Giuseppe Lovecchio - dopo averci offerto una serie di volumi nei quali avevano Le vicende socialiste
del secondo dopoguerra, i successi e le sconfitte del partito, le
conflittualità interpersonali, le scissioni e le riunificazioni,
il degrado ideologico e, a margine, le vicende penose dello sfascio,
organizzativo e politico, sono recuperate nel microcosmo di un Comune
del Sud, Conversano, città di solide tradizioni libertarie
e sindacali.
Richiamate dalla memoria e dalla cronache con la lucidità
del militante, che conserva nel tempo i propri convincimenti ideologici
e l'orgoglio della propria militanza, narrate con il rigore del
co-protagonista difatti che hanno accompagnato e contribuito al
suo farsi di cittadino e di politico.
Io credo, comunque, che il connotato che meglio distingue questo
saggio non è da desumere solo dal prestigio e dalle collocazioni
dell'Autore, quanto dal tono che ne specifica la scrittura.
Un tono da antico socialista riformista, da militante, anche semplicemente
morale come è accaduto a molti di noi negli ultimi anni,
che si muove entro le linee fondamentali del socialismo riformista
italiano.- la ricerca di una solida libertà per tutti, la
riflessione sugli strumenti e i tempi per assicurare una più
equa distribuzione delle risorse fra coloro che lavorano.
Un tono che ci consente come lettori di ritrovarci in una comunicazione
di idee con l'Autore e in una identificazione di impegni e di obbiettivi.
Un modo di essere socialista che investe ogni tipo di rapporto:
col Partito, con Comune, con le Istituzioni.
A mio giudizio il recupero di "memorie" come questa annotata
nel "Garofano Rosso " se trovasse spazi, di analoga trasparenza
e semplicità, in molte aree del Paese, consentirebbe la ricomposizione
di un quadro storico del nostro socialismo postbellico di un pregio
informativo e critico di altissimo valore.
E di questa prima esemplificazione di un disegno non ancora tracciato,
va dato merito e lode a Mastroleo.
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