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Conversano
Antonio Fanizzi
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1a Recensione
di Giulio Esposito
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Historie edite e inedite di Conversano
 
Recensito da Franco Iatta
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Quando, come e in che modo la nostra comunità ricompenserà Antonio Fanizzi per i trent'anni che ha dedicato, instancabile, alla soluzione di alcune non marginali questioni di storia conversanese?
Questo suo oscuro quanto prezioso impegno - ch'è confluito in ben 70 contributi - per la ricchezza di dati, archivistici ed eruditi, che contengono sono divenuti una vera e propria miniera a cielo aperto cui attinge, tuttora proficuamente, la comunità scientifica non solo pugliese.
L'autore di "Armi e baroni" ha, infatti, messo a disposizione dei cultori di storia una documentazione così seria (è infatti trascritta dagli originali con una acribia filologica divenuta proverbiale) quanto notevole per mole ch'è stata ed è proficuamente utilizzata per giunta da specialisti di diverse discipline umanistiche.
Infatti la documentazione che Antonio Fanizzi ha portato alla luce -e che ha poi sempre posto a suggello dei suoi contributi più notevoli - è il risultato di altrettante mirate ricerche che ha svolto presso decine di fondi archivistici comunali, provinciali, regionali e nazionali. Ed è, per l'appunto, alla meticolosa ricerca di questi documenti inediti che l'autore de "La toponomastica di Conversano antica" affida le peculiarità più caratteristiche delle sue monografie. Infatti, gran parte dei suoi saggi più felicemente noti si affida, quasi esclusivamente, ad una metodologia storica di stampo prettamente positivista. Antonio Fanizzi, per ciò, non delega alle interpretazioni ideologiche - e men che mai alle mere ipotesi - la funzione d'interpretare i nodi del passato di cui ricostruisce le vicende più intricate. Ma vi getta - a suo avviso - un fascio di luce tanto più penetrante quanto più questo fascio di luce è affidata alla somma di dati che l'autore de "Le ricerche del canonico Tarsia Incuria" ricava dalla puntigliosa e mai esausta voglia di rinvenire inediti.
I lavori scientifici di Antonio Fanizzi hanno, per ciò, una loro precisa quanto inconfondibile caratteristica. Fondano, infatti, la loro legittimità scientifica su oneste ricerche di archivio e quindi la conseguente utilizzazione dei dati che ne ricava o che gli risulta siano statti dimenticati e/o prima di lui sono stati mal interpretati.
Sin dai suoni esordi Antonio Fanizzi ha, infatti, deliberato di sommare puro dato archivistico a mero dato di archivio, risultati di ricerca tra le "antiche carte" a risultati di ricerche altrettanto irrefutabili. E questo genere specifico di lavorio ha poi sempre più affinato: anche a costo di passare come un erudito di paese. Anche se Antonio Fanizzi non risulta mai o soltanto un diligente ed operoso raccoglitore di materiali per la ricerca storica altrui.
L'autore di "Armi e baroni" pare poi non si fidi troppo delle ipotesi storiche. Non tende quindi quasi mai a subodorare qualcosa, anche se più di un dato gliene offra qualche non modesta opportunità.
Se si rileggono, per l'appunto, i contributi scientifici che sin qui ci ha offerto Antonio Fanizzi si ha la netta sensazione che sia un saggista che ha bisogno di nutrirsi di certezze. E che queste sicurezze gli siano fornite unicamente, se non proprio esclusivamente, dai dati che raccoglie e quindi dalla loro continua, filologica esaustiva interrogazione.
Infatti, se un gruppo di documenti fornisce ad Antonio Fanizzi una serie ghiotta di dati, questi, preliminarmente ne verifica l'attendibilità quindi li somma, gli uni agli altri, ed ecco che si trova tra le mani, quasi senza altra fatica aggiuntiva, un suo nuovo contributo. Di fatto ha sommato giudiziosamente dati a dati e a questi ultimi ha poi aggiunto - non certo come un sovra più - un'altra buona somma di precisazioni che riporta nelle note a piè di pagina che pare non lo soddisfino mai qual sia il loro numero o la loro entità. Sicchè, a volte, le sue annotazioni in calce alle sue pagine divengono delle relazioni nella relazione. Antonio Fanizzi ha, insomma, il culto - si direbbe a volte sin quasi un amore quasi maniacale - per i meri dati documentali. E quanto questi son più rari, tanto più pare soddisfino la sua ansia di ricercatore mai soddisfatta appieno. Antonio Fanizzi mira infatti alla implacabile coerenza dell'accumulo dei dati. Perchè è solo nella somma ineludibile di questi che trova le certezze e quindi le verità che ritiene debbano essere il succo essenziale di una ricerca. Anche perchè - tra le righe - pare soggiunga, di continuo che solo questo genere specifico di lavori ritiene siano necessari al lettore interessato agli studi storico-municipalistico-locali.
Come poteva strutturare Antonio Fanizzi la sua ultima monografia che ha intitolato "Historiae edite ed inedite di Conversano" (collana "Crescamus n. 4", GrafiscaScisci, Conversano 2006)?
Era probabile che ripudiasse,"ex a brupto" i collaudati criteri storiografici d'impostazione positivistica e quindi il suo impegno storico-erudito che lo hanno sin ora non solo guidato quanto felicemente confortato?
Ha, per ciò, anche in questa sua Storia delle storie di Conversano fatto ricorso alla sua pressochè sterminata erudizione che è il risultatoi di anni di ricerche. Infatti se l'autore de "Le ricerche del canonico Luigi Tarsia Incuria" prospetta una riserva o propone i risultati di una sua ricostruzione storica questi sono sempre, sempre puntualmente corroborati dall'autorevolezza di un altro storico che per la sua autorità - universalmente riconosciuta - fa ritenere attendibile la riserva che poi Antonio Fanizzi fa sua e quindi divulga.
