• Eventi e manifestazioni
Presentazione del volume: 
 
"Sibilla e la Poíana"
di Dora Liguori 
Conversano 15 lug. 2021 - Largo San Cosma


 
Tratto da: lecronache lucane
 
LA LEGGENDA DELLA BELLISSIMA SIBILLA
 
Era figlia di Goffredo di Conversano, signore di Matera e Brindisi  Sibilla di Conversano
 

Maestosa nel suo gotico, una delle più belle cattedrali di Francia, immortalata dal genio impressionista di Claude Monet, che rappresentò la facciata della chiesa in momenti diversi della giornata. Il ciclo della cattedrale di Rouen conta più di trenta dipinti eseguiti tra il 1892 e il 1894. Era anche la cattedrale dei duchi di Normandia, vi sono sepolti Rollone, Guglielmo Lunga Spada e anche il leggendario Riccardo Cuor di Leone, loro discendente diretto. Ma se si va all’altare maggiore si trova una lapide con questa iscrizione

 

Sibilla di Conversano,
nata in Puglia,
la quale condusse in moglie
Roberto detto Coscia Corta,
Duca dei Normanni,
figlio dell’invitto Guglielmo II Conquistatore,
colpita da precocissima morte
dopo un biennio di matrimonio.
A(nno) M(ortis) 1102.
Prima delizia, poi desiderio della gente,
ora cenere
in futuro risorgente.

 

Sibilla era considerata una donna di straordinaria bellezza, il cronista e monaco benedettino Guglielmo di Malmesbury nella sua storia dei re normanni di Inghilterra la definisce, talmente affascinante che la sua morte poi è stata mitizzata con Leggenda di Roberto di Normandia e Sibilla da Conversano. La leggenda narra che Roberto II di Normandia, durante le crociate, fu colpito da una freccia avvelenata. Poiché le sue condizioni erano parse subito gravi, egli, di ritorno in Inghilterra, si fermò a Salerno per consultare i medici, il cui responso fu drastico: l’unico modo per salvargli la vita era quello di succhiargli via il veleno dalla ferita, ma chi l’avrebbe fatto sarebbe morto al suo posto. Roberto respinse tutti, preferendo morire, ma durante la notte sua moglie Sibilla da Conversano gli succhiò il veleno, morendo così per il suo amato sposo. Questa leggenda è raffigurata in una miniatura sulla copertina del Canone di Avicenna, in cui si vede Roberto con la sua corte che, alle porte della città, saluta e ringrazia i medici, mentre sullo sfondo le navi sono pronte a partire; sulla sinistra, altri quattro medici si occupano di Sibilla, riconoscibile dalla corona, avvizzita dal veleno. Sibilla era nata nel 1080 era figlia di Goffredo di Conversano, nipote di Roberto il Guiscardo, Goffredo era signore di Brindisi, Montepeloso l’antica Irsina in provincia di Matera e Signore di Matera , la madre Sichelgaita, figlia di Rodolfo di Molise. Sibilla andò giovanissima in sposa al duca di Normandia Roberto II detto Cosciacorta, primogenito di Guglielmo I il conquistatore, portandogli una ricca dote come era normale nelle famiglie dei possedimenti normanni del Sud Italia, all’epoca floridi e potenti territori. Un matrimonio che dimostra i forti legami che erano rimasti tra gli Altavilla del mezzogiorno d’Italia e la stirpe reale dei duchi e re di Inghilterra, infatti Roberto II partecipò alla 1 crociata, fermandosi a lungo a Melfi e poi in Puglia nei possedimenti di Boemondo d’Altavilla,

 

Proprio il matrimonio con Sibilla portò la perdita del trono d’Inghilterra a Roberto II, quando il fratello Guglielmo II il Rosso re d’Inghilterra morì nel 1000 senza prole, il trono sarebbe dovuto andare al Cosciacorta, ma era in Puglia per il matrimonio con Sibilla, la sua assenza permise l’ascesa al trono del fratello minore. Il matrimonio durò poco, Sibilla morì il 21 marzo 1102 , ci sono diverse teorie sulla dipartita della bellissima duchessa, di malattia secondo Guglielmo di Malmesbury, alcuni sostenevano che morte fu causata dal suggerimento di una levatrice che per avere una buona produzione di latte materno, dopo il parto, era necessario fasciare i seni con una benda molto stretta di veleno, secondo Orderico Vitale morì avvelenata (veneno infecta) da Agnes Giffard l’amante di Roberto II. I tumulti che seguirono la morte di Sibilla impedirono a Roberto di sposare Agnese che a sua volta era vedova e considerata l’avvelenatrice.

 

 
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