio sull’umanità intera, quando giunge a formulare il principio della creazione di tutte le cose da parte di Dio. Se le cose create non dipendono da Dio, e che l’uomo può farne uso così da non rapportarle al Creatore, nessuno che riconosce Dio non avverte quanto siano fallaci tali opinioni. Senza il Creatore, la creatura viene meno“ (cfr. Gaudium et Spes).
Secondo la teologia cristiana, l’universo fu creato dal nulla da parte di un libero atto di Dio, chiamato Creatore. Fin dalla fine del secolo II fu universalmente accettata dalla chiesa la creazione ex nihilo.
 “L’essenza dell’uomo è un pensiero di Dio, la sua esistenza è la prima risposta ad una voce, ad un appello uscito dalla bocca di Dio“ (cfr. Lippert).  
Il  “conosci te stesso“, scolpito sull’architrave del tempio di Delfi sta a testimoniare la verità basilare secondo cui l’uomo, chiamato a distinguersi tra tutti gli esseri creati, si qualifica come uomo appunto in quanto costitutivamente orientato a conoscere se stesso, a conoscere la questione del suo posto nella natura e nella società, cercando di dare un senso all’esistenza e al mistero che l’avvolge: chi sono?; perché la presenza del male, della sofferenza, delle malattie; sul senso religioso; sulla fede; quali conseguenze hanno sulla fede dei cristiani le profonde trasformazioni nella società di oggi; sul senso della giustizia sociale e dei valori morali; sul perché c’è il rifiuto ad accettare i criteri assoluti di verità; sul senso della vita e della morte; cosa ci sarà dopo questa vita ?. Il soprannaturale?
Il soprannaturale, per il credente, non è da concepire come una entità o uno spazio che comincia dove finisce il naturale, ma come elevazione di questo, così che niente dell’ordine della creazione e dell’umano è estraneo ed escluso dall’ordine soprannaturale e teologale della fede, ma piuttosto vi è riconosciuto, assunto ed elevato“ (cfr. Dottrina sociale della Chiesa).
Sono domande che costellano il peregrino cammino dell’uomo e del vivere umano, prospettano mete impervie alla ragione umana. Il credente di fronte a questi interrogativi, si ferma, la mente non riesce ad andare oltre, e non oltre per conoscere se le menti più eccelse, più colte abbiano nel corso della storia dell’umanità, dato risposte. 
Le ha date, per es. Erasmo da Rotterdam, ritenuto l’uomo più intelligente e saggio del suo tempo? Le hanno date le menti più colte ed eccelse dei contemporanei; le  danno gli uomini dei nostri giorni? Le ha date la saggezza della umanità, in ogni tempo ed in ogni popolo, offrendo delle interpretazioni dell’universo e della convivenza umana e cercando di dare un senso, una spiegazione all’esistenza e al mistero che l’avvolge? 
Ed ecco, allora, di fronte a questi limiti, anche la ragione s’arresta ed  il ricorso alla fede, che comunque provoca, stimola una attenta riflessione sulle complesse realtà dell’esistenza dell’uomo,  diventa, per il credente, bisogno essenziale, irrinunciabile, irrefutabile.
 “La fede interagisce efficacemente con la ragione. L’intelligenza della fede, in particolare della fede orientata alla prassi, è strutturata dalla ragione e si avvale di tutti i contributi che questa le offre.”  (cfr. Dottrina sociale della Chiesa).
La fede e la ragione costituiscono le due vie conoscitive della dottrina sociale, essendo due le fonti alle quali essa attinge:la Rivelazione e la natura umana. Il conoscere della fede comprende e dirige il vissuto dell’uomo.
