Molto per tempo Tonino
Fanizzi ha manifestato i segni della sua vocazione; conversanese
della più bell'acqua, si fa interprete della passione che
i suoi migliori concittadini nutrono per le patrie tradizioni, incentratesi
nel triangolo monumentale; cattedrale, S. Benedetto, castello, nucleo
incomparabile di un glorioso centro storico.
Se studia Diritto, l'amore segreto ed irresistibile resta in lui
quello della ricerca storica e non sì stanca, anche per l'attività
che svolge nel mondo dei Beni Culturali, di allargare conoscenze
e tecniche utili per il suo lavoro preferito.
Lo appassiona in particolare la storia conversanese; ma rielabora,
senza ripetere, quanto tramandatoci dalle storie locali. Per questo
lodevole scrupolo ama frugare negli archivi, interpretando con l'aiuto
del benemerito ed instancabile prof. M. La Nera, vecchie ed intricate
scritture, vagliando per più meditate valutazioni ciò
che pare acquisito e pacifico.
É doveroso sottolineare la cortese disponibilità che
lo contraddistingue nel fornire notizie anche di prima mano, per
rispondere alle richieste di chi, a fini di studio, si rivolge a
lui per cose che hanno attinenza col mondo conversanese.
Ne parlo anche per esperienza personale e mi è gradita l'occasione
per ringraziarlo pubblicamente.
Giovane com'è, la sua attività di pubblicista rimonta
al 1980, come testimoniano gli articoli che hanno
visto la luce in quell'anno ne "La Forbice" di Castellana
G. n. 17-20.
Nella stessa rivista è presente nel 1981 n. 22 e nel 1982
n. 31. Collabora nello stesso anno in "Studi Bitontini"
n. 32-33 ed a "La Gola" n. 9-10 1983.
Più sostanziosa si fa la collaborazione in "La Gazzetta
del Mezzogiorno" (8 luglio, 8 set. 1983; 9 gen. 1984).
Notevole lo studio apparso in "Fogli per Castellana" (9-10
dic. 1982), pubblicato alla fine dell'83; Fonti per la Storia della
Contea di Conversano: il -Rivelo- dei beni di Giangirolamo Acquaviva
d'Aragona nel Catasto Onciario di Conversano (1754).
Lo studio che ora vede la luce ha per argomento 1 Duelli, non infrequenti
nelle cronache della nostra nobiltà, legata alla corte napoletana,
dal Cinquecento in poi, quando-vennero in onore con l'imperversare
dell'etichetta spagnolesca. Parve degno di un compiuto cavaliere
affidare al ferro ed alla destrezza dello sfidante il compito di
vendicare oltraggi e di dirimere contese che avevano come movente
gelosie di donne e più spesso rivendicazioni boriose e di
potere.
Fino all'Ottocento è in auge il duello tra i militari e le
classi privilegiate, non solo in Italia, e mietendo vittime, dà
materia ad avventurosi romanzi.
Il nostro tempo che pure ci tiene col fiato sospeso per inaudite
violenze e stragi feroci, guarda con indifferenza al duello classico
ed al codice che lo regolamentava, come ad un ricordo romantico
del passato. Sono in auge ben altri modi, meno rischiosi e cavallereschi
per dare sfogo con armi micidiali e spietate aggressioni, a rancori
che hanno al fondo loschi interessi ed odii destabilizzatiti dell'ordinamento
civile.
A Fanizzi interessa nell'ampia tematica registrare con particolare
attenzione gli scontri a cui si esposero gli Acquaviva d'Aragona,
conti di Conversano, tra le più famose spade del Reame, contro
i rivali feudatari di Puglia, a cominciare dal 1630.
Inoperanti o quasi i divieti e le disposizioni governative intese
ad eliminare l'abuso che toglieva autorità alle leggi ed
ai poteri centrali e turbava seriamente l'ordine pubblico. I potenti
signori, formalmente disciplinati e sottomessi, si prendono gioco
di intimazioni e minacce legali, confidano negli intrighi e nella
corruzione ed hanno le mani nelle corti di Napoli e di Madrid.
Curioso scoprire nei cartelli di sfida, con svolazzi secenteschi,
espressioni fiorite di galanteria che ha sapore di forte agrume,
tra avversari che, mettendo a repentaglio la vita, si dicono onorati
ed impazienti di battersi e concludono i messaggi col cerimoniale
del baciamano.
Dal lungo e circostanziato excursus scaturisce una rassegna fitta
di nomi e di avvenimenti che c'introduce in una trama di torbidi
maneggi ed in una realtà politica e sociale che, tramandatasi
a lungo, offre uno spaccato eloquente del nostro seicento spagnolesco.
Il testo, costituito quasi integralmente da un - collage - di citazioni
desunte da documenti coevi, può riuscire alquanto formale,
l'autore preferisce dare la parola a testimonianze dirette che ritiene
attendibili ed eloquenti e lascia a chi legge la possibilità
di formulare giudizi e di trarre opportune conclusioni.
Ricco di pregi ci sembra il nutrito apparato di note che, documentando
lo scrupolo erudito dell'indagine, va visto come parte integrante
del testo.
Si può per concludere, osservare che l'interesse che Fanizzi
pone nello studio delle cose conversanesi, nell'attesa di frutti
più cospicui della sua operosità, è, a dir
poco, manifestazione di un grande amore per la sua città.
E fa bene sperare, con i tempi che corrono, scorgere ne i nostri
giovani riserve di sano patriottismo; è bello vederli impegnati
a meglio conoscere le proprie origini e le tradizioni plurisecolari
della vita con le luci e le ombre che la contraddistinguono.
Così meritano lode se intendono onorare i cittadini migliori,
noti e meno noti, che dentro e fuori delle proprie mura, nella vita
civile e religiosa, col pensiero e l'azione, bene meritando, fecero
onore alla propria terra.
Si sa; lo studio del passato nobilita lo spirito e sospinge a bene
sperare.
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