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La voce della pietra
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Presentazione 
  
Catalogo della mostra
Conversano
6/12/2007 - 6/01/2008
  Il giardino incantato di Stefano Rossi

Ho conosciuto Stefano Rossi intorno alla fine degli anni Cinquanta, quando cominciai a frequentare assiduamente non soltanto le botteghe dei restauratori delle cosiddette opere d'arte mobili, ma insieme, e soprattutto, i cantieri e le imprese che vi operavano per conto della Soprintendenza ai Monumenti e alle Gallerie della Puglia.
Un personaggio assai singolare, il nostro Stefano: tranquillo, sereno, disponibile al colloquio. Sapeva mettere a proprio agio i suoi interlocutori, soprattutto quelli giovani ed inesperti che lo assillavano con tutta una serie di domande a volte intelligenti ma più spesso banali. Era dotato di solide capacità manageriali nel programmare e gestire le attività delle maestranze che operavano alle sue dipendenze; e insieme, di particolarissime attitudini all'analisi dello stato di conservazione delle fabbriche oggetto dei suoi interventi.
I rapporti di amicizia e di stretta collaborazione con "l'uomo che parlava coi muri", come lo chiamavo scherzosamente, divennero sempre più stretti e frequenti nel decennio della mia permanenza nella Soprintendenza di Bari. Si allentarono solamente quando, nel 1977, fui chiamato a Matera per dirigere la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici della Basilicata, ben presto travolta dalla tragedia provocata dal sisma del 1980. E fu durante quel difficile momento, dinnanzi alle migliaia di opere faticosamente recuperate fra le rovine delle chiese e dei monasteri lucani e temporaneamente ricoverate in depositi sparsi qua e là sul territorio della regione, che cominciai a riflettere sulle modalità più idonee per affrontare lo spinoso problema del loro recupero; modalità che non potevano prescindere da certe convinzioni che avevo maturato da tempo: considerare l'opera d'arte un organismo vivente e concepire l'intervento conservativo alla luce di una concezione iatrica del restauro. Il tutto, senza dimenticare il fondamentale suggerimento dell'amico Stefano: il monu­mento ha un'anima.
Intanto Stefano continuava imperterrito con il fratello Vincenzo, suo impareggiabile collaboratore, a condurre, con la sua collaudata squadra di maestranze specializzate, interventi di restauro e conservazione sui più importanti monumenti della Puglia.
Nel 1986 però un evento imprevedibile, un grave infarto, lo costringe ad abbandonare l'intensa attività nei cantieri. Cede la direzione dell'impresa alla figlia, l'architetto Angela, e, appena superata la fase acuta di crisi, riprende a lavorare nel nuovo ruolo di consulente. Sembrava che tutto si fosse risolto nel migliore dei modi; ma il rapporto con le fabbriche si stava trasformando, divenendo altro da quello ma-turato negli anni. Le attenzioni sino allora rivolte ai muri, ai pilastri, alle volte, agli elementi strutturali degli edifici, cominciavano a cedere il passo a nuovi interessi, rivolti piuttosto alle componenti materiche di quegli stessi organismi architettonici.
In realtà, l'infarto aveva profondamente cambiato la vita di Stefano Rossi. Durante il lungo ed estenuante periodo di convalescenza, aveva cominciato ad interrogarsi, prendendo lentamente coscienza di possedere attitudini e predisposizioni che la incessante attività nei cantieri di restauro aveva tenuto latenti. Si stava rendendo conto che le sue domande si rivolgevano ora prevalentemente alla pietra, anzi alle pietre. Ed erano le domande di uno scultore. E le risposte che si attendeva da ciascuna delle pietre così pazientemente interrogate, non dipendevano tanto dalle loro proprietà fisiche, chimiche e mineralogiche, quanto dalle loro capacità di assumere forme: che è quanto dire la disponibilità a trasformarsi in sculture per dare voce agli ideali di bellezza del loro Autore. Qual è l'ideale di bellezza di Stefano Rossi? Gliel'ho chiesto in occasione della recente visita al suo laboratorio, nel quale fioriscono decine e decine di busti e volti di giovani donne tradotte nei materiali lapidei più svariati. La risposta è stata decisa: in questo mondo, non c'è creatura più bella della donna. E questa bellezza è tutta concentrata nel volto e nel busto femminile.
Può sembrare una scelta monocorde, alla base di una produzione ripetitiva e monotona.
Così non è.
Il rapporto tra l'artista e la sua creazione trova una mediazione essenziale nella materia, con le sue continue varianti di colore, trasparenza, compattezza, durezza, friabilità... Un ventaglio di possibilità offerte alla scelta, come può essere la tavolozza per un pittore.
Il magistero dello scultore ne trae altrettanti stimoli per una produzione sempre variata e sempre nuova, all'interno di un unico, coerente filone di ricerca.
Fiori di pietra, che vanno a popolare il giardino incantato di Stefano Rossi.

 

Prof. Michele D'Elia
già Direttore dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma
 

 

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Scheda bibliografica
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Autore Stefano Rossi
Titolo La voce della pietra
Editore Vito Radio editore Putignano
Prezzo s.p.i.
data pub. settembre 2007
In vendita presso:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. dell'autore
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