Per ciò Fanizzi ha squadernato anche in questa sua Historiae edite ed inedite di Conversano" la sua proverbiale, sperimentata conoscenza di fatti, eventi e nodi della storia di Conversano e quindi di tutti i volumi scritti dagli storiografi conversanesi, editi ed inediti, e li ha quindi messi al servizio della sua puntuale, ultima - in ordine di tempo - esaustiva ricostruzione.
Per questo l'ultima monografia di Antonimo Fanizzi esamina i limiti della oltremodo celebrata "Storia di Conversano" del canonico Giuseppe Bolognini; i meriti parzialmente riconosciuti del "notaro" Francesco Giuliani senior; rimpiange la perdita delle memorie ch'era sul punto di pubblicare, ma che poi sono andate perdute, del sacerdote don Stefano Sanduzzi di cui fa cenno nelle "Divae virginis insulae cupernanensis istoria" Paolo Antonio Tarsia; celebrano, senza enfasi alcuna, le benemerenze di Paolo Antonio Tarsia; quindi poi pure quelle del primecerio Giuseppe Antonio Morisco, dell'architetto Sante Simone e del canonico Donato de Jatta. Quindi poi ancora segnala - mettendone in risalto pregi e limiti - la "storia" giornalistica di Alessandro Loehrl; le "Storie" di Luigi Sylos, di Vincenzo Roppo e di Oronzo Marangelli.
Accenna quindi a un'altra, non meglio definita "Storia di Conversano" andata anch'essa purtroppo perduta. Poi, ancora, menziona il rilievo che ha l'<<Italia Sacra>>, del padre cistercense Ferdinando Ughelli, che rielabora notizie e documenti, sulla diocesi di Conversano, che gli sono state fornite dal notaio per antonomasia di Conversano: Francesco Giulianis senior.
Quindi tratteggia le benemerenze dell'abate Gian Battista Pacichelli, resocontista di viaggi, che ci ha donato la prima veduta prospettiva della realistica pianta di Conversano di fine '600.
Infine segnala la voce di dizionario dedicata a Conversano da Lorenzo Giustiniani. E dopo tutti questi autori ha almeno un cenno anche per coloro che hanno scritto, sai pur brevemente, su Conversano e i monumenti o i suoi personaggi più illustri.
Naturalmente l'autore di "Armi e baroni" non poteva mancare, proprio a conclusione del suo excursus storico-erudito, di presentare ben tre inedite mini-storie di Conversano.
La documentata rassegna delle "Storie di Conversano" è , però, dovuta iniziare con una sconsolata constatazione. Antonio Fanizzi vi sostiene, per l'appunto, che una vera e propria storia di Conversano - che cioè rispecchi le ineludibili attuali indicazioni della più avvertita storiografia contemporanea - dev'essere - purtroppo - tutta ancora da scrivere.
In merito, Antonio Fanizzi non ha potuto infatti fare a meno di segnalare la felice riuscita e quindi le benemerenze acquisite dalla recente "Storia di Bari" curata da Fratesco Tateo e pubblicata da Laterza. E, per ciò stesso, non ha neppure potuto fare a meno d'indicare - come esempio da proseguire - le pionieristiche iniziative promosse, caldeggiate e poi condotte felicemente in porto - tra mille intoppi - proprio in questo stesso ambito culturale, da Vito L'Abbate.
Iniziative che poi sono state, inopinatamente, lasciate morire per l'incuria dei nostri amministratori che, per questo, dimenticano che se non si ha cura di ricostruire il nostro passato - sia pur esso nobile e culturalmente invidiabile - la nostra comunità corre il rischio di ripeterne solo gli errori. E non i suoi oramai passati splendori.
A conclusione di questa nostra segnalazione ci preme segnalare, inoltre, alcuni piacevoli sorprese che ci offre il quarto quaderno della collana "Crescamus". Queste si devono alla cura che vi ha posto, Leo Brescia, che ha curato l'impaginazione e la riproduzione delle foto inserite nel corpo del testo. Anche gli stessi apparati paratestuali vi appaiono più curati. Fanizzi ha, infatti, riportato l'indice dei nomi citati nel corpo del testo e nelle note; poi l'indice generale con le sue partizioni in paragrafi e quindi un numero non esiguo di illustrazioni che impreziosiscono la monografia.
E' stata accolta, infine, con questo "Creascamus" una nostra precedente raccomandazione. Un'intera pagina del quinto quaderno dei "Crescamus" è stata dedicata a ricordare i numeri già editi nel recente passato. Ma manca ancora, a nostro avviso, l'indicazione del loro prezzo e presso chi si può, eventualmente, acquistarli. Riteniamo, inoltre, che non sarebbe del tutto inutile indicare quali saranno i titoli della collana che stanno per essere editi. O che i direttori dei quaderni si propongono di pubblicare, nell'immediato futuro.
I "Crescamus", oramai, costituiscono una nota felice nel desolato panorama culturale cittadino, quindi destano nuove e legittime aspettative che non devono, per l'appunto, essere frustrate. In proposito ci permettiamo quindi di consigliare ad Angelo Fanelli e a Vito Castiglione Minischetti, direttori della collana, di provvedere, sin d'ora, a segnalare - nei modi che riterranno più opportuni - la possibilità di poter prenotare - indicandone, altresì, contenuto, pagine e prezzo - il prossimo numero dei "Ceescamus". Dato il successo di stima che oramai circonda la loro qualità, la "prenotazione per l'acquisto certo" potrebbe assicurar loro un vita più lunga di quella che sin d'ora è facile pronosticare.

francoiatta@tiscali.it
apparso su "l'altro FAX" il 27/04/06
   
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