Per
caso ebbi tra le mani i verbali di un processo contro le streghe,
celebrato a Conversano tra l'aprile e l'agosto del 1582.
Lessi avidamente quelle pagine che mi raccontavano di una Conversano
di quattro secoli fa, nelle sue vicende minute, con i suoi personaggi
minori e usuali, uomini e donne, poveri e nobili, preti e monsignori,
di cui la storia, anche quella cittadina, non si occupò mai
né potrà mai occuparsi. Essi passano attraverso la
cronaca, ma la loro traccia, pur quando dura a lungo, non oltrepassa
la memoria di un paio di generazioni e poi si disperde, come si
disperdono i volti, la fisionomia e spesso anche il ricordo delle
vicende dei nostri genitori, di cui già i nostri figli serbano
solo labili segni, un'opaca memoria.
Quei resoconti, rimasti in effetti dimenticati in polverosi archivi
e giunti fino a noi molto lacunosi e privi della parte conclusiva
del processo, mi impressionarono vivamente. Non tanto per le vicende
di cinque o sei donne ritenute fattucchiere (o masciare, come si
diceva allora) e, probabilmente, condannate come streghe, quanto
per i riferimenti alla vita quotidiana di quei nostri lontani antenati,
per la sorpresa di scoprire la Conversano d'oggi nello sfondo degli
avvenimenti d'allora.
Nelle deposizioni, che lo scriba riportava con pignola precisione
e fedeltà, italianizzando alla meglio le espressioni, ma
rispettando lessico, cadenze e sintassi della lingua d'allora, trovavo
luoghi della mia città, famiglie tuttora esistenti, cenni
di usanze, abitudini e tutta una serie di parole ed espressioni
dialettali rimaste immutate fino ai giorni nostri.
Tanto più interessanti mi apparivano le tracce di una cultura
secolare, proprio ora che il mondo dei valori, delle tradizioni,
compreso il ricco tessuto linguistico dei nostri progenitori sembra
sul punto di cadere in disuso e di disperdersi per il tumultuoso
sovrapporsi e affermarsi di culture diverse, di modelli e di valori
estranei alla tradizione locale, provenienti da altre parti d'Italia
o da oltreoceano.
Di qui il desiderio e il tentativo di legare qualcosa di quel passato
a una serie di racconti, in cui far rivivere la Conversano d'allora,
sviluppando alcune delle vicende riferite negli atti del processo
alle streghe. Ho voluto infatti utilizzare i materiali narrativi
e spesso anche espressivi' delle testimonianze riportate nei verbali,
ricostruendo e riorganizzando fatti e protagonisti, di cui le carte
offrono solo cenni sommari e saltuari.
Il mio intento può dirsi riuscito? Il lettore potrà
giudicare. Per me questi racconti, al di là del piacere di
vedermi tra le mani rivivere e palpitare personaggi di un'età
così lontana, vogliono essere un gesto d'amore verso la mia
città, la sua storia, il suo patrimonio culturale.
Conversano, 21 marzo 1997.
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