Ho voluto dare a questa pubblicazione un titolo che sintetizza le traversie di Oronzo Marangelli nella sua non lunga parentesi terrena. Il suo ultimo rifugio era la casa in campagna, oggi non più tale, che ha costruito, pietra su pietra, dal '44. Gli era rimasta la passione per la coltivazione con le proprie mani o con gli strumenti dei contadini, la zappa o le forbici dei potatori. La morte prematura gli ha risparmiato di assistere allo scempio dell'esproprio del terreno (ben diecimila mq) operato dall'Amministrazione del momento (Socialista e comunista con la compartecipazione democristiana, anni Ottanta). Il terreno era stato acquistato nel 1944 con la vendita di proprietà ereditata dalla moglie a Foggia. Non certo Profitti politici. Consiglieri e tecnici comunali volevano addirittura abbattere l'abitazione: filantropi che intendevano costruire case per il popolo. Le mani sulla città, nell'era di Craxi. Fummo contattati a Foggia a certi personaggi che proponevano l'acquisto del terreno per conto di influenti politici. Con Catone diciamo: Nulli tacuisse nocet, nocet esse locutum.
Mi è sembrato giusto chiudere questa rassegna di scritti di narrativa di Oronzo Marangelli con "Preludio al dramma -. Un lavoro che inizialmente era la sceneggiatura del romanzo "Sogno di una società di eguali " scritto a partire dal 1939, che traccia un ritratto della Conversano a cavallo tra Ottocento e Novecento, dall'incendio del municipio alla fine del Di Vagno. Nella parte che descrive in dettaglio l'incendio del municipio, l'Autore (in Sogno di una società di eguali) afferma che "molti concetti ed espressioni per chiarire il modo di pensare e di regolarsi delle autorità di allora, li abbiamo presi da una cronaca manoscritta di anonimo dell'avvenimento, ancora inedita e nelle nostre mani. " Ha potuto inoltre avvalersi del racconto di un testimone, Angelo Simone detto "u Biatidde ", il cui figlio Michele era suo cognato.
Successivamente si rivive il clima della Grande guerra, del Fascismo e l'ascesa e la fine di Giuseppe Di Vagno.
L'ho reso più aderente alla realtà privilegiando l'aspetto dialogato a scapito dello scenografico. Togliamo ogni velo: la stesura romamzesca era un alibi per dire ciò che non si poteva durante il Ventennio. Ma schierarsi in difesa di contadini e braccianti, denunciando le loro misere condizioni di vita e le ingiustizie sociali aveva un costo pesante sia nel primo dopoguerra sia nel secondo. Si era tacciati di ambizione o arrivismo da chi è poco disposto a riconoscere motivazioni ideali. Ognuno dal proprio cuor l'altrui misura.
Oronzo Marangelli è stato l'unico intellettuale che a prezzo di ritorsioni anche sui famigliari ha raccolto, con grande umiltà, l'eredità morale e politica di Giuseppe di Vagno dal 1943 al 1954, schierandosi in difesa di operai e contadini. Pare che nel 1954 i comunisti stalinisti di Conversano decretarono l'espulsione dal Partito. Senza lasciare trapelare la notizia all'esterno. Neppure all'interessato che era il segretario della sezione.
Quale interesse avevano i notabili di Conversano per ricordare e valorizzare una persona schierata contro? Cercarono di cancellarlo. Perfino dopo la morte praticarono l'emarginazione politica e culturale, non riuscendo a contrastare le argomentazioni di un socialismo umanitario di cui erano intrisi i suoi pacati discorsi politici. In cui rimarcava le contraddizioni di chi si ammantava di principi cristiani, ma non li praticava. Non incitava i derelitti alla ribellione ma alla presa di coscienza delle proprie condizioni, per l'affermazione dei propri diritti in un mondo più giusto. Rifuggendo da superflue e rozze argomentazioni demagogiche.
Come nel ventennio mai aveva alzato la mano nel saluto fascista cosi nel dopoguerra mai l'ha ostentata col pugno chiuso.
Un uomo coerente. Uno di altri tempi. |