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Nino Acquaviva
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Prefazione di Giorgio Albertazzi
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Ad Anna:
Sorgente dei miei sentimenti,
Patria dei miei pensieri,
Culla della mia passione,
Compagna del mio cammino.

Ho conosciuto Nino Acquaviva per lavoro.
Era il direttore di scena del Falstaff e per quasi cinque mesi la nostra quotidianità si è intrecciata convulsamente tra viaggi, spostamenti, recita e chiacchiere di camerino prima dello spettacolo o tra un tempo e l'altro, magari davanti ad una delle sue prodigiose tisane che propinava incandescenti alla compagnia, quale toccasana ai mali invernali.
In queste, appunto, chiacchiere che spaziavano da discussione di risultati calcistici, ricordi inevitabili di spettacoli e compagni di ventura, ricette di pasta e fagioli nelle molteplici versioni regionali (che Nino, cuoco di lungo corso, peraltro conosce tutte), visione di carte stradali e summit animati sul migliore percorso da seguire il giorno dopo per arrivare in un’altra città, mi sono imbattuto nella sua poesia.
Un giorno, timidamente, in camerino, mi ha consegnato un foglio scritto a mano.
Pensavo a una lettera sulle prime; invece erano versi. Di questi fogli ne sono seguiti molti altri e mi sono sempre chiesto dove mai trovasse il tempo per scrivere così tanto, oltre e non secondariamente, la tanta ispirazione.
Nino appartiene ad una strana categoria di poeti, che vive a metà e spesso inconsapevolmente, tra il lirismo classico tutto di tradizione italiana e quello che alcuni chiamano un modo di pensare poetico. Un mix strano che fa leva sulla quotidianità e i sentimenti, sulla lontananza da casa visto il lavoro che fa, sul rapporto costante e contraddittorio che ha con la sua
terra e col Sud in genere, sull'amore per il mare che sembra gli scorra dentro al posto del sangue, sull'interesse e la curiosità che nutre per gli altri, come uomo non finito, non cresciuto, animato dall'impegno sociale, appassionato di teatro che come so anche io, è una malattia che ti trascina e non ti molla più.
Ma più di tutto mi ha colpito l'amore per la sua donna, non so quanto reale o immaginaria, una passione carnale intrisa di desiderio e struggente bisogno di lei.
Ho voluto salutare la sua pubblicazione con queste poche righe, nella speranza che siano di buon auspicio al libro (a cui tiene in una maniera esagerata!) e alla sua vita futura.

Giorgio Albertazzi
   
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