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eBook "Il fascicolo del Senatore Nicola prof. Pende "
Scienziato dimenticato, fondatore dell’endocrinologia italiana

 

 
 
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Nicola Pende: la verità nell’archivio del Senato

Nel marzo del 2017 l’Info Point Turistico di Noicàttaro, in collaborazione con l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Bari, organizzò una “Giornata di studio sul medico Nicola Pende”.
All’incontro, presieduto dal Dott. Filippo Anelli, intervennero, tra gli altri, Musajo Somma, Riccardo Giorgino e Riccardo Scardapane.
Quest’anno, ricorrendo l’ottantesimo anniversario del “Manifesto della Razza” di Benito Mussolini, si ripropone l’annosa e controversa questione della firma del Prof. Pende sul “Manifesto della Razza”.
Come è noto, in quegli anni, Nicola Pende era considerato il massimo esponente della endocrinologia, più volte candidato al Premio Nobel per la Medicina. Lo scienziato, originario di Noicàttaro, era stato eletto Senatore del Regno d’Italia per meriti scientifici.
Recentemente il Prof. Vito Didonna, studioso e storico, ha ritrovato documenti inediti in ordine alla presunta firma di Pende sul “Manifesto della razza”.
La ricerca ha richiesto un lavoro certosino di verifiche incrociate presso l’Archivio Storico del Senato della Repubblica.
Il lavoro ha portato all’acquisizione di circa trenta documenti dai quali si evince che Nicola Pende partecipò attivamente alle   Commissioni della “Educazione Nazionale” e “Affari Interni e di Giustizia”.
La sua presenza, come si ricava dalla copiosa documentazione, fu strettamente legata alle sue competenze professionali nella sua  qualità di Professore Ordinario di Patologia e Clinica Medica Generale presso l’Università degli Studi di Genova.
Dopo la caduta del fascismo ed in particolare dagli anni 50 in poi, alcuni studiosi lo accusarono di una sua diretta partecipazione alla stesura del “Manifesto sulla Razza”.
In realtà le cose andarono molto diversamente.  Il Prof. Nicola Pende, sui documenti trovati nell’Archivio del Senato, sostiene che il “Manifesto fu redatto e pubblicato a sua insaputa a cura del Ministero della Cultura Popolare e, a cose fatte, fu nominata una Commissione di studiosi di cui disgraziatamente fu invitato a far parte per discutere i problemi razziali”. Nicola Pende continua raccontando che “ci furono due sedute tempestose ed io mi levai contro i concetti antiscientifici del Manifesto che dovevano ispirare gli italiani non più al nostro tipo romano-italico, da me difeso con tutte le forze, ma al tipo nordico-germanico: e che alla fine della seduta, l’allora Ministro Alfieri mi incaricò, non avendo trovato accordo né appoggio nei componenti della Commissione, di redigere io una nota chiarificatrice che sarebbe stata pubblicata. Ciò che io feci, ma invano attesi che venisse pubblicata mentre il giorno stesso fecero pubblicare i nomi degli studiosi convocati e li fecero apparire arbitrariamente e subdolamente agli occhi del pubblico mondiale come firmatari ed estensori o aderenti al Manifesto”.
Vito Didonna, alla luce della documentazione reperita presso il Senato della Repubblica, sostiene che Nicola Pende e gli altri componenti della Commissione non apposero alcuna firma sul Documento.
Il Prof. Didonna, inoltre, sostiene che tra i documenti esistenti non vi è alcun verbale a testimonianza dell’avvenuta firma sul Manifesto sulla Razza.
In realtà, il 16 novembre del 1944, l’Alta Corte di Giustizia decreta con propria Ordinanza la decadenza da Senatore di Nicola Pende non facendo alcun riferimento alla supposta firma sul Manifesto ma con una generica formula: “per avere col proprio voto e la propria attività mantenuto il fascismo e resa possibile la guerra”.

 
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