• Conversano
Libro di secreti veri:
un ricettario conversanese del Settecento
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Recensito per "Scaffale" da Giulio Esposito
    
Collana Crescamus 5

"Piglia terra impastata con orina di cane e mettila sopra i porri, che tutti seccheranno ed anderanno via". Recita così uno dei tanti rimedi proposti in un curioso manoscritto, appena edito dall'infaticabile don Angelo Fanelli con il titoloLibro dei secreti veri: un ricettario conversanese del Settecento, nella collanaCrescamus dell'Archivio diocesano di Conversano, dell'Archivio Capitolo della Cattedrale e della locale Biblioteca diocesana "D. Morea", per i tipi delle Arti Grafiche Scisci.


Il codicetto, come è detto nella dotta introduzione, è custodito gelosamenete da un privato ed è "sopravvissuto per una provvida cura affettiva che lo ha salvato dalle facili e consuete distruzioni moderne". Si tratta di un agile elenco di precetti riguardanti la salute, la vita domestica, il ludico e le conoscenze lunari. 1 secreti a cui fa riferimento il titolo del manoscritto indicano ciò che è nascosto anzitutto nella natura e poi dagli uomini stessi. La segretezza di questo sapere aveva molteplici moventi. Innanzitutto poteva essere un sottrarsi al controllo ecclesiastico, in secondo luogo un celarsi alla sorveglianza delle autorità politiche, in terzo luogo un evitare quello che il curatore definisce l'altezzosa spocchia che i dotti del tempo riservavano a queste precettistiche arcaico – rurali ed infine ad un possibile aumento di prestigio, che in ambito popolare, si riservava verso coloro che possedevano conoscenze segrete.


Questa raccolta di precetti appare anche quasi come un contraltare agli arcana dei ceti dominanti. Si legga il seguente consiglio per scoprire un qualche tesoro: "Si mena una moneta in qual si voglia parte oscura e poi si alluma una candela [ ... ], che si vedrà un montone di quella moneta, e di queste coglionerie vi sono studi pubblici in Ginevra", conclude sarcasticamente l'anonimo. Si legga poi quanto scrive a proposito delle "maggie ed altro che sembrano cose diaboliche: Sono tutte chiacchiere ma sol tanto sono tutte distrezze di mani, arte e virtù di certe composizioni e stromenti preparati per tal mestiere, che sembrano superstizioni ed arte diaboliche a chi non è noto l'arte il secreto" Ed ancora quanto altrove ritenga infondata e "truccata" ogni cabala lottologica. Il che sembra rimandare all'idea che le fortune non si realizzano magicamente - così come potevano credere masse di lazzaroni - ma grazie alla conoscenza ed alla intraprendenza umana.

La cornice del testo sembra voler ribadire la produttività del sapere umano capace di risolvere in modo apparentemente prodigioso molti problemi quotidiani, un sapere certo non "scientifico" (giusti i canoni galileiani), da custodire gelosamente non perché magico - esoterico, ma per volontà di monopolizzare il dominio.

Da una serie di indizi si può arguire che Nicola Sciorsci autore del codicetto proviene da un ambiente appena alfabetizzato, con un orecchio attento alla precettistica medica più popolare, ma anche capace di cogliere (e stravolgere) qualche elemento del sapere dei letterati. Il testo è interessante perché mostra che anche a livelli sociali più ampi si diffonde una cornice di disincanto, che evidenzia comunque una maturazione degli stessi strati sociali meno alfabetizzati.

L'interessante e meritoria pubblicazione del codicetto è accompagnata da un glossario medico, redatto dallo stesso don Angelo Fanelli, strumento indispensabile per la corretta comprensione del testo.

