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Conversano
Domenico Laruccia
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Riflessioni e memorie di un ateo dialogante
 
Presentazione e conclusioni
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Ottant’anni di convinto ateismo e una domanda cui mai nessuno ha saputo, voluto o potuto dare risposta: ma Dio, dov’è?

Intervento dell'autore

Signori convenuti,
premetto che ho sempre avuto l’ambizione che il mio nome rimanesse negli annali della storia conversanese ma non ho patacche di cui menar vanto né antenati cocu ma nobili per il tramite del famoso conte, dato che provenivano da Putignano i Gigante, da Turi i Palmieri, da Polignano i Laporta.
Pertanto avevo progettato di profittare della data odierna per fare un pesce d’aprile dei più memorabili. Tuttavia, ho desistito avendo avuto conferma che a un uomo come monsingnor Gallo i miei cari compaesani non hanno dedicato nemmeno una lapide di finto marmo. figuriamoci per me.
Vengo subito a trattare l’argomento chiarendo innanzitutto che il libro è il terminale di pagine che, a mano a mano che raggiungevano un numero cospicuo, ho sottoposto al parere di molte persone fra le quali teologi e presuli. E avevo dato un titolo alquanto forte ‘Religione e mistificazione’
Perché mistificazione? Perché da oltre Tevere, ove si presume di essere depositari di verità inconfutabili, è in atto una ostinata offensiva contro i non credenti, gli scienziati e i politici non allineati accusati di ogni male.
Bene. Ma allora perché non si manda al rogo Padre Livio che da Radio Maria lancia i suoi appelli alla Chiesa "perché si riconverta per poter convertire"? Quel "si riconverta" non è una gravissima accusa di regressione in altre forme religiose, se non proprio nel paganesimo? Ma egli avverte anche che alcuni teologi sono sul punto di organizzare una nuova Chiesa però si astiene dal dare una qualsiasi indicazione. Neppure un nome.
Intanto, mentre si intensificano gli attacchi contro gli squattrinati scienziati degli embrioni, si rivolgono maggiori onori ai detentori di potere i quali per portare la pace fanno la guerra, che provoca milioni di morti e feriti. E così i fabbricanti di armi possono legittimamente rimpinguare i loro forzieri. E così viene a formarsi una graduaatoria in cui, in termini di sofferenza, quella presunta dell’embrione acquista una prevalenza sull’uomo cosciente e ciò per non recare offesa alla divinità, secondo quanto riferisce il suo vicariù.
Proseguiamo.
Con il libro ho pure cercato di evidenziare che i sagrati sono sempre più deserti non perché i credenti all’improvviso siano diventati presuntuosi e insolenti ma perché alla lunga si sono resi conto della realtà in cui gli areligiosi, piuttosto che andare in  giro a fare del proselitismo, si adoperano, come e più degli altri, per dare soluzione concreta ai problemi della gente. E sono i più propensi al dialogo ...
Altrimenti prevarranno coloro che, come il suddetto direttore, tuonano contro il progresso e la scienza. E nessuno osa chiedergli perchè nei viaggi verso il suo protettorato croato non vada a dorso d’asino, e perché continua a trasmettere le sue verità assolute con i sofisticati apparati radiofonici e non usa i barattoli di latta collegati con funicelle di spago come si faceva nell‘età infantile per darsi l‘illusione di possedere un telefono. Qualche volta si deve pur dare un esempio di coerenza.
Ho chiesto spiegazioni a numerosi prelati, di cui ben quaranta di rango episcopale. Ho ricevuto lettere di riscontro da due vescovi e quattro arcivescovi, tutte cortesi ma prive di risposta alle problematiche insite nei miei quesiti. Li ringrazio ugualmente perché con il loro silenzio mi hanno dato modo di recepire che anche essi hanno le mie perplessità, specialmente per ciò che attiene al binomio Radio Maria-Medjugorje.
