| "Piglia terra impastata con orina di cane e mettila sopra i porri, che tutti seccheranno ed anderanno via". Recita così uno dei tanti rimedi proposti in un curioso manoscritto, appena edito dall'infaticabile don Angelo Fanelli con il titolo Libro dei secreti veri: un ricettario conversanese del Settecento, nella collana Crescamus dell'Archivio diocesano di Conversano, dell'Archivio Capitolo della Cattedrale e della locale Biblioteca diocesana "D. Morea", per i tipi delle Arti Grafiche Scisci.
Il codicetto, come è detto nella dotta introduzione, è custodito gelosamenete da un privato ed è "sopravvissuto per una provvida cura affettiva che lo ha salvato dalle facili e consuete distruzioni moderne". Si tratta di un agile elenco di precetti riguardanti la salute, la vita domestica, il ludico e le conoscenze lunari. 1 secreti a cui fa riferimento il titolo del manoscritto indicano ciò che è nascosto anzitutto nella natura e poi dagli uomini stessi. La segretezza di questo sapere aveva molteplici moventi. Innanzitutto poteva essere un sottrarsi al controllo ecclesiastico, in secondo luogo un celarsi alla sorveglianza delle autorità politiche, in terzo luogo un evitare quello che il curatore definisce l'altezzosa spocchia che i dotti del tempo riservavano a queste precettistiche arcaico – rurali ed infine ad un possibile aumento di prestigio, che in ambito popolare, si riservava verso coloro che possedevano conoscenze segrete.
Questa raccolta di precetti appare anche quasi come un contraltare agli arcana dei ceti dominanti. Si legga il seguente consiglio per scoprire un qualche tesoro: "Si mena una moneta in qual si voglia parte oscura e poi si alluma una candela [ ... ], che si vedrà un montone di quella moneta, e di queste coglionerie vi sono studi pubblici in Ginevra", conclude sarcasticamente l'anonimo. Si legga poi quanto scrive a proposito delle "maggie ed altro che sembrano cose diaboliche: Sono tutte chiacchiere ma sol tanto sono tutte distrezze di mani, arte e virtù di certe composizioni e stromenti preparati per tal mestiere, che sembrano superstizioni ed arte diaboliche a chi non è noto l'arte il secreto" Ed ancora quanto altrove ritenga infondata e "truccata" ogni cabala lottologica. Il che sembra rimandare all'idea che le fortune non si realizzano magicamente - così come potevano credere masse di lazzaroni - ma grazie alla conoscenza ed alla intraprendenza umana.
La cornice del testo sembra voler ribadire la produttività del sapere umano capace di risolvere in modo apparentemente prodigioso molti problemi quotidiani, un sapere certo non "scientifico" (giusti i canoni galileiani), da custodire gelosamente non perché magico - esoterico, ma per volontà di monopolizzare il dominio.
Da una serie di indizi si può arguire che
Nicola Sciorsci autore
del codicetto proviene da un ambiente appena alfabetizzato, con un orecchio attento alla precettistica medica più popolare, ma anche capace di cogliere (e stravolgere) qualche elemento del sapere dei letterati. Il testo è interessante perché mostra che anche a livelli sociali più ampi si diffonde una cornice di disincanto, che evidenzia comunque una maturazione degli stessi strati sociali meno alfabetizzati.
L'interessante e meritoria pubblicazione del codicetto è accompagnata da un glossario medico, redatto dallo stesso don Angelo Fanelli, strumento indispensabile per la corretta comprensione del testo. |