 

Giulio Esposito per "Scaffale"

 

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Recensito da Franco Iatta
    
Collana Crescamus 5

Quale rilievo, poi quale incidenza e per ciò stesso quale funzione può aver assolto la cultura popolare nella nostra comunità sul finire del '700? A questa non semplice querelle ha tentato di offrire una prima, quanto convincente risposta Angelo Fanelli nel suo recentissimo "Libro di secreti veri: un ricettario conversanese del Settecento" Arti Grafiche Scisci, Conversano 2006. 
L'illuminante saggio ch'è premesso alla pubblicazione del "codicetto" ("i secreti" cui fa riferimento indicano ciò che è nascosto nella natura e poi colpevolmente dagli uomini stessi e che s'impone per sottrarsi all'occhiuto controllo del 'potere') dimostra che l'inedito manoscritto fonda il suo 'sapere' - essenzialmente medico, ma poi anche domestico e quindi poi pure culinario - sulla somma delle conoscenze acquisite dall'esperienza popolare. Ma rileva, altresì, come gli stessi rimedi - che il manoscritto custodiva e quindi di fatto offriva a chi ne aveva pressante necessità - permettono di cogliere l'industriosità e la millenaria saggezza accumulata dalla cultura subalterna della nostra comunità. 
Così, se per un verso il "Libro di secreti veri" si presenta come un ricettario per por rimedio ai più incalzanti affanni che angustiavano un'intera collettività che lottava per la propria sopravvivenza, per altro ci squaderna uno spaccato significativo della cultura popolare che s'era affermata in Conversano sul finire del '700. E così la lettura del "Libro di secreti veri" ci rivela o fa intuire credenze più o meno diffuse; dettagli di singolari mentalità quindi poi pure caratteristiche tipiche di costumi e/o pregiudizi d'indole generale che filtrano, per l'appunto, tra e da i suggerimenti e i singoli rimedi che generosamente si ricavano dal "Libro dei secreti veri". 
Insomma, letto tra le righe, il codicetto ci fa inoltre intuire le ragioni che determinano l'insieme degli atteggiamenti, delle tendenze e delle opinioni di un gruppo sociale e quindi i modi differenti di considerare il mondo che lo fanno contrapporre alla cultura dei ceti dominanti; per ciò ci rivela anche i costumi, le credenze e poi parte degli stessi pregiudizi su cui si fonda la "saggezza" ch'è, per l'appunto, compendiata nel "Libro dei secreti veri". 
Di fatto il codicetto che custodisce "Libro dei secreti veri" propone un modello di cura e/ o di cure diverse, se non proprio contrapposte, a quelle ufficiali. Ci permette, per ciò, di sondare quanto e come questo modello culturale subalterno derivi da quello egemone, oppure se ne diversifichi o come, d'altro canto, questi due mondi, apparentemente contrapposti, possano essersi influenzati a vicenda.
Il manoscritto che contiene il "Libro dei secreti veri" ci offre, comunque, anche un suo altro insieme di caratteri - parimenti distintivi - da decodificato. 
Com'è noto ciò che, tra l'altro, connota la trasmissione della saggezza o dei saperi popolari è che questi sono, di norma, affidati alla loro trasmissione orale.
Perché, quindi, Nicola Sciorsci (l'autore del manoscritto che ci viene offerto in un'edizione che si vale della consueta cribia filologica di Angelo Fanelli) ha avvertito la necessità di affidare ad un libretto di auree ricette alcune perle della cultura subalterna conversanese, addirittura infrangendo una regola non scritta? 
Una delle ipotesi che si può formulare per spiegare l'escamotage cui ricorre Nicola Sciorsci è, forse, la seguente. 