Ad esempio, perchè Maria da trent‘anni, seduta su una nuvola (così si mostra ai veggenti), cerca inutilmente di convertire i cinquemila abitanti di Medjugorie sempre più recalcitranti e non va a posarsi su San Pietro per risolvere, in modo diretto e riservato, il problema della riconversione della Chiesa che dovrebbe interessare milioni di fedeli. Ma quanti fedeli hanno dichiarato di aver provato una qualche perplessità ascoltando il messaggio mariano del 25.2.1983 in cui si afferma che "la pace è un dono di Dio".
Sono parole che dovrebbero creare sconcerto perché stanno a significare che la normale condizione di vita degli uomini è la guerra in base alla volontà divina e che quindi non solo Satana ma anche gli uomini non hanno alcuna responsabilità. Ne consegue che i vari Hitler della storia non erano altro che dei mercenari.
Ma vi è un messaggio che suscita sbalordimento per il suo contenuto che sta fra le favole della prima infanzia e gli ìenigmi indecifrabili.
14.4.1982 "Cari figli, dovete sapere che Satana esiste. Egli un  giorno si è presentato davanti al trono di Dio e gli ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l’intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a Satana di mettere la Chiesa alla prova per un secolo. Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di Satana"
Sono frasi di tale forza esplosiva da sconvolgere tutto l’impianto religioso e politico su cui si svolge la vita degli uomini.
A questo punto mi sembra opportuno porre in evidenza che, nella sua magistrale introduzione, la professoressa Patrizia Cecconi di Roma ha affermato che il mio atteggiamento verso i fatti religiosi è stizzito e ironico dando atto però che la mia avversione non è rivolta verso la fede, che dovrebbe essere esclusiva pertinenza del singolo individuo, ma contro quella imposta come un vaccino o un antibiotico.
E se ti capita di risvegliarti e di constatare che sei disperatamente solo in un universo vuoto, non sei libero di adattarti autonomamente alla nuova realtà.
Entrano subito in azione gli innumerevoli eserciti della salvezza che decidono cosa è il male e cosa è il bene in nome dei fantasmi con cui hanno riempito il cielo, a seconda del luogo di nascita o di varie circostanze personali.
Chi leggerà il libro avrà modo di accertare che ho appena accennato al problema dei sacerdoti pedofili per evitare il rischio di giudicare i protagonisti in quanto sacerdoti e non in base a delle sentenze.
La parola ateo invece è sempre considerata sinonimo di negatività anche se fai una vita da trappista. Taluni, per sfuggire alle offese si definiscono agnostici, che è un ingenuo sotterfugio meramente mimetico.
Ma vi sono pure occasioni in cul l’ateo diventa credente.
Fin dall’adolescenza ogni volta che sono costretto a dire di essere ateo sono assalito da una valanga di contestazioni "Ma che ateo, tu sei un credente. Sì, perché se tu non credessi non useresti la parola Dio che è inserita in ateo".
Come si vede, è un problema di carattere nominalistico.
Quindi, mi si chiami come si vuole, magari panteista che è molto chic. Ciò che conta davvero è non avere intenzionalmente fatto del male agli altri e a se stessi. Nel libro ho citato due uomini ineguagliabili, due sacerdoti per i quali il fanatismo, religioso o laico, era il peggior nemico della umanltà.
Spero di averli imitati almeno in piccola parte.
Quanto è stato letto finora è in gran parte desunto dal mio intervento in occasione della presentazione del libro a Taranto. Non avrei aggiunto altro se non mi fossero giunti dei rilievi sul mio insistente riferimento a Radio Maria e sui toni aspri del libro.
Radio Maria. Se ho ben capito mi si rimprovera, anche da parte del noto teologo Messori, non di parlarne male ma di tenerla troppo in considerazione e, anche, perché la Chiesa non si sarebbe ancora pronunciata su quanto avviene in Medjugorie e intorno a Medjugorie ad opera del suo direttore. Eppure, a pagina 106 del libro è scritto chiaramente che il 2 ottobre 2003 padre Livio fu ricevuto dal Papa insieme ai rappresentanti delle 40 Radio Maria sparse nel mondo. Inoltre, vi è specificato che tramite la emittente di Erba ho potuto conoscere il citato prof. Messori, padre Gaspare, di cui parlerò dopo, e mons. Ravasi, il quale, diventato cardinale e quindi principe della Chiesa, continua a servirsi di quei microfoni per le sue raffinate e dotte esegesi sulle vicende dell’Antico Testamento, ma non dice una parola su Radio Maria e Medjugorie. E chissà perché, lo mandano in onda alle cinque del mattino quando lo possono ascoltare solo gli insonni come me. Se questo è vero in quanto facilmente verificabile, non si comprende perché permane questo alone di diffidenza intorno a Padre Livio, che si ripercuote sulla credibilità dei messaggi mariani resi noti tramite i suoi libri. Ma il teologo Messori nella sua lettera preferisce far propaganda ai suoi venti libri, dove ogni problema troverebbe soluzione..
