Che la mostra comunità potesse vantare una nota quanto popolare tradizionale in campo musicale è sotto gli occhi di tutti.
Conversano, infatti, è nota - anche fuori della nostra regione – perché vanta, decenni, una grande formazione musicale: la sua celebre e celebrata landa.
Che la nostra comunità, invece, potesse vantare anche una tradizione, non modesta, quanto a presenza di organisti, di organari (cioè l'artigiano che ripara e/o fabbrica gli organi musicali), e quindi, di organi - sino a poco tempo fa - lo si poteva solo ragionevolmente ipotizzare. Ora la pubblicazione di Organi e organisti a Conversano tra il XVI e XX secolo (Scisci, Conversano 2008, pp. 72, euro 5) di Claudio Ermogene Del Medico ci offre la ricostruzione storica che ci permette di far divenire una ragionevole supposizione una concreta realtà con cui, però, d'ora in poi dover fare i conti.
Quanto era forse solo una mera anche se suggestiva ipotesi di lavoro, ora, questa è divenuta una realtà che si può, forse, considerare come il precedente, più illustre, che ha poi permesso la nascita, in seno alla nostra comunità, delle formazioni bandistiche cittadine che si sono formate quindi, quasi naturalmente, in quanto Conversano aveva una sua modesta tradizione anche in campo musicale.
Il Del Medico, infatti, dimostra (grazie alla documentazione che ha certosinamente scovato tra le 'carte' dell'Archivio Diocesano di Conversano e in quelle dell'Archivio Comunale di Conversano) che il primo organario che ha prestato la sua opera nella nostra città fu un certo Nicola De Spelli.
Questi, nel 1565, già operava in Conversano. Il che fa presupporre che gli organi di cui erano dotate le chiese e/o i monasteri di Conversano fossero di gran lunga preesistenti alla documentata presenza di Nicola De Spellis in Conversano Del Medico, poi inoltre, documenta che dopo il mastro dell'organo Nicola De Spellis, tra il XVI e il XX secolo, ben altri 14 organari offrirono le loro competenze professionale per far funzionare gli organi della Cattedrale, del cenobio di S. Benedetto, del monastero di S. Chiara e del Purgatorio.
Il Del Medico può, ulteriormente, documentare che il primo organo, di cui si può attestare l’esistenza in Conversano, risale al 1565. Che il primo organista della nostra Cattedrale, di cui si ha certa notizia documentale, è un ecclesiastico: don Antonio Cosmano che, operò, per l'appunto come organista nella nostra Cattedrale dal 1551 al 1562. Che a Conversano è documentabile una consolidata tradizione musicale: testimoniata dal ritrovamento di quattro antifonari pergamenacei quattrocenteschi: una tradizione che poi prosegue nel '500 con la realizzazione in Cattedrale di ben due organi. Che la prima composizione, per organo, composta per le funzioni religiose che si svolgevano nelle chiese della nostra comunità, scritte da compositori conversanesi, sino ad oggi sconosciuti, forse risalgono ai primi del '600. Che la prima ‘cappella musicale’ creata a Conversano è quella che funzionò, nella Cattedrale, a partire dagli anni 1552-1553. Ma il microcosmo - che sino a ieri ci era letteralmente ignoto - nel quale c'introduce il Del Medico non si limita a fornici le notizie che abbiamo poco più sopra riportato. Del Medico, infatti, documenta come alcuni conversanesi furono 'musici' castrati (cita: Paolo Castelli, Vitantonio Scattone e Tommaso Vignola). E che questi, pur nei loro piccolo, ebbero una certa notorietà. Infatti, Del Medico può riprenderne i loro nominativi da una recente pubblicazione scientifica. Del Medico poi può, per di più, assicurarci che uno degli evirati conversansi (il reverendo don Vitantonio Scattone) cantò, per il monastero di S. Chiara, insieme a don Como Tafaro, un mottetto: nel 1709. E che la preparazione musicale, che lo stesso don Vitantonio Scattone aveva conseguito dopo aver frequentato il Conservatorio musicale di Napoli, gli permise - per di più - di divenire l'organista titolare dello stesso monastero. Ma le singolari quanto piacevoli sorprese non sono finite.
Del Medico ci documenta, inoltre, che le monache cistercensi di S. Benedetto - anche in campo musicale - si son tenute all'altezza della loro celebrata fama.
Si sono, per l'appunto, fatto costruire un organo che aveva una doppia tastiera. La prima perchè venisse correntemente utilizzata dalla monaca organista, permettendole di farle rispettare la clausura. L'altra tastiera, invece, era stata fatta costruire perchè potesse essere utilizzata da un musicista, estraneo al convento, nel caso fosse venuta a mancare la monaca organista. Sicché le badesse mitrate di S. Benedetto riuscivano a non privarsi delle melodie del loro organo neanche quando la consorella musicista era ammalata.
Questa cavalcata tra '500 e '900 (che abbraccia i palcoscenici su cui si espresse quel microcosmo che Conversano ebbe il privilegio di far vivere) ci è ora rifatta vivere ad una accattivante narrazione. Una ricostruzione, quindi, che contribuisce a rendere, ancor più attraente, la rievocazione, documentata, dei più illustri precedenti musicali della nostra comunità.
Purtroppo - e non ci stancheremo mai di segnalarlo - anche in questa opuscolo, ospitato nella benemerita collana dei ‘Crescamus’ - mancano del tutto gli apparati paratestuali. Si salva (e non poteva non accadergli altrimenti) solo la splendida copertina. Sulla copertina vi è, infatti, riprodotto, a colori, un antifonario - di recente restaurato - che un tempo era custodito nell'Archivio Diocesano della nostra Città.
Per quanto più su sottolineato in ‘Organi e organisti a Conversano tra il XVI e XX secolo manca, inspiegabilmente, una paginetta dedicata a fornirci una sia pur essenziale indicazione della professione dell'autore. Non vi sono, malauguratamente, l'indice dei nomi e, quindi, poi pure l'indice analitico delle cose notevoli citate in Organi e organisti a Conversano tra il XVI e XX secolo’.
Insomma, gli apparati testuali (cioè tutto quello che sta intorno al testo) devono essere parsi all'autore - e forse precipuamente ai direttori dei 'crescamus' - degli accessori di poco o proprio nessun conto. Eppure sulla ineludibile necessità degli apparati testuali e la loro irrinunciabile presenza in un testo che voglia realmente assolvere alla sua più peculiare funzione (e, cioè, esser una perfetta macchina per far apprendere) si sono scritte centinaia di pubblicazioni!
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