Questa intelligenza della fede include la ragione, mediante la quale essa, per quanto possibile, spiega e comprende la verità rivelata, i dogmi per es., quindi il dogma della Immacolata Concezione, e la integra con la verità della natura umana  attinta al progetto divino espresso dalla creazione“ (cfr. Dottrina sociale), “ossia la verità integrale della persona in quanto essere spirituale e corporeo, in relazione con Dio, con gli altri esseri umani e con le altre creature“ ( cfr. Veritatis splendor). 
La centratura sul mistero di un Dio – Creatore non indebolisce o esclude il ruolo della ragione e perciò non priva la dottrina sociale di plausibilità razionale e, quindi, della sua destinazione universale. Egli illumina il mistero dell’uomo, la ragione dà pienezza di senso alla comprensione della dignità umana e delle esigenze morali che la tutelano.“ (Dottrina soc. par.75).
La fede dà una maggiore capacità di conoscenza e non presume di imprigionare in uno schema chiuso la mutevole realtà sociale, politica, culturale. Essa è, invece, fermento di novità e creatività, vive nel tempo e nello spazio di questo mondo.    
 “Il distacco tra la fede e la vita quotidiana è giudicato dal Concilio Vaticano II come uno degli errori più gravi del nostro tempo (Gaudium et Spes).
La fede spinge a cimentarsi con impegno sempre rinnovato nella costruzione di cultura sociale e politica.
E allora, concludendo, parafrasando Pierre Teilhard de Chardin, pensatore e scienziato francese al quale si deve un profondo e coerente tentativo di conciliazione tra il dogma cristiano e i risultati della moderna scienza dell’evoluzione e della biologia contemporanea: “non gli uni per gli altri, ma gli uni e gli altri“, io e te, Minguccio, mano nella mano, idealmente, su strade parallele, non antitetiche, che abbiamo liberamente scelto di seguire, continueremo a camminare tra le molteplici vie e intricati tracciati che la vita quotidiana presenta, fino all’epilogo dell’esperienza terrena, per essere ulteriormente presi per mano e condotti, gioiosa speranza, nella Santa Gerusalemme, là dove c’è la risposta a tutto, il superamento di tutto e della sofferenza, sofferenza interiore che, ancora oggi, attanaglia e brucia il tuo spirito di libero pensatore, lo spirito non dell’ateo, non dell’agnostico, ma di un vero, autentico credente, sul quale aleggia e soffia il respiro non del “demiurgo che, pur proclamandosi infinitamente misericordioso, continuava imperterrito a giocare alla roulette russa per colpire alla cieca le sue creature“ come tu riporti a pag. 6 di “Religione e mistificazione“, ma il respiro del Dio – Creatore che dona eternità a tutto ciò che di più bello l’uomo si porta nel cuore e che  “imperterrito e infinitamente misericordioso“, continua ad infonderti ancora tanta forza ed energia, non solo intellettuale, ma fisica e corporale; tanta forza ed energia per spingerti a continuare a cercare, con retto discernimento, per saziare la struggente sete di verità, “verità che è umiltà“ (cfr. S. Agostino), e giungere a quelle alti e sublimi verità per spegnere la forte sofferenza interiore; giungere a condividere il pensiero e l’ansia di verità di Jean de la Bruyèr: “io sento che c’è un Dio, e non sento che non c’è; questo mi basta, tutti i ragionamenti del mondo sono inutili: concludo che Dio esiste“ pag. 3 di (“Religione e mistificazione“).
Ansia e verità perché “quando il perché delle cose viene indagato con integralità alla ricerca della risposta ultima e più esauriente, allora la ragione umana tocca il suo vertice e si apre alla religiosità. In effetti, la religiosità rappresenta l’espressione più elevata della persona umana, perché è il culmine della sua natura razionale. Essa sgorga dall’aspirazione profonda dell’uomo alla verità ed è alla base della ricerca libera e personale che egli compie del divino“ (cfr. Giovanni Paolo II udienza generale 19.10.1983).

