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Noicattaro
Rita Tagarelli
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Na ca-m-n-t jind a Nao
 
Introduzione dell'autore
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"L'uva di Noicàttaro, famosa anche nelle più lontane contrade del mondo, non teme rivali, perchè nacque Regina, figlia del caldo Sole e della Terra Feconda"
Sebastiano Tagarelli

Con questo lavoro non ho inteso presentare una trattazione della storia del mio paese. Ho accettato la proposta di accompagnare chi avesse voluto seguirmi in una ipotetica passeggiata per Noicàttaro, andando tra presente e passato con un piccolo bagaglio di notizie e tanti ricordi.
Mi sono detta che, quand'anche non fossi riuscita a dare una credibile spiegazione di tutto quanto avremmo incontrato nel percorso, avrei sostenuto la curiosità, stimolato il bisogno di sapere, insomma avrei agevolato l'opinione, come diritto di interpretare e giudicare in piena autonomia.
Al di là della frequentazione degli archivi e dello studio dei documenti, ho cercato nella memoria, ma soprattutto nel cuore. Qui vi ho trovato, così come mi era stato trasmesso per eredità familiare, un grande attaccamento ai luoghi ed un grande amore per la gente. Non mi è sembrata cosa da poco.
Confesso subito che il mio interesse per la storia si ferma dove comincia la pretesa che sia scienza. La storia, anche quella documentata, mi è parsa una materia poco esatta, della quale non bisogna fidarsi né sempre, né molto, perché, si sa, a tramandarla sono gli uomini che spesso, in buona o in cattiva fede, tacciono o dicono quello che torna più utile. Due soli avvenimenti sono certi ed inconfutabili: la nascita e la morte. Infatti, sono le uniche verità nelle quali la visione dei fatti, l'idea che ne scaturisce, la documentazione che se ne produce, se si fermano al "dove" e al "quando", sono nell'essenzialità oggettiva del destino umano e non possono essere travisate.
Io racconto i piccoli movimenti, gli episodi quasi irrilevanti, i personaggi anonimi, perché sono questi per me che segnano la vita di un paese. E’ la quotidianità quasi senza storia, il solo e semplice essere stati a tessere quella trama sottile di abitudini, di comportamenti che fa di un popolo, quel popolo. La tradizione vissuta come valore, pari alla tela del ragno, imprigiona, condiziona, imprime una irripetibile fisionomia. Sento che per capirsi bisogna conoscere il proprio passato con il dolore, le realizzazioni, gli entusiasmi, lungamente sedimentati.
In quest'ottica non mi è sembrata inutile "Na ca-m-n-t jind a Nao", Una passeggiata a Noicàttaro, e, mentre vado tra la gente di oggi e di ieri per le vie del mio paese, lasciatemelo dire, sento la bellezza della poesia del campanile, una poesia che mi commuove, mi esalta, mi impegna. Ed in questo sentimento che è orgoglio di appartenenza, solidarietà, desiderio di crescita che vorrei poter coinvolgere tutti quelli che come me si sentono nojani.

Rita Tagarelli
 
 
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