Come si sa nell'alto medioevo - a stare a quanto racconta Iduino abate di St. Denis - si attribuiva pure ai libri la facoltà di fare miracoli. Il libro miracoloso - cui fa riferimento l'abate di St Denis - era stato un manoscritto greco che conteneva le opere dello Pseudo Dionigi l'Aereopagita (l'attuale codice Parigino greco 437). Il libro depositato nell'abbazia di St. Denis operò, infatti, diciannove guarigioni. Ma al di là della leggenda, quel che riteniamo debba tenersi maggiormente in conto è il ruolo di mediazione taumaturgica che venne affidato ad un libro. Quindi anche Nicola Sciorsci, assegnando al suo "Libro dei secreti veri" il compito di custodire, per il futuro, il ricettario dei rimedi di cui era depositario, forse, intendeva consegnargli anche il compito taumaturgico che, nel passato, avevano avuto i libri. 
La nostra non parà un'ipotesi cervellotica sol che si ponga mente ad un dato di fatto che si ha leggendo, non ingenuamente, "Libro dei secreti veri". 
Da una serie non modesta d'indizi si arguisce, infatti, che Nicola Sciorsci proviene da un ambiente semialfabetizzato e che Nicola è poi attento non solo alle suggestioni della precettistica medica popolare quant'anche è in grado di cogliere i non modesti elementi di un diffuso sapere letterario che circolava nel suo ambiente. 
Insomma il "Libro dei secreti veri" - a saperlo interrogare criticamente come merita- ci offre, com'era d'altro canto prevedibile, non solo un primo ritratto del mondo subalterno della nostra comunità di fine 700 (che altrimenti non avremmo potuto più ricostruire - sia pur nelle sue linee essenziali) ma ci propone anche motivi ben più ampi di riflessione che vanno, ovviamente, oltre la mera decodificazione di alcune sue questioni demo-etno-antropologiche. 
Meritano, al termine di questa nostra segnalazione, almeno un cenno, gli apparati paratestuali di cui é stata, opportunamente, arricchita la pubblicazione che ha curato Angelo Fanelli. 
Angelo Fanelli ha, infatti, posto di seguito all'edizione filologica del codicetto: un glossario medico, che è insostituibile per leggere correttamente i contenuti del "ricettario"; poi vi ha aggiunto un prezioso indice degli argomenti trattati e infine, sin anche, un indice sistematico. Quanto mai impagabile si rivela - pure per questo quinto numero dei "Crescamus" - altresì anche la cura che ha posto nell'impaginazione grafica e nella riproduzione delle illustrazioni: Leonardo Brescia. 
E' stata accolta, infine, con questo "Creascamus" una nostra precedente raccomandazione. Un'intera pagina del quinto quaderno dei "Crescamus" è stata dedicata a ricordare i numeri già editi nel recente passato. Ma manca ancora, a nostro avviso, l'indicazione del loro prezzo e presso chi si può, eventualmente, acquistarli. Riteniamo, inoltre, che non sarebbe del tutto inutile indicare quali saranno i titoli della collana che stanno per essere editi. O che i direttori dei quaderni si propongono di pubblicare, nell'immediato futuro. 
I "Crescamus", oramai, costituiscono una nota felice nel desolato panorama culturale cittadino, quindi destano nuove e legittime aspettative che non devono, per l'appunto, essere frustrate. In proposito ci permettiamo quindi di consigliare ad Angelo Fanelli e a Vito Castiglione Minischetti, direttori della collana, di provvedere, sin d'ora, a segnalare - nei modi che riterranno più opportuni - la possibilità di poter prenotare - indicandone, altresì, contenuto, pagine e prezzo - il prossimo numero dei "Ceescamus". Dato il successo di stima che oramai circonda la loro qualità, la "prenotazione per l'acquisto certo" potrebbe assicurar loro un vita più lunga di quella che sin d'ora è facile pronosticare.

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apparso su "l'altro FAX" il 19/04/06

 

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Scheda bibliografica
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Autore Angelo Fanelli
Titolo Libro di secreti veri: un ricettario conversanese del Settecento
Editore Arti Grafiche Scisci Conversano
Prezzo contributo € 5,00
data pub. febbraio 2006
In vendita presso: Emmaus - Conversano
Edicola p.za Castello - Conversano
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