De Magnanimitate

La grandezza d'animo per Andrea Matteo Acquaviva

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De Magnanimitate. La grandezza d'animo per Andrea Matteo Acquaviva

 

Gli Acquaviva tra Puglia e Abruzzi
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Volume pubblicato con il contributo

della MIC Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali Servizio II

Prefazione di Caterina Lavarra

 

Il Centro ricerche di storia ed arte di Conversano è lieto di accogliere nella collana Gli Acquaviva tra Puglia e Abruzzi il De Magnanimitate di Giovanni Gioviano Pontano, una delle opere cardine del pensiero morale del Rinascimento. Il trattato viene ora reso pienamente accessibile grazie alla traduzione italiana, corredata da commento e introduzione, di Francesco Tateo, permettendone una più agevole fruizione dopo la sua edizione critica del 1969. Quest’opera. tra le ultime composte dall’Umanista, complessa per la storia della sua tradizione testuale, tormentata per l’analisi morale, e perfino polemica per il confronto politico, si offre oggi in una luce nuova mentre ci avviciniamo al sesto centenario della nascita del suo autore.

 

Il volume si inserisce con naturale continuità nella collana in virtù della dedica del cattato al duca Andrea Matteo III Acquaviva d’Aragona, il più grande feudatario del regno di Napoli tra XV e XVI secolo: a lui viene offerto infatti il ritratto ideale del principe illuminato che, per la grandezza d’animo e la straordinaria cara-aia morale e intellettuale, si rivela il più idoneo all’esercizio del potere. In verità, questa collana editoriale ha già ampiamente valorizzato la personalità dell’Acquaviva. che nel primo volume figura come raffinato bibliofilo e collezionista di lussuosi codici miniati greci e latini, nel quinto come colto umanista, autore della raffilala traduzione latina del De virtute morali di Plutarco e mediatore e interprete della tradizione classica in lingua greca.

 

Con questo sesto volume il lettore è invitato a compiere un ulteriore passo, avvicinandosi all’ideale filosofico e morale che Pontano. maestro e amico, volle trasmettere al giovane principe acquaviviano. Andrea Matteo, erede di un’antica stirpe feudale con solide tradizioni militari, aveva già sapido integrare nella sua formazione la disciplina delle armi e il sapere.

Il padre, Giulio Antonio, pur non essendo uomo di lettere, aveva voluto garantire ai figli un’educazione di alto livello, affidandoli a maestri eccellenti come Pontano e fornendo loro gli strumenti necessari a governare con consapevolezza e dignità. Così Andrea Matteo, al tempo stesso abile condottiero ed estimatore, nonché conoscitore, dell'arte e del pensiero filosofico e scientifico, era divenuto per Pontano la personificazione stessa della magnanimitas: un principe capace di dimostrare grandezza d'animo, virtù morale e pervenire alla gloria, tanto nel campo militare quanto in quello culturale. La magnanimità si configura come coronamento di tutte le virtù, ideale supremo che - accanto a prudenza e giustizia - il governante deve perseguire nella sua azione rivolta a garantire l’ordine e la pace civile soprattutto in periodi di cresi e di torte instabilità politica com’erano specialmente quelli di fine secolo.

 

Pontano, come afferma Tateo nella sua Introduzione (p. 23), ha tracciato il profilo del principe perfetto «tenendo d’occhio un principe reale», dedito tanto all’esercizio delle armi quanto al culto delle lettere, che dava prova di effettivo amore verso la scienza e la bellezza, anche in qualità di mecenate. In molte parti del trattato è sottolineato, infatti, lo stretto legame tra magnanimitas e studia humanitatis. La virtù pontaniana della magnanimità è permeata dell’ideale umanistico di convergenza di lettere e armi, incarnato pienamente dall’Acqua­viva che, nella Prefazione della sua famosa traduzione dal greco del De virtute morali di Plutarco, corredata successivamente di un dotto commento filosofico arricchito da alcuni inserti di arte musicale e di scienza astronomica, pur essen­do un condottiero, afferma la superiorità delle lettere sulle armi, cioè della cul­tura in forma di scienza della natura e dell’anima, simboleggiata da Mercurio, su Marte, simbolo della guerra.

Non sorprende, inoltre, che Pontano, nel deli­neare la figura del magnanimus, attribuisca un ruolo centrale ai due celebri precetti Nosce te ipsum e Se ipsum continere. Essi richiamano l’uomo magnanimo all’esercizio della riflessione interiore e alla pratica costante della moderazione, senza le quali il rischio dell’errore diventa inevitabile. A questi massimi principi - e ad altri valori morali affini - Pontano riservò uno spazio privilegiato, facendone incidere le massime anche sulle pareti esterne della cappella funeraria di famiglia, che Pompeo Samelli definì un vero e proprio libro di marmo.