Veniamo ora al tono del libro che è giudicato estremamente pungente. Sono reazioni naturali e legittime. Mi preoccuperei invece se fossi accusato di falsità. Il che non è avvenuto finora. Anzi, nelle lettere avute anche da teologi e monsignori viene chiaramente espressa la convinzione che io sia un cristiano in cerca della verità.
Questa espressione nasconde dei significati anche inconsci che hanno bisogno di chiarimento, a iniziare dalla parola cristiano. Cristiano è chi ha una fede assoluta, e pertanto inglobante la verità, in virtù della rivelazione divina. E a difesa dagli assalti esterni le è stato assegnato un angelo custode, che stranamente non appare mai.
Quindi il dubbio, qualsiasi dubbio, se riesce a penetrarvi lo fa perchè possiede una tale capacità di sfondamento da annientare la resi stenza opposta dal binomio fede-verità che costituisce l’essenza del cristiano. Il quale, deprivatone, diventa un uomo in cerca di un’altra verità, più resistente.
Ma questo è un prototipo idealizzato, Il cristianesimo fin dalle origini è stato una galassia eterogenea di fedi in lotta fra di loro. Alcuni gruppi erano per la esistenza di più dei. Altri dicevano che a creare il mondo sarebbe stato un dio minore, e quindi ebioniti contro marcioniti fino ai nostri tempi in cui missionari cattolici fanno una vita di estrema povertà per amore degli altri; telepredicatori evangelici che insegnano come arricchirsi; predicatori fondamentalisti che accusano le alte sfere ecclesiastiche di essere al servizio del demonio.
Ovviamente, molti di questi gruppi cristiani rifiutano di considerare cristiani gli altri.
Perché, dunque, si insiste nel volermi chiamare cristiano e senza alcuna distinzione - ?
Probabilmente perché, scritto da un ateo dichiarato, si temeva che il libro avesse un linguaggio anticlericale al massimo grado.
Oppure perché il contenuto rispecchia i dubbi che vagolano nella mente di chi non è in condizioni di esprimerli apertamente. essendogli imposto il rifiuto dell’autocritica e la condanna della critica altrui, che invece servono a riconoscere i propri difetti per liberarsene e a scoprire le idee dell’avversario per sconfiggerlo.
Oppure, perché la concezione colonialistica della religione fa dell’individuo un suddito per sempre in quanto, non ancora ripresosi dal drammatico evento della nascita, viene incluso nei registri battesimali con inchiostro indelebile.
Intanto nei primi giorni di gennaio il Papa ha mosso un severo rimprovero nei riguardi delle leggi perchè non si adeguano alla fede e alla ragione, ma senza offrire alcuna spiegazione sui motivi dell’insolito connubio. E’ un problema che interessa tutti, ma quanti credenti si sono posti il problema dei nessi logici e delle conseguenze? Diciamo la verità, molti di loro, anche se bravi e puntigliosi nel confutare le complesse teorie scientifiche, perdono ogni slancio dialettico quando sono da discutere argomenti di carattere religioso.
Credo che non gli costerebbe molto se convenissero che se fede significa fiducia assoluta nei misteri imperscrutabili e nei dogmi, e che per ragione s’intende facoltà di esprimere valutazioni in base a molteplici, obiettive esperienze, è oltremodo difficoltoso immaginare un qualsiasi processo di osmosi fra due categorie per secoli definite incompatibili. Ma è anche opportuno chiedersi quale parlamento sarebbe abilitato a deliberare su una materia siffatta, e con quali criteri potrebbe assicurare una parità di trattamento. E questa parità fra fede e ragione viene rispettata nell’ambito ecclesiale?