Cosmo Lofano
 
 
Inervento della sig.na Andrea Dragone 
 
Ciao a tutti sono Andrea, ho 18 anni e vengo da Putignano.
Perché sono atea?!
Per rispondere a questa domanda devo partire da 9 anni fa, quando ero una bambina di appena 9 anni, un’età che ha cambiato tutta la mia infanzia e la mia vita.
Era proprio in questo periodo che iniziavo a farmi domande sul perché i miei coetanei mi vedevano e mi trattavano diversamente dagli altri o sul perché dovessi andare spesso in ospedale e prendere tante pillole.
A queste domande mi venivano date 2 risposte:
  • Quella di mia madre, per me più importante, la quale mi diceva che avevo e ho una malattia rara con cui devo convivere, che non mi doveva importare cosa gli altri pensavano di me e che la mia famiglia ci sarebbe sempre stata.
  • Quella di mia nonna, la quale mi diceva sempre che se ero diversa dagli altri era perché Dio voleva così e che non si poteva cambiare la sua volontà.

Passano i mesi.
Ho 10 anni ed è il novembre 2002.
Mio padre, che faceva le stagioni lavorative, torna definitivamente a casa e apre un bar.
Mio fratello Giovanni ed io eravamo piccoli quindi per circa 1 anno abbiamo dormito a casa di mia nonna con la quale io, ogni giorno appena alzata e anche il pomeriggio dicevo il rosario, prima di pranzo e cena era d’obbligo la preghiera per ringraziare il Signore del pasto (anche se non capivo il perché dato che tutta la fatica l’aveva fatta qualcun’ altro) e prima di andare a letto 3 cose erano fondamentali: rosario, lettura della Bibbia e preghiera di ringraziamento al Signore per la giornata appena trascorsa.
Tutte cose che hanno contribuito a farmi diventare così ostile verso l’esistenza di un essere superiore il quale dovrebbe essere come un padre per l’uomo e portarlo per la giusta strada cosa che, secondo me, non succede visto che un uomo immaginario non ti potrà mai dare dei consigli, confortarti o darti degli schiaffi se hai fatto una cosa sbagliata cose che fa un papà o una mamma reale.
Durante questo periodo, vedendo che alle domande non mi venivano date risposte logiche, reali e razionali me le sono andata a cercare sui libri, su internet o comunque da qualsiasi fonte dove potessi ricevere una risposta logica e|o scientifica.
Man mano che crescevo iniziavo a credere più in me stessa, nelle mie capacità e quando mi dicevano: “Sei riuscita a fare questo perché Gesù ti ha aiutata e ti è stata vicino!” io con veemenza controbattevo: “Per ottenere questa cosa ho lavorato duro e se proprio mi ha aiutata qualcuno è una persona reale come Giovanni, mamma, papà o le maestre e non sicuramente qualcuno che non ho mai visto!”.
Da questo periodo della mia vita a tutti coloro che mi chiedevano il perché non praticavo una religione io rispondevo con queste domande: “Se veramente esiste un Essere divino perché ci sono tante persone che muoiono di fame?Perché ci sono le morti bianche?Perché ci sono bambini che nascono con malattie gravissime? Perché ci sono le guerre? Perché c’è gente cattiva che aspetta che ti distrai per colpirti alle spalle?”.
Quando parlo di questo argomento con la mia famiglia mia madre dice sempre che sono la pecora nera della famiglia ma per sua fortuna sono un’atea elastica, anche grazie a lei da cui ho imparato ad avere una mia opinione rispettando quella degli altri, e poi, secondo me, una persona può essere credente o meno ma alla base dell’educazione ci deve essere il rispetto verso l’altra persona e no come alcune persone che dicono di credere, vanno in chiesa e poi si comportano male verso gli altri, dicono parolacce o non aiutano una persona che ha bisogno di una mano.
Anche se penso tutto questo, per non far dispiacere mia nonna, che, anche se è credente all’ennesima potenza, è comunque una brava persona e ha aiutato tantissimo me e la mia famiglia, mi sono fatta tutti i sacramenti con un totale rifiuto verso di questi e non gli ho detto che sono atea.

Andrea Dragone
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Scheda bibliografica
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Autore Angela Campanella
Titolo Riflessioni e memorie di un ateo dialogante
Editore Chimienti - Taranto
Prezzo € 12,00
data pub. novembre 2010
In vendita presso:
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Presentazione volume:
"Riflessioni e memorie di un ateo dialogante"
1 aprile 2011
Presentazione volume
Filmato
Intervento di A. Renna
Intervento di A. Renna
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intervento di P. Sibilia
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Intervento di C. Mancini
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Intervento di V. Abbruzzi
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Intervento di N. Bux
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Intervento di C. Lofano
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Inervento della sig.na Andrea Dragone
Inervento della sig.na Andrea Dragone

 

 

 
 
 
 

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