 

Edificato tra il 1490 e il 1492 nel cuore di Napoli, accostato al fianco sinistro della chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, il tempietto, modellato su un antico sepolcro romano, si eleva quasi isolato nel tessuto urbano. Le sue epigrafi, silenziose e austere, impongono a chi vi passa la forza delle parole incise nella pietra, promuovendo non solo l’autorappresentazione di Pontano come letterato, ma anche il dialogo con i vivi e l’introspezione. In quelle testimonianze grafiche si potrebbe intravedere un segno di come alcuni aspetti della riflessione etico-politica pontaniana aspiravano ad assurgere realmente a guida del concreto vivere civile.

 

Il Centro ricerche ha inteso con questo volume rispondere anche ad uno degli impegni della sua attività editoriale: l’incontro fra la scrittura e l’arte figurativa, che in certo qual modo si cela nella struttura pontaniana della riflessione filosofico-morale, quando l’autore illustra con exempla antichi e moderni il suo pensiero. Le tavole che accompagnano la stampa - poche ma significative - vogliono esercitare simbolicamente il ruolo della traduzione e della miniatura, che era nell’orientamento culturale del principe. Questi, come osserva Tateo, apparteneva a una nuova generazione di studiosi, formata alla scuola del grande umanista, il quale privilegiava la divulgazione nel suo compito di attualizza zione fino all’autonomia della riscrittura, più che la semplice versione di servizio, destinata per mera utilità o finalità scolastiche ad affiancare il testo.

 

Premessa di Francesco Tateo

 

Quando, nel lontano 1966, licenziavo, dattiloscritta, l’edizione critica del De magnanimitate nelle mani di Eugenio Garin, perché fosse stampata nella collana dell'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, a conclusione della mia borsa di studio preso I Tatti, e alla vigilia dell’alluvione di Firenze che avrebbe ritardato di due anni la pubblicazione del libro, non immaginavo che oggi avrei potuto divulgarne la traduzione, sia perché non era nelle mie intenzioni farlo, sia perché non pensavo che avrei lavorato sul Pontano fin quasi al sesto centenario della sua nascita. Invece, non solo gli anni, l’esperienza didattica e l ’amore per il latino umanistico mi hanno indotto a ritenere doveroso questo servizio, ma le tappe dei miei studi sulle Corone fiorentine, sul Rinascimento, sul Classicismo dell’Ottocento non hanno interrotto l’interesse specifico per l’Umanista autore dei dialoghi, dei carmi, delle opere astrologiche, dei trattati filosofico-morali, della narrazione storica, delle facezie, soprattutto con l ’intento di non fame dimenticare l’unità segnata dalla sua riflessione sulla poesia, sull'umana conversazione e sul destino, cioè fra i miti della bellezza, del piacere e della fortuna.

 

Anzi la collaborazione istituita frattanto col Centro ricerche di storia e arte di Conversano, che ha rivolto l ’attenzione alla cultura del baronaggio meridionale, mi ha offerto l ’opportunità di rievocare la figura di Andrea Matteo Acquaviva, illustre committente di manoscritti e di stampe, entrato a far parte a più pieno titolo dell'eredità di Pontano in quanto dedicatario di questo trattato e autore di un'opera morale che ne segue le orme. Il rammarico che mi resta, nel concludere l’esame del De magnanimitate, di non aver potuto esplicitare tutte fe tonti ‘dirette’ delle citazioni pontaniane a causa del modo spesso cursorio delle stesse citazioni, ma anche per la mancanza di una ricerca pressoché completa dei manoscritti e dei libri che l'umanista fosse in grado di consultare, è superato dal piacere di lasciare ad altri uno spazio che potrebbe risultare esaltante, dal momento che questo aspetto della ricerca sull'Umanesimo è fra i più basilari, nato com’è all’unisono con le origini della moderna filologia umanistica e ben più importante dell’esercizio scolastico, ora anche facilitato dalla tecnologia, di registrare le concordanze.

 

Si è ritenuto opportuno ritoccare talora, nel testo come nella punteggiatura, l’edizione critica del 1969, e aggiungere un’Appendice per riproporre alcune parti essenziali della sua Introduzione, comprese quelle riguardanti un’ipotesi sul rapporto fra l’autografo e la tradizione vulgata. La “storia del testo”, cosi ricostruita in base all’ipotesi che l ’autore abbia lasciato nell'autografo conservato presso di sé una redazione da lui rivista ancora, successivamente a quella utilizzata dalla stampa, ha inteso infatti superare alcune difficoltà dovute alla situazione complessa delle carte contenenti l’opera in una forma certo non ancora definitiva. Ma la vicenda ipotizzata permette almeno di mettere in evidenza aspetti della problematica relativi allo stato confuso della tradizione, che rispecchia un interessante momento creativo dell’autore. 

Scheda bibliografica
Autore Giovanni Pontano
a cura di Testo, traduzione, commenti di Francesco Tateo
Titolo De Magnanimitate. La grandezza d'animo per Andrea Matteo Acquaviva
Editore Congedo Editore S.r.l – Galatina (Le)
ISBN 9788867663125
Prezzo € 30,00
data pub. dicembre 2025
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