Il suddetto padre Gaspare di Roma nella sua lettera, invece di dare risposta ai miei quesiti, scrive "Ho pregato spesso per lei 'irreligioso' ma che di certo cerca qualcosa di trascendente. La prego, si arrenda a Dio e starà meglio anche fisicamente". Io gli ho risposto che, stando alle sue parole, gli ospedali dovrebbero essere occupati solamente dagli atei e che se malattia è sinonimo di ateismo al primo raffreddore i credenti diventerebbero tutti atei.
Sono forse astioso se soggiungo che, individuato il vero responsabile, io non debba essere obbligato ad assolvere coloro che mi hanno reso invalido a seguito di operazioni non necessarie e malfatte?
Ma tralasciamo la facile ironia e vediamo se è stato dato spazio alla ragione, o almeno alla ragionevolezza, dato che lo scrivente è un eminente teologo e non un apprendista sagrestano.
Dunque l’avverbio 'di certo è attribuibile alla fede;’ trascendente idem; 'si arrenda a Dio' idem; 'starà meglio anche fisicamente' esprime certezza e poteri taumaturgici e quindi doppio idem.
Risultato, fede batte ragione cinque a zero.
Facciamo un’altra prova. Il prof. Messori nella sua lettera scrive: "Lei mi chiede anzitutto se non ritengo una discriminazione considerare la fede come un dono. Effettivamente io non so come sia stato scelto dal momento che neanche cercavo Dio in pochissimi istanti una forza misteriosa ha operato in me ho scoperto che Dio è amore e che dunque ama tutti i suoi figli allo stesso modo."
Io farei notare che la risposta non soddisfa affatto la domanda. La scelta non è un fattore discriminante tanto più se non motivata? Come giudicheremmo un uomo dalle immense ricchezze che donasse qualcosa ai figli con il metodo delle lotterie?
Ad ogni modo, sono sicuro che i miei compaesani sapranno dare una brillante soluzione al problema dato che, se la città ha potuto fregiarsi dell’appellativo di Atene delle Puglie scavalcando nientemeno che Taranto, capitale della Magna Grecia, lo si deve certamente al fatto che tutti gli abitanti sono diventati filosofi, matematici e oratori, agevolati dalla incomparabile melodiosità del dialetto.
Questo nuovo record era diventato indispensabile per sostituire quello ormai logoro di discendenti da Norba oltre a quello di figli del Conte basato sullo jus primae noctis, superato di gran lunga da un noto personaggio espertissimo in notti e nottate. Ma i conversanesi sono già pronti -cint(e) nnanz(e) p(e) nnaz(e)- a vanificare le velleità del novello Priapo: riescono perfino a trasformare la bocca in proboscide.
A pagina 235 di un libro stampato nel settembre 2008 con copertina verde, è infatti scritto che un tale "afferrato entusiasta" un bottiglione di due litri di vino, senza aspettare che la nonna dell’autore lo versasse nel bicchiere,"lo posò delicatamente sulle labbra, non lo staccò mai e poi mai e in un unico e solo sorso svuotò la bottiglia".
Comunque, pur non potendo raggiungere vette così alte, a me precluse non essendo residente, il mio contributo alla grandeur conversanese l’ho dato ugualmente in una quarantina di pagine del libro dove predominano, come figure esemplari, due sacerdoti, Don Alfonso Giannuzzi e mons. Luigi Gallo, e coloro che mi hanno dato proficui elementi di riflessione, e cioè i coniugi Sciannamblo - Stella, Cecchino Montrone, segretario comunale, il prof. Vito Abbruzzi, il  prof. Mario Giannuzzi, i miei parenti Dr. Giulio Gigante, dr. Giacomo Palmieri, prof.Tommaso Turi, prof. Vito Nicola Laporta, la cui missiva non risulta nel libro per un disguido.
Ma vi è un aspetto del libro che è opportuno sottolineare.
Se nel titolo compare la parola 'dialogante' lo si deve alla lettera inviatami dal citato prof. Abbruzzi, che ha dato il via a un rapporto, che definirei di non belligeranza costruttiva, finalizzato a individuare i fattori di discordanza in via diretta e autonoma, su basi di lealtà.
Un primo risultato è stato ottenuto dato che, forse per la prima volta, il libro di un ateo viene concluso e presentato da un teologo.
A questo punto devo confidarvi che avrei potuto condensare tutto quesio malloppo in poche parole:

  • Gli atei sono uomini che per il post mortem prevedono solo il vuoto, e si disperano.
  • I credenti sono uomini che riempiono il vuoto con la fantasia, e si disperano.

Come si vede, le componenti certe sono la morte e la disperazione. La fantasia, incorporata nei culti religiosi, che, alla fine del percorso esistenziale dell’individuo, doveva presentarsi con le chiavi dell’al di là, svanisce nel nulla lasciando una lunga scia di disperazione. Ma nei superstiti l’anelito alla sopravvivenza è così vivo che, in mancanza d’altro, si affidano alla speranza sicuri che,in virtù dei loro meriti particolari, le porte si apriranno.
Ai tavoli della roulette i posti lasciati dai perdenti sono subito occupati dai nuovi giocatori in fremente attesa, anch’essi convinti di essere più bravi o fortunati, con le conseguenze ben note che non fanno scemare il numero delle vittime Invece, aumenta il numero dei croupiers.
Ma come classificare il fenomeno dei kamikaze? Allo scopo di prolungare la vita si danno la morte, anche con notevole anticipo.
Cosa che può essere giustificata con l’ansia di conquistare un posto in paradiso e avere in premio la compagnia delle leggiadre donzelle chiamate Uri. Non si riesce invece a percepire il tornaconto che hanno facendosi esplodere insieme a persone innocenti, e per di più della stessa religione.
E tutto avviene sotto gli occhi non soltanto dei rabbini, dei preti, dei pope, e simili, ma degli stessi imam, sciiti e sunniti, che chiamano i kamikaze eroi e martiri astenendosi però dall’imitarli forse perché sicuri di avere un posto riservato in quell’harem.
Credo di poter concludere che nella avventura spirituale della umanità vi è un solo dominus, il mistero, costituito da un groviglio di ipotesi i cui nodi vengono rifatti nel momento stesso in cui si sciolgono.
In una delle più antiche preghiere dell’umanità, dedicata ad una delle loro 3.600 divinità, così si esprimevano i Sumeri.

O dio Enlil,
le tue infinite perfezioni fanno restare attoniti,
la loro natura segreta è come matassa arruffata
che nessuno sa dipanare,
è arruffio di fili di cui non si vede il bandolo
Ora permettete che io renda omaggio alla memoria di un caro amico dando lettura della pagina del libro che lo riguarda.
<<Tanti anni fa, succedeva spesso che, davanti alla sagrestia della splendida cattedrale romanica di Conversano, mi imbattessi nella tonaca di don Alfonso Giannuzzi.
Un sacerdote mite, affabile, sempre rispettoso delle mie idee, e che certamente soffriva molto nel constatare che oramai non c’era più speranza di un mio recupero. Se in qualche rara occasione ne parlavamo, facevamo a gara per dare alle parole un senso di lievità, e così tutto finiva con un sorriso, anzi con un sorriso di lui, perché io ero alquanto permaloso.-
Non ricordo più come una sera scivolammo sul tema del male. Dopo qualche giorno quasi mi aggredì, lui che non era mai salito su un pulpito."Ho risolto il problema. L’uomo è imperfetto e non conosce la verità, altrimenti sarebbe Dio e ciò gli permette di pensare che determinate cose sono deplorevoli e rappresentano il male. Dio, che è perfetto e non può contenere il male non può considerare il male alla nostra stregua. E’ come se lo fagocitasse".
Io, che usavo con lui  un linguaggio ironico ma sempre scherzevole, gli feci "Ma che stai dicendo! Mi sembri Giovanna d’Arco. Non vuoi fare altro che mandare tutti all’inferno. Tanto è il tuo mestiere".
La sua replica io la lessi nel rossore che infiorava le sue gote di uomo innocente che temeva di avermi fatto del male>>.

Aprire le porte
La fase pił difficile del dialogo

Ritengo opportuno fare un consuntivo dopo la presentazione del libro a Conversano, anche perché spronato da alcuni rilievi espressi sull’andamento della serata che avrebbe causato qualche disappunto per la mancata replica ai quesiti rilevabili nel libro e nel mio intervento, e per la scomparsa della parola dialogo in quelli che si sono susseguiti.
A mio parere, invece, il risultato è andato oltre il previsto per la numerosa partecipazione del pubblico e per l’atmosfera di cordialità che vi regnava, indubbio segno di civiltà al passo con i tempi.
E’ peraltro da considerare che era un primo approccio fra persone di idee diverse su un argomento inconsueto e insidioso come un campo minato.
Un primo momento per la reciproca conoscenza è sempre opportuno per poi pervenire gradualmente alla rimozione di un linguaggio spesso usato con toni apodittici e offensivi, che oltretutto sono controproducenti perché incrementano le defezioni.
Defezioni che è sempre più difficile attribuire ai ‘miscredenti’ per la crescente diffusione dei mezzi di comunicazione che non consente di offrire una visione della realtà più predicata che accertata.
Al fine di dare un contributo, pongo all’attenzione dei lettori alcune delle accuse più frequenti che, grazie allo spirito di tolleranza dei destinatari, non hanno dato luogo a reazioni violente.
“L’ateo è privo di spiritualità e quindi è portatore di ogni male. E’ seguace di Satana .Ambisce a somigliare a Dio.
Ed ecco le mie deduzioni.
Ateo portatore di ogni male.

Poiché qualsiasi accusa deve essere comprovata, si può aprioristicamente asserire che una tale affermazione è assolutamente indimostrabile a causa della oggettiva impossibilità di fornire una esauriente attestazione sulla base di miliardi di certificati penali e di ateismi Seguace di Satana.
Anche in questo caso basterebbe chiedere una certificazione sulle circostanze in cui non solo l’ateo ma una qualsiasi persona sia stata vista in compagnia di Satana
Tuttavia, ammesso che ciò avvenga per qualche sortilegio,gli accusati potrebbero invocarne la legittimità avvalendosi dei sacri testi (Gv 12:31, 2Cr 4:4) dove Satana è dichiarato Principe del Mondo.
Ambisce a somigliare a Dio.
Solitamente questa ambizione è attribuita agli scienziati dell’area areligiosa, facendo presupporre che nessun cristiano è scienziato.
Ad ogni modo ,per adeguarvisi si dovrebbero distruggere tutte le fabbriche, a cominciare da quelle farmaceutiche per fruire subito delle terapie miracolose degli sciamani e dei barbieri - cerusici.
Ma consultiamo ancora le sacre scritture dove si legge “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza”. E’ evidente che l’impiego di due sostantivi uguali è in funzione  di un potenziamento qualitativo
Ne consegue che l’uomo è simile a Dio fin dalla nascita tenuto conto che non risulta emanato alcun decreto di annullamento di tale status che viene tuttora usato anche nelle catechesi in termini di continuità.
Ma, se si vuole, si può affermare anche il contrario, dato che il creatore e gli angeli hanno sembianze e comportamenti spiccatamente umani (maschili), in special modo il primo per le note vicende vetero e neotestamentarie.
E a proposito di dialogo ,una notizia di grande importanza è stata quasi del tutto ignorata forse a causa degli eventi bellici che giustamente meritavano un maggior risalto nei giorni prepasquali il Papa ha accettato di rispondere a domande rivoltegli in senso critico da sette persone di diverse nazionalità.

Domenico Laruccia